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giovedì 28 agosto 2014

L'ultima settimana

Sono passati più di due mesi da quando ho lasciato l’America, ma per qualche motivo non sono mai stata in grado di mettermi seduta e scrivere questo post. Per certi versi ripensare agli ultimi giorni mi intristice ancora, per altri mi sembra che in questo modo metterei per sempre la parola fine a quest’anno. Però rimandare non ha senso, e prima di dimenticarmi tutto voglio lasciare un ricordo di questi ultimi giorni. Per evitare di scrivere un post lunghissimo lo divido in parti, enjoy :)

Credo vi avessi lasciato con l’ultimo giorno di Timo. Il giorno dopo, mercoledì, era il sedicesimo compleanno di Derrick e l’ho passato a casa di Sundas, mentre i miei e mio fratello si facevano una gita a Seattle. In quei giorni ero così con la testa tra le nuvole che mi sono completamente dimenticata di prendere un regalo per Derrick, che idiota. Mi sono sentita in colpa ma lui ci ha riso su, e ho rimediato con due giorni di ritardo.
Comunque come dicevo sono andata a casa di Sundas e abbiamo guardato un po’ netflix e chiacchierato, nulla di che. E’ stata l’ultima volta che ho visto Sunbal ma non lo sapevo, non essere stata in grado di dare l’addio a tutti è una delle cose che ho rimpianto di più.
Il giorno dopo era il fatidico giorno del servizio fotografico che io, Stefanie e Carla organizzavamo da più di un mese. Mi sono fatta dare un passaggio sulla macchina di Derrick per la prima e ultima volta e ci siamo trovati in quello che non oso definire centro della città, comunque una zona in cui c’è il parco, il fiume e qualche negozio. Il fotografo in mezz’ora ha fatto tantissime foto e poi una volta libere ci siamo andate a prendere un cupcake e ci siamo fatte un giretto nei dintorni. Abbiamo deciso di fare un servizio fotografico senza nessun motivo particolare, solo per avere qualche ricordo. Le foto ci sono costate $15 a testa e sono bellissime, quindi ne è ampiamente valsa la pena :)

 In ordine io, le mie gambe giganti, Carla e Stefanie

 Momenti strani con Stefanie hahahaha

<3 <3 <3



Dopo le foto abbiamo fatto un giretto a caso per l’uptown e poi siamo andate al mall, dove oltre a un po’ di shopping e junk food (che sta sempre bene in qualunque uscita <3) abbiamo comprato tre braccialetti uguali che abbiamo promesso di mettere sempre, io lo tolgo solo quando la doccia ed è sul mio polso anche ora. Suona come una cosa stupidissima, lo so hahaha ma alla fine è solo una semplicissima catenina di argento, non qualcosa di ridicolo con scritto “BFF”, e mi fa piacere pensare che ad Amsterdam e Barcellona le mie amiche lo stiano indossando.
Il giorno dopo, giovedì, è stato probabilmente uno dei giorni più divertenti degli ultimi mesi. Sono andata al parco dei trampolini con Larry e Carla, in pratica un posto dove i pavimenti sono coperti di tappeti elastici e ci sono canestri, piscine di cubetti di gomma e tutto quello che farebbe felice un bambino di dieci anni (o chi ha la mente di un bambino di dieci anni → noi). C’era anche un freshman rompipalle che Larry doveva portarsi dietro perché lo deve ospitare in questi giorni, ma ci siamo divertiti lo stesso.
Dopo un’ora lì siamo passati a prenderci un caffè e poi siamo andati a casa di Larry, dove semplicemente abbiamo fatto gli idioti per il resto del pomeriggio, non racconto nei dettagli perchè tanto sono cose che hanno senso solo per noi haha
Una cosa mi ha fatto quasi soffocare dal ridere è che a un certo punto ero seduta sul letto di Larry e hanno iniziato a colpirmi con dei palloncini, quindi io afferro un telefono, faccio finta di digitare un numero e urlo “911, help, I’m getting aroused!” per poi rendermi conto di quello che avevo appena detto solo quando ho visto Larry praticamente contorcersi dalle risate per terra.
Il punto è che in inglese “harrassed” vuol dire molestata (non in senso sessuale) mentre “aroused” vuol dire che mi sto eccitando (in senso puramente sessuale). Quando mi sono resa conto del lapsus era troppo tardi, e da allora ricevo battute sulla mia passione per i palloncini in continuazione. Sì, c'è tempo per le figure di merda linguistiche anche a due giorni dalla partenza hahaha
Comunque a un certo punto ho iniziato a ricevere snapchat da Derrick e Ale (fratello italiano) contenenti biscotti appena sfornati, quindi nel giro di un minuto e mezzo ci siamo fiondati sulla macchina di Larry e poi a casa mia. E’ incredibile come anche solo un tragitto di dieci minuti in macchina sia divertente con loro, mi mancano da morire.
Ed è tristissimo il modo in cui la nostra amicizia con Larry sia cresciuta così tanto solo nell’ultimissimo periodo, perché davvero sento che sia uno degli amici più sinceri che avessi lì.
Chi è appena tornato mi capirà e i futuri exchange mi capiranno nel corso dell’anno, ma la stragrande maggiorparte dei teenager americani sono persone davvero false, tutti sparlano di tutti ed è una continua ansia il preoccuparsi di cosa i tuoi amici pensino di te. Magari sono sfigata io e ho conosciuto solo persone di merda, ma dalla mia esperienza sono pochi i ragazzi che si scostino da questa categoria, e Larry è uno di questi.
  
Venerdì 13 era il mio terzultimo giorno in America, e visto che il 14 avevo in programma una festa di addio/compleanno (si, ho compiuto 18 anni l’ultimo giorno in America e sono partita la mattina dopo alle 3, sì) l’ho passato in giro per supermercati a procurarmi cose per la festa.
Il 14 Carla è arrivata un’ora prima degli altri a darmi una mano a preparare e il suo regalo è stata una lettera che mi ha fatto giurare di aprire solo sull’aereo, una cornice con una nostra foto in cap&gown il giorno della graduation e tantissime foto di noi due che ha stampato, è stato un regalo bellissimo :)
Mi ha aiutato a sistemare la musica e qualche cosa, poi alle quattro la gente ha iniziato ad arrivare. Avevo creato un evento su facebook per invitare tutti, ed a quanto pare è stata una pessima idea visto che un sacco di persone non hanno ricevuto l’invito. Non abbiamo fatto nulla di particolare e la gente continuava ad andare e venire, ma è stata una bella giornata. In totale si sono presentati Larry, Carla, Stefanie, Megan, Andre, Marissa, Erin, Katlyn, Sundas, Senna, Dante, Yuriy, Lexy, Schuyler, Chiara, una ragazza della mia classe di leadership che in realtà non avevo invitato e probabilmente qualcun altro che non ricordo, ma con tutti che andavano e venivano non eravamo mai in più di sei e gli unici che sono rimasti tutto il tempo sono stati Larry e Carla.
Ashley mi ha deluso moltissimo perché non è stata con me nemmeno un secondo, ma alla fine ormai con lei mi sono arresa da tempo. Avrei voluto che fossimo più amiche, ma a quanto pare non ce l’ho fatta, per quanto ci abbia provato. Derrick è stato con me e i miei amici tutto il tempo anche se non li conosceva, mentre Ashley pur essendo in casa è rimasta in cucina o in camera sua.
Quando siamo rimasti in pochi abbiamo messo un film, ma nessuno l’ha guardato per un secondo. Sono successe cose strane tra cui Erin che mi da come regalo un preservativo che finisce per diventare un arma con la quale lei e Katlyn si stavano schiaffeggiando hahaha
Comunque in sostanza ci siamo divertiti. Quando si è fatto buio siamo usciti, abbiamo acceso un fuoco e ci siamo mangiati qualche smore.
Alle dieci e mezza ho dovuto mandare via i pochi che erano rimasti, ovvero Yuriy e Dante, mentre Larry e Carla sono rimasti ad “aiutarmi” mentre finivo di preparare le valigie. Visto che dovevamo partire alle tre di mattina i miei hanno deciso di dormire un po’, soprattutto perché dovevamo guidare fino a Seattle, mentre io volevo finire di preparare e passare le ultime ore con i miei amici.
Finiti i bagagli quindi ho dovuto salutare la mia famiglia ospitante, ed è stato un momento orribile. Non solo perché è stato l’addio più difficile, ma anche perché sono rimasta un po' delusa per una faccenda di cui non parlerò per non mancare di rispetto a nessuno.
Siamo andati sulla macchina di Larry fino a casa di Carla e io credo di avere pianto per un’ora fin dall’inizio degli addii, stavo singhiozzando come un’idiota e non riuscivo assolutamente a smettere.
Siamo stati nella macchina di Larry fino alle due e mezza a fare nulla, prima con io e Carla in lacrime e poi a comportarci come se fosse un momento normale e non le ultime ore insieme. E’ una sensazione che semplicemente non si può nemmeno pensare di capire se non ci sei passato. La consapevolezza che sia tutto finito, tutto andato per sempre. Hai dato l’addio alla famiglia, la città, la scuola, tutti i tuoi amici, e ti aggrappi alle ultime ore che ti rimangono con delle persone che non vorresti mai perdere. Ti rendi conto che noi exchange students alla fine siamo tutti un po’ masochisti, perché tutti sapevamo che questo momento sarebbe arrivato ma siamo partiti lo stesso. Comunque a un certo punto è venuto il momento di salutare anche Carla, poi Larry mi ha portata sul "top of the universe", un punto panoramico dal quale si possono vedere tutte le Tri-Cities sul quale non ero mai stata. E’ stato un modo bellissimo di salutare la città, si vedeva tutto da Badger Mountain, le colline, il Columbia immerso nel buio e le luci di ogni casa.
Poi alle tre Larry mi ha riportata a casa e ho dovuto salutare anche lui.
I miei erano svegli e stavano già iniziando a caricare la macchina mentre la mia famiglia ospitante dormiva, con l’eccezione di Alinda che con una sua amica stava cercando di rimanere sveglia fino all’alba.
Ho lasciato la mia copia delle chiavi di casa su un foglietto sul quale li ho ringraziati, poi l’ho lasciato sul tavolo. Mi sentivo galleggiare in un sogno, camminavo per la cucina e ovunque mi girassi mi apparivano in testa mille immagini di vita quotidiana. Tutte le volte che ho fatto colazione appoggiata all’isola, in mano un panino al burro di arachidi e nell’altra il telefono a leggere i messaggi arrivati durante la notte dall’Italia. Le cene su quel tavolo, ogni sera alle sei, dal mio primo giorno a quelli in presenza dei miei genitori, mi sembrava di riuscire a ricordarle tutte. Le sere passate in salotto in compagnia di Derrick, con lui sdraiato sulla moquette a guardare qualcosa in tv e io a leggere o usare il cellulare, con quello che è diventato il mio secondo fratello e che nemmeno so se rivedrò mai più. I pomeriggi di primavera in giardino, i miei tentativi di preparare cibo italiano, i brevi momenti di studio. Il giorno in cui aveva nevicato e sono scivolata davanti alla porta della cucina mentre rientravo, con Alinda che rideva fino alle lacrime. Riuscivo a vedermi mentre facevo mille cose diverse nelle mie occupazioni di tutti i giorni, con le lacrime agli occhi e la consapevolezza che probabilmente era l’ultima volta a camminare tra le mura di quella casa. 
Poi è arrivato il momento di partire, abbiamo caricato tutto sulla macchina a noleggio e siamo saliti in macchina alla volta di Seattle.

mercoledì 21 maggio 2014

Il primo addio e pensieri su quest'anno

Oggi sono rimasta a casa e non ho fatto nulla tutto il giorno, quindi ho voglia di raccontarvi quello che è successo nell'ultima settimana (anche se ora che finisco il post ne è passata un'altra haha).
E' stato un weekend pieno, divertente e triste allo stesso tempo. Prima di tutto venerdì sono andata a vedere con Alissah e Carla lo spettacolo del drama club, il Mago di Oz. Non avevo mai visto il film e non avevo idea di cosa aspettarmi, e devo dire che sono davvero rimasta colpita. Dorothy era impersonata da Firen, host sister di Carla, che è stata bravissima. Di solito i musical mi annoiano ma loro sono stati così bravi che non farti piacere le canzoni e le coreografie sarebbe stato impossibile. Era tutto realistico ed originale, da Toto che è stato impersonato da un cane vero, al momento del tornado in cui c'erano attori che volavano al modo in cui hanno realizzato Oz, con tanto di macchina del fumo. Potendo lo andrei a vedere di nuovo, mi è piaciuto davvero tanto.

Cupcakes che vendevano durante lo spettacolo
con tanto di arcobaleno e le scarpe rosse, yum!

Sabato invece c'è stata una festa di addio per Levani, l'exchange student della Georgia (non quello inquietante, l'altro) che parte martedì. E' stato triste perchè è il primo exchange che non lascia l'America per sua scelta ma perchè effettivamente è finito l'anno. Non voglio che comincino a partire, non riesco a rendermi conto che ormai ci siamo, sta iniziando una catena di addii che non sono pronta a dare. La festa era divertente ma anche triste, sono tornata a casa con l'ultimo giro di passaggi verso le due di notte con la sorella ospitante di Levani che cosacazzoc'èdisbagliatoinlei stava messaggiando mentre guidava. E' stato deprimente soprattutto perchè c'era qualcosa tra me e lui, ma di questo facciamo che non ne parlo haha
Il giorno dopo io, Levani, Andre, l'altro Georgiano inquietante e qualche ragazza che non conosco più di tanto siamo andati al mall, ma visto che era la festa della mamma ed erano tutti occupati ho ottenuto un passaggio abbastaza tardi e sono dovuta tornare presto, sarò rimasta lì si e no un ora e mezza. Dopo un gelato da MyFroYo, alle sette i ragazzi avevano una cena quindi ho salutato Levani per l'ultima volta e sono tornata a casa. 
E' una sensazione così assurda che non riesco a sentirmi triste, non riesco a realizzare che è l'ultima volta che vedo quelli che partono, anche se razionalmente lo so non riesco ad essere triste sul serio. Mi rendo conto sempre di più che non sono capace di dare addii, non riesco a mettermi nell'impostazione mentale che mi fa capire che è l'ultima volta, non me ne rendo conto. Credo che andrò in crisi solo alla mia partenza, non oso immaginare quanto piangerò...
Ora che mi è stata sbattuta in faccia la realtà del fatto che siamo a metà Maggio, l'anno sta finendo e stiamo iniziando a tornare a casa mi rendo conto che non sono pronta a partire. Non sono pronta e non lo sarò mai, al pensiero che i miei genitori saranno qui in meno di venti di giorni mi gira la testa, non ce la faccio. Più quel maledetto 15 giugno si avvicina e più il pensiero mi fa stare male.
E' una cosa che si può capire solo quando la si prova, un mix di emozioni che contrastano tra di loro e che al pensiero mi fanno venire voglia di andare a piangere in un angolino.
Da una parte ovviamente mi manca l'Italia. Mi manca la mia famiglia, i miei amici, Milano, la mia scuola, la libertà del potere andare dove vuoi con i mezzi, l'indipendenza, le uscite del sabato sera, il non sentire di avere tredici anni. Mi manca tutto da morire, ed oltre a questo sono felice alla prospettiva di tornare a casa e rivoluzionare le cose. Sono cambiata, sono cresciuta in questi otto mesi più di quanto l'abbia fatto negli ultimi anni e i problemi che avevo prima mi sembrano risolvibili con uno schiocco di dita.
Magari non è una cosa che puoi vedere nel modo in cui mi comporto perchè alla fine sono sempre io, ma sono cambiata e ho una visione completamente diversa del mondo e di me stessa. Sono più sicura di me, più rilassata, meno paranoica e ansiosa. Quando la vita ti mette in una situazione in cui te la devi cavare con le tue forze impari cosa siano problemi veri, quelli da risolvere con le tue mani, e tutto il resto sembra una passeggiata. Quando penso al mio futuro, adesso so che quello che voglio è possibile, posso essere forte e devo solo sforzarmi per ottenere quello che voglio.
L'autostima che non avevo mai avuto è aumentata, so quello che valgo e questo mi da sicurezza. Ho imparato a volermi bene. Anche per le cose più stupide come l'aspetto fisico: sono ancora in grado di elencare una ad una tutte le parti del mio corpo ed almeno un motivo per cui non mi piacciono, ma semplicemente non lo faccio, perchè sto imparando a guardarmi allo specchio ogni giorno e volermi bene lo stesso. Mentre mi pettino alla mattina invece di guardare i segni della stanchezza o concentrarmi su quello che non mi piace mi sorrido, e so che è tutto quello di cui ho bisogno.
Non l'approvazione degli altri, non una vita fantastica, la prima cosa mi serve è l'amore di me stessa e io semplicemente me lo prendo.
Quest'anno mi ha dato così tanto, e l'ha fatto perchè la mia esperienza non è stata perfetta. Per quanto ci tenga a raccontarvi i momenti positivi che voglio ricordare, ci sono ovviamente stati anche quelli deludenti in cui mi sono sentita sola e lontana da tutto. Ma come ho letto da qualche parte, non impari ad essere forte finchè essere forte è l'unica scelta che hai. E io l'ho fatto, come tutti noi.
Se fossi finita in un posto in cui nel giro di una settimana ero piena di amici non avrei avuto bisogno di darmi una mossa e diventare più socievole. Avrei avuto un'anno più divertente? Sì, probabile, ma non sarei cresciuta, e questo vale con tutto il resto. Se avessi avuto la famiglia perfetta non avrei rimpianto la mia. Se fossi finita nel paese che mi fa completamente innamorare, non mi sarei innamorata dell'Italia. Non sono mai stata più patriottica di così, amo il mio paese in un modo che mai mi sarei aspettata. Sono fiera e grata di essere italiana, di venire dal paese più bello del mondo, e non rinnegherei mai la mia origine per nulla.
Se non avessi avuto continui problemi, non avrei imparato a darmi una mossa, rimboccarmi le maniche e risolverli. Oppure non risolverli, ricevere le conseguenze e una lezione. Se non mi fossi mai sentita sola non avrei mai capito il valore della vera amicizia. E' vero quando ti dicono che partendo scopri chi siano i tuoi veri amici perdendo gli altri, ma è anche vero che ora sono più decisa che mai a recuperare delle amicizie che avevo più o meno lasciato andare.
Quest'anno mi ha fatto crescere, cambiare. Sono ancora la ragazza che si lamenta per qualunque cazzata? Sì, ma quando ho un problema davvero mi rimbocco le maniche e lo risolvo, o almeno ci provo senza arrendermi. Sono ancora quella delle battute stupide, dei calzini con le tartarughe ninja, che si comporta da idiota nella quasi totalità del suo tempo ed è sempre in grado di dire e fare la cosa sbagliata al momento sbagliato? Sì, sono sempre io, ma con un bagaglio di esperienze diverso che non avrei potuto avere in un periodo di tempo così breve in nessun'altro modo.
Come posso lasciare il paese che mi ha dato tutto questo? Questa non è stata l'esperienza perfetta, ma è per merito suo che sono diventata ciò che sono adesso. Sono grata di avere avuto questa possibilità, e posso dire senza ombra di dubbio che è stata la decisione migliore che potessi mai fare. Quest'anno ha cambiato tutto, e continuerà a cambiare tutto anche in Italia, ma vorrei solo che non lo facesse ora, che avessi ancora tempo.
Non fraintendetemi, non voglio restare nelle Tri-Cities. Diciamocelo, non ho avuto molta fortuna a capitare nel mezzo del nulla, e ho perso il conto delle persone che mi hanno detto che sono dispiaciuti che ci siano così tanti exchange students bloccati qui.
Restare non avrebbe senso, la metà di quelli che conosco non ci sarebbe più, che tornino a casa o vadano al college, e io mi sentirei fuori posto. Non so nemmeno se voglio vivere in America un giorno, chi lo sa?
Ma non posso sopportare di lasciare tutto, questa ormai è la mia casa, e so che metà del mio cuore rimarrà sempre qui, bloccato in quest'anno. Non voglio dire addio a nulla, nemmeno le cose più stupide che fanno parte della mia vita e alle mia abitudini.
Ormai questa è la mia vita e quello che sono. Potrò tornare in Italia, ma sarò sempre un'exchange student. Non dimenticherò mai, porterò questi dieci mesi per sempre con me.
Avrò dei rimpianti, come li ho adesso, e mi sembra che il tempo rimasto per tutto quello che voglia fare sia troppo poco, ma questo mi ha insegnato che il tempo passa prima che possiamo rendercene conto, e dobbiamo solo buttarci.
Non sono perfetta, non metto in pratica tutto quello che dico, ma ci sto lavorando e per la prima volta sento che la mia vita è davvero nelle mie mani, sono piena di progetti e sogni e so cosa voglio da me stessa e dalla mia vita più chiaramente di quanto non abbia mai fatto.
Un'altra cosa di cui mi rendo conto è che nessuno di quelli che non sono partiti potra` mai comprendermi fino in fondo. E' stato un capitolo fondamentale della mia vita, ma tutte le persone importanti per me l'hanno perso e non potranno mai davvero rendersene conto. Sono sicura che ci sarà chi pensera` che il mio è stato un anno di vacaza, chi cercherà di sfruttarmi per i compiti di inglese e chi al mio ritorno mi avra` dimenticata, ma per qualche motivo questa prospettiva non mi fa ne caldo ne freddo.
Mi piace pensare che le cose andranno per il meglio ora che sono cambiata, ma per certi versi penso che il cambiamento he ho fatto rimarra` qui. Non potro` piu` abbandonare questa mia nuova visione del mondo e di me stessa, ma ogni tanto penso che tornando all'ambiente di cui sono partita anche io prima o poi tornero` a regredire, e questo mi fa paura.
Sono cosi` tante emozioni contrastanti che potrei stare qui a scrivere per la prossima settimana e probabilmente non mi spiegherei lo stesso come vorrei, ma c'e` almeno una cosa che so e che non posso ignorare, e cioe` che io non sarò mai più a casa. Potro` tornare in Italia, ma una parte di me rimarra` sempre qui. Non nelle Tri-Cities, ma in questo anno. E` questo il prezzo da pagare, e ne vale assolutamente la pena.
Mi manca Milano, sì, ma a giorni alterni l'idea di tornarci mi da una sensazione di claustrofobia. Conosco persone da tutti gli angoli del mondo, conosco una nuova lingua e nuove mentalità, sono entrata in contatto con altre culture e questo mi da solo voglia di continuare a viaggiare, di vedere cosa ci sia più avanti. Voglio viaggiare, imparare lo spagnolo, mi pento degli anni delle medie in cui non ho nemmeno fatto finta di imparare il Francese e sento il bisogno di vedere di più, di partire e scoprire altro. Sono fortunata e ho sempre avuto la possibilità di viaggiare, ma se penso agli anni scorsi nei quali dicevo ai miei genitori che non avevo voglia di vedere una città ma solo di stare a fare il bagno in qualche piscina di un villaggio turistico senza mai mettere il naso fuori mi viene voglia di prendermi a schiaffi. Penso a tutte le occasione che ho sprecato, ma ora almeno so che posso apprezzare la mia fortuna. Voglio andare in Africa a fare volontariato, mangiare sushi in Giappone, partecipare al carnevale in Brasile, andare in Corea anche se non ho la più pallida idea di cosa trovarci, vedere gli Universal Studios di Los Angeles, camminare sulla muraglia cinese, mangiare vero cibo indiano, fare surf in Australia e andare in tutti quei posti che non avevo mai sentito il bisogno di conoscere. Voglio sapere ogni lingua, andare in capo al mondo solo per vedere cosa ci sia e non limitarmi a farmi passare la vita davanti nell'appartamento milanese in cui sono cresciuta. 

Potrei scrivere per altre sei ore ma questo post è decisamente diventato troppo lungo, con questo cambio di discorso improvviso vi saluto. Grazie per i commenti e grazie alle ragazze che mi hanno contattata su facebook :)
-23 giorni

mercoledì 8 gennaio 2014

Christmas break vol. II

Dunque, vi avevo lasciati la sera di capodanno, poco prima di uscire.
Adesso sono un po' innervosita per via di due cose che non ho voglia di raccontare e visto che devo aspettare Ashley vi aggiorno un po'.
Per capodanno come ho già detto sono stata a casa di Marissa, si sono uniti a noi due ragazzi al primo anno di college e abbiamo passato la serata a guardare video e chiacchierare, nulla di scandaloso. Sui vari gruppi di exchange c'erano ovunque ragazzi che si lamentavano perchè erano da soli/senza alcohol, io non mi lamento. Non ho fatto il conto alla rovescia e non sono andata a una festa da coma etilico, ma d'altronde dovendo passare ogni santo anno il capodanno con i miei genitori non è stata una giornata al disotto dei miei standard. Gli exchange che continuano a lamentarsi rimpiangendo quello che avrebbero potuto fare in Italia davvero mi fanno cadere le braccia, sapevate che qui sarebbe stato diverso e che non potevate aspettarvi superfeste, a cosa vi serve lamentavi?
Comunque è stata una serata tranquilla. La mamma di Marissa mi fa morire perchè sembra essere convinta che sua figlia si droghi o qualcosa di simile, quindi ogni volta che qualcuno entra in casa inizia a chiedere "Hai dell'alcohol?" "Avete fumato?" "Marissa puoi venire qui che ti annuso l'alito?" "Are you high?"
Quando è stata informata che stavano arrivando due ragazzi ci ha detto che se avevano piercing li avrebbe sbattuti fuori e una volta saliti in camera ha farfugliato qualcosa sul non rimanere incinte. E il bello è che ai suoi tempi è rimasta incinta a diciassette anni...
Il primo dell'anno non ho fanno nulla perchè ero stanchissima, giovedì avrei dovuto andare al bowling con Andre e Chiara, quindi appena svegliata (all'una e mezza, sì) mi infilo sotto la doccia. Torno in camera in asciugamano, mi vesto e vado in bagno per asciugarmi i capelli, passo dal salotto e trovo il vuoto. Non so esattamente come sia successo, ma nei cinque minuti che ci ho messo a vestirmi tutti gli abitanti della casa sono usciti senza avvisarmi, quindi ciao ciao bowling
Rimango sempre perplessa quando succede. 
Venerdì avevo in programma di andare con Megan a fare babysitting a una famiglia che abita nel suo vicinato, ma dieci minuti prima la mamma ci ha informato di avere disdetto la cena ed è saltato tutto, evviva. Sono dunque andata da Marissa e ho dormito lì per la terza volta in una settimana e mezzo haha So che sono sempre da lei, ma davvero vive a uno sputo da me! Il giorno dopo sono andata al cinema a vedere The Wolf of Wall Street (Leonardo di Caprio <333), avevo invitato Ebba ma non poteva venire, sono quindi andata con... Marissa. Sorpresona. Bel film, anche se davvero confusionario e a tratti imbarazzante.
Domenica non ho fatto assolutamente nulla, inclusi i compiti. Huckleberry Finn, mi dispiace, tra di noi non può funzionare. Vai a casa e portati via anche Tom Sawyer, grazie.
Questo post non ha senso di esistere in realtà, lo pubblico a casaccio giusto perchè l'avevo scritto e appena risolvo una questione vi racconto di una cosa abbastanza scioccante che mi è successa. 
Futuri exchange students, pregate di non avere ISE come associazione partner, sul serio. Incrocio le dita per voi.

lunedì 11 novembre 2013

Halloween

In questo momento sono a US history e dovrei prendere appunti sui rapporti tra Stati Uniti America Latina ma la trovata di Mr. Mason di mettere musica durante le lezioni mi impedisce di concentrarmi sul libro, quindi cazzeggio un po' mangiando m&m's. (Sapete che in America puoi mangiare in classe e nessuno ha mai nulla da obiettare?) Sono reduce da Halloween, festività che gli americani prendono molto sul serio. È da settimane che ci sono decorazioni ovunque, Walmart ha tirato fuori i costumi e tutti organizzano feste. 
Il mio Halloween è iniziato martedì con una "festa" del French Club, ovvero semplicemente noi che dobbiamo portare il cibo e rimaniamo seduti tutto il tempo a giocare a bingo, che emozione. Ah, vi ho mai detto che la prof di francese è l'unico essere umano oltre a me che parli italiano nel raggio di chissà quanti chilometri? Devo dire che la prima volta che Ashley mi ha informata della presenza di un'altra italiana non sono rimasta molto colpita visti tutti gli americani (tanti, ve lo assicuro) che mi fanno "Cool, I'm italian too!" anche se poi salta fuori che non parlano italiano, non sono mai stati in Italia e le loro origini italiane si fermano alla nonna materna. 
Ecco, sto già divagando. Comunque avevo delle calzamaglie con ossa stampate sopra, una gonna nera a vita alta rubata ad Ashley e una canottiera con ossa. A metà festa io, Stefanie Carla siamo fuggite all'incontro informativo su cheerleading, ma questa è un'altra storia. 
Giovedì ad Halloween la scuola era mezza impazzita e io ero vestita come martedì. 

 Corridoi alla Richland High. Non si capisce più di tanto dalla foto, ma la carta sulle luci faceva davvero un inquietantissimo effetto unito alle pareti nere macchiate di sangue

In alto sinistra, davanti al banchetto del main office (dove devi andare a fare la giustificazione se sei in ritardo): "if you dare to be late you must accept your fate" AHAHAHAHAHA amo questa scuola, la amo.

Arrivata ho aperto l'armadietto per la prima volta da settimane cercando di infilarci dentro due crostate (dopo spiegherò il perchè) mentre i pochi studenti nell'edificio 3000 alle sette e mezza mi guardavano stupiti, e lasciatevi dire che è stato parecchio difficile visto che già conteneva qualcosa come quattro raccoglitori inutilizzati e il vaso di vetro dei fiori di Ali che non ho mai portato a casa. 
In caffeteria delle ragazze truccavano gli studenti da zombie, travestimento che la scuola aveva incoraggiato mettendo volantini ovunque. Giuro di non aver mai visto così tanti morti viventi in una volta sola.
Durante le lezioni oltre agli zombie ovunque ho avuto l'onore di trovare un teletubbies nella mia classe di fotografia, un Mr Mason/Indiana Jones, una Crudelia De Mon a child development, una ragazza bacon (sì, sul serio) a pranzo e tanti altri personaggi interessanti. Dopo scuola il green club si è riunito in cafeteria per una festicciola, quindi ho recuperato le mie crostate e una volta arrivata al tavolo ci siamo resi conto che nessuno aveva un coltello, evviva. In qualche modo siamo riusciti a mangiare comunque e mi sono allegramente rimpinzata di brownies, finta pizza e patatine, poi abbiamo giocato a un gioco in cui uno è un personaggio e deve indovinare la propria identità facendo domande, pretty funny. Finita la riunione del green club sono andata a casa di Sundas e Sumbal (vi avevo detto che Sundas, la ragazza che avevo conosciuto la seconda settimana in America è la presidentessa del green club?) per la parte migliore di Halloween, il trick or treating. Abbiamo intagliato una zucca a forma di Jack Skeletron chiacchierando un po', poi hanno invitato un'amica, ci siamo truccate, un altro ragazzo del quale ho dimenticato il nome ci ha raggiunte e siamo uscite.

Sei bellissimo Jack <33

Mentre io ero esaltata come una bambina di otto anni e ci mancava poco che mi mettessi a saltellare abbiamo iniziato il giro del quartiere, ogni dieci secondi chiedevo a Sundas "What's that?" tirando fuori caramelle americane che non avevo mai visto e che con la scusa di assaggiare mi sono messa a mangiare mentre ancora eravamo in giro, poi siamo passate dalla haunted house che la famiglia di Stefanie aveva messo su. Una sola parola: awesome.
Davvero, io vorrei trovare un modo di esprimere per bene cosa voglia dire entrare in questo modo nella cultura americana sperimentando una festa che in italia viene ignorata, ma semplicemente non c'è. Le facce sorridenti che si affacciano alle porte porgendoti caramelle e augurandoti buon halloween, il cuginetto di Sundas che si ritrae spaventatissimo quando mi avvicino a lui, il camminare nel bel mezzo della strada in compagnia di mostri, cowboys e alieni, l'infantile eccitazione nel sentire le tue caramelle che diventano sempre più pesanti, il cielo che si scurisce mano a mano che suoni tutti i campanelli del quartiere. E poi le case infestate, santo cielo. Okay, ho capito che gli americani hanno la mania delle decorazioni e spendono valanghe di soldi in futilità, però certe volte riescono davvero a stupirti.
Entrati dalla porta sotto al portico ci siamo ritrovati in un corridoio completamente nero con una luce bianca in stile discoteca che sparaflesciava dieci volte a secondo, ovunque ti girassi c'erano ragnatele, chiazze di sangue e ossa. Avanzando nel percorso attori vestiti da mostri e scheletri sbucavano all'improvviso per spaventarti, la parte divertente è che conoscendoli quasi tutti invece di sobbalzare ero tutta contenta a cercare invano di iniziare una conversazione sopra alla musica inquietante di sottofondo. Non ho bene capito chi sia stato a truccarli, ma hanno fatto davvero un lavoro grandioso. Più avanti c'era una tavola da pranzo alla quale ragazze vampiro tra le quali Megan mangiavano quello che mi pare fosse un corpo umano, Carla legata ad un carro che strillava "help me!" con un uomo incappucciato dietro di lei, una gabbia con qualcuno che strillava dentro, e alla fine del percorso uscivi dal portico e ottenevi le tue caramelle. Awesome.
Finito il nostro giro siamo tornate a casa e ci siamo messe a guardare il film di Lizzie McGuire. Si, sul serio. A quanto pare è qualcosa che tutte le ragazzine americane hanno visto ed essendo ambientato lì è in gran parte la fonte di quello che le americane pensano sull'Italia, quindi mi hanno detto che dovevo assolutamente vederlo anche se più che altro stavamo chiacchierando e iniziando a dimezzare le caramelle. Dopo non molto purtroppo è arrivata Paula e masticando milky way e butterfingers sono tornata a casa.
Il giorno dopo finita la scuola sono tornata di nuovo a casa di Sundas e siamo andate alla festa di halloween di Mallory, l'altra ragazza che avevo conosciuto in quell'uscita al bowling il mio secondo week end qui e con cui non avevo avuto più nessun contatto. Io ero uno scheletro per il terzo giorno di seguito (si, li ho lavati i vestiti) mentre Sundas era una principessa pachistana e Sunbal una jersey girl con tanto di collana gigante e pantaloni leopardati.


Dopo la festa siamo tornate in macchina con Senna (una ragazza simpaticissima che già conoscevo perchè era nella mia squadra nel powderpuff game) a casa di Sundas per poi dormire lì. Abbiamo parlato un sacco e anche se non vi racconterò di cosa essendo fatti abbastanza privati mi è piaciuto molto confrontarmi con lei, è strano sondare la mentalità musulmana in una ragazza americana e la ammiro perchè è davvero intelligente e ha un modo di pensare molto diversa dal solito, mi piace il modo in cui è così coerente con quello in cui crede anche se le sue idee non sono poi così comuni. Scoprire mentalità completamente diverse da quello a cui sei abituata è una delle parti dell'esperienza che mi piacciono di più, ti apre davvero la mente.
In ogni caso il mattino dopo sono tornata a casa e mi sono dovuta preparare di nuovo. Machecazzo, come è possibile che io che passo la vita qui a rotolarmi nel far nulla mi sia ritrovata incartata in tre feste nello stesso giorno? Non ho mai nulla da fare e quando c'è qualcosa di divertente in programma finisco per dovere rinunciare sempre a qualcos'altro, evviva. Le possibilità erano una festa con degli amici di Carla, un'altra con Erin e una a casa di Andre e per via di certi inconvenienti tecnici ho optato per Andre. Questa volta nel tentativo di fare qualcosa di più specifico ho cercato di imitare Lady Gaga e Rick Genest nel video di Born This Way, ritrovandomi con i capelli rosa. Che poi Lady Gaga nemmeno mi piace, ma dettagli.
Arrivata da Andre di nuovo mi sono stupita davanti all'esagerazione americana quando si tratta di decorazioni e mi pento di non avere foto. Tutte le finestre della casa erano coperte da quelli che credo fossero fogli di cartoncino con immagini inquietanti, alcuni neri con scritte help in rosso e mani insanguinate, altre con occhi che guardano la strada e via dicendo. All'interno era pieno di ossa, ragnatele, scheletri, oggetti che ridevano o urlavano quando ci passavi vicino. Vorrei dare un'idea più chiara del concetto di esagerazione, ma davvero mi riesce difficile, credetemi sulla parola.
Stefanie e Carla erano due hippie, (Carla tra l'altro stava usando i miei pantaloni afghani non avendo un costume) Andre e Lucas due zombie e tra gli ospiti erano presenti una mucca, un militare, Marilyn Monroe, cowboys, cameriere e chi più ne ha più ne metta.
Senza starvi a spiegare il motivo se devo dire la verità sono tornata a casa con il morale un po' sotto ai piedi per via di certe cose, ma come sempre da due mesi mi sono impedita di deprimermi e mi sono comunque divertita. Il momento migliore della serata è stato quando al piano di sopra abbiamo giocato a una versione alternativa del gioco dell'assassino, ovvero ognuno dei più o meno 25 partecipanti pescava una carta e due avevano il ruolo di ispettore e assassino. Con le luci spente (anche se si vedeva benissimo lo stesso) l'assassino doveva ucciderci senza farsi notare, il detective doveva scoprirlo e i morti si limitavano a giacere per terra nel modo più scenografico possibile, mentre tutti gli altri cercavano di essere inquietanti quanto la musica in sottofondo.
E questo è stato il mio Halloween, il primo e probabilmente ultimo della mia vita. Come ha detto Paula una sera vedendomi uscire di casa truccata da scheletro per la terza volta, "Sta solo cercando di recuperare 17 anni di halloween mancati".
E' stato grandioso, perchè sotto alle tante somiglianze tra gli Stati Uniti e l'Europa non è facile intravedere la vera America, quel paese fiero e unico in cui mi sono ritrovata a vivere e di cui ho avuto degli sprazzi così raramente. Ho visto la vera America nel momento in cui durante un temporale Derrick è corso fuori sotto la pioggia a salvare la bandiera, nel momento in cui ho messo per la prima volta piede alla Richland High, ogni mattina quando tutta la scuola si alza in piedi e con la mano destra sul cuore recita il giuramento, l'ho vista guardando negli occhi un americano che parla con fierezza del proprio paese e nelle facce sorridenti dei bambini travestiti da mostri.
E no, non mi sto innamorando dell'America come molti exchange fanno con il proprio paese ospitante, ma mi sto semplicemente innamorando di tutte le diversità che riesco a cogliere rispetto a quello alla quale sono sempre stata abituata, alla bellezza nascosta che c'è sotto a quello che gli ignoranti ritengono solo il paese dei fast food e della finta vita da serie tv.
Interrompendo il flusso di pensieri prima di ritrovarmi a scrivere quindici pagine adesso è tardi e devo spegnere, buonanotte Italia.

martedì 17 settembre 2013

Primo viaggio, prima partita, prima festa, primi amici

Sono le undici e sono seduta sul mio letto, bagnata fradicia dalla testa ai piedi. E sapete perchè? Perchè Andre e il ragazzo russo del quale non ricordo il nome sono due idioti. Ma facciamo un passettino indietro.

Sono qui da ormai tre settimane e mezzo. E' davvero assurdo pensarci, non mi sembra possibile che il tempo voli in questo modo e che quasi un decimo della mia esperienza sia già volato via. Voi penserete chissenefrega, dieci mesi sono tantissimi, ma non potete capire questa stranissima sensazione che si prova vedendoti la vita scivolare via con l'avanti veloce.
Sono rimasta a parlare dei primi tre giorni di scuola, il che vuol dire che sono indietrissimo e vi racconterò più o meno cosa è successo in tutto questo tempo, mi spiace ma davvero non ho mai tempo di scrivere!
Il primo week end sono andata con la mia hostfamily e Cleveland (il ragazzo di Ashley) a Silverwood, un parco divertimenti in Idaho. E' strano vedere come Cleveland sia a tutti gli effetti un membro della famiglia: viene sempre con noi se andiamo da qualche parte, insiste perchè io non paghi quando usciamo, lo ritrovo in casa la mattina presto a fare il cubo di rubik in cucina o a riparare qualcosa quando torno da scuola. Non so se è una cosa americana o dipende solo dalla mia famiglia, ma è bello vedere un rapporto così "alla luce del sole", senza imbarazzo davanti ai genitori e così naturale. Nel senso, io credo che non riuscirei ad andare con naturalezza alla fiera del paese con tutti i parenti del mio ragazzo o a un parco acquatico ridendo e scherzando con sua mamma, ma Cleveland tratta Derrick e Alinda come fossero suoi fratelli e sembra sempre a suo agio con tutti.
Credo che dipenda dal fatto che qui negli Stati Uniti le relazioni tra adolescenti vengono prese molto più sul serio che in Italia, da quanto ho visto io qui non esiste il "ci siamo baciati ma è solo un amico" "non so se mi piace, ci stiamo solo frequentando" o "non è niente di serio, è una storiella così".
Ma sto divagando, parlavo di Silverwood. Dunque, è stata una giornata divertente e sono stata sulla montagna russa più alta che abbia mai visto, non so con quale coraggio. Ho strillato con tutto il fiato che avevo in gola e una volta scesa non riuscivo più a fare funzionare le gambe, ma questi sono dettagli, suvvia.
Nel momento della foto io avevo le mascelle spalancate, Derrick fingeva di dormire, Cleveland cercava di dare un bacio sulla guancia ad Ashley che "sorrideva" (parole sue). Non so come funzioni in America, ma quello a casa mia è un urlo terrorizzato più che un sorriso hahaha
Comunque il giorno dopo Ali mi ha invitato ad uscire con lui e qualche altra persona conosciuta a scuola compreso il misterioso exchange brasiliano che non avevo ancora mai visto, ovvero Andre, che comunque non si è presentato perchè doveva andare a messa con la host family. Siamo andati al bowling dove ho conosciuto Sundas, una ragazza che dice dice di essere ossessionata dall'Italia e mi ha fatto un sacco di domande, sua sorella Sunbal che è nella mia classe di fotografia, una cheerleader della quale non ricordo il nome e Mallory, un'altra ragazza simpaticissima che ha iniziato a chiedermi cose come "Do you like asians hot guys?". Ogni volta che Mallory cercava di parlare con me Sundas le strillava "She's mine, take another exchange student!" hahaha le adoro. Abbiamo giocato un po', abbiamo fatto foto stupide in una cabina, abbiamo vinto un pupazzo orribile e con i punto guadagnati giocando abbiamo scelto come premio delle caramelle e dei glittery jewel tatoos, ovvero tatuaggi da principesse, che cosa matura <3
Mi hanno detto di cercarle il lunedì dopo per mangiare con loro e mi hanno invitato ad andare insieme all'homecoming (che ricordo essere a fine ottobre), peccato che il lunedì non ho trovato il loro tavolo da nessuna parte. Martedì ho trovato Sundas e ho mangiato con lei e Ali, ho conosciuto un suo amico ucraino dal nome impronunciabile e Andre, l'exchange brasiliano, la persona più estroversa sulla faccia della terra.
Nei giorni seguenti ho fatto abbastanza amicizia con Stefanie e ho iniziato a mangiare sempre con lei in quello che ormai è l'"exchange table" con me, lei, Lucas (dalla svizzera), Andre e Ali oltre alle amiche di Megan, hsister di Stefanie. Nonostante le incomprensioni linguistiche sono divertenti, riusciamo a capirci e scherzare sempre. Mi torna in mente l'episodio in cui Andre mi ha invitata ad andare all'homecoming con Ali e Ali con Andre, e quando al mio ironico "Sure!" Ali si è offeso e ha continuato a ripetere "What's wrong with me?" per dieci minuti abbiamo tutti riso fino alle lacrime.
Davvero, dovreste vedere Ali mentre cerca di esprimersi con il suo pesantissimo accento arabo, è uno spettacolo che fa morire. Lo ammiro perchè nonostante non sappia mai comportarsi per via del suo paese completamente diverso e le sue difficoltà linguistiche cerca sempre di essere socievole, anche se i risultati non sono sempre quelli sperati. Se senti un gruppo di persone ridere sguaiatamente in classe, in mensa o a una partita, una volta su tre ti giri e lo vedi in mezzo a loro.

La mia vita va avanti così, ho la mia routine, ho qualcuno con parlare più o meno in ogni classe, sto conoscendo gente e stringendo amicizia. Ho notato che più mi sento a mio agio con una persona meglio mi esprimo in inglese, e lentamente a piccole dosi sto mettendo via la timidezza.
Alla prima riunione dell'International Club ho rincontrato Sundas, ho conosciuto un bel po' di persone della quale ho già dimenticato il nome e ho finalemente conosciuto quasi tutti gli altri exchange. Siamo undici, dio mio. Undici!
Stefanie dall'Olanda, Ali dall'Arabia Saudita, Aurelienne dalla Francia, Lucas dalla Svizzera, Ebba dalla Svezia,  Carla dalla Spagna, Ive dalla Slovacchia, Andre dal brasile e altri due che sono nella squadra di football e quindi non ho mai visto. Sto dimenticando qualcuno, uhm.
Ive prende il mio stesso scuolabus al mattino, quindi ci sediamo sempre vicine a chiacchierare, finalmente mi sento sempre più integrata.
La settimana scorsa sono andata alla mia prima partita di football. Dovevo incontrarmi con Stefanie, quindi il mio hdad mi ha portato a scuola e io ho aspettato che lei arrivasse e mi mandasse un messaggio, visto che lei aveva il mio numero ma io non avevo il suo. E aspettato. E aspettato. E aspettato.
*deja-vu*
E aspettato. Per cinquanta minuti.
Non potevo contattarla in nessun modo e lei non arrivava. Ho chiesto a Ashley il numero di Megan ma non rispondeva. Tenevo davvero tanto a vedere il mio primo pep rally e la prima partita, ma mi sono limitata a stare seduta nel parcheggio per quasi un'ora vedendo ragazzi vestiti con i colori della scuola dirigersi in palestra. Ho sentito la musica iniziare, le urla, l'inno della Richland High, la gente che entrava correndo in ritardo, la musica che continuava e poi finiva, mentre io ero da sola seduta contro a un muro. Ammetto di avere pianto per la prima volta.
A chilometri da casa, con la host family a una partita di hockey e quindi senza la possibilità di tornare a piedi, senza sapere cosa fare mentre sentivo le urla e la musica del pep rally che avrei tanto voluto vedere mi sono sentita davvero sola per la prima volta. Sola, spaesata, senza la possibilità di tornare a casa o fare qualcosa che non sia aspettare ho davvero per la prima volta sentito la mancanza dei miei amici, quegli amici che non ti lasciano sola in un parcheggio cinquanta minuti.
Ho davvero avuto un piccolo attacco di homesick e un passante che mi ha vista mi ha offerto uno dei panino che stava portando. Americani.
Comunque a un certo punto Stefanie mi ha chiamata dicendomi che non era riuscita a farlo prima perchè aveva il mio numero sbagliato e siamo andate al campo, anche se ho perso il pep rally. La partita era fantastica, ma ancora migliore è tutto ciò che ci viene costruito intorno: l'orchestra, i numeri delle cheerleaders, il corpo di ballo, lo school spirit.
Lo school spirit è davvero una delle cose che mi piacciono di più degli stati uniti. Siamo seri, in Italia a quante persone interessa davvero della propria scuola? Baste guardare le pareti del Brera, i banchi inutilizzabili per i troppi tagli e le porte sfondate dei bagni per rispondere. Qui invece c'è un forte senso di appartenenza alla propria scuola, inni, persone che si dipingono la faccia e strillano come se stessero guardando una partita di serie A. Per i corridoi ci sono ovunque cartelloni con la scritta "welcome home" e frasi che incitano noi bombers (soprannome degli studenti che deriva dal nome della squadra di football), il simbolo della Richland High è stampato su qualunque cosa e tutti hanno felpe e magliette della scuola.
Venerdì sono stata di nuovo a un football game ma sinceramente non ho guardato la partita più di tanto. Sono arrivata con Derrick e una volta lì ho incontrato Carla, Eve e Andre; si sono poi aggiunti Ali, Lucas, Sunbal, il suo amico ucraino e un sacco di gente, e diciamo che abbiamo passato il tempo a chiacchierare e a tirarci ghiaccio (si, davvero) invece che guardare la partita. Ho anche conosciuto due senior, una ragazza simpaticissima che è con me a lit (When is the next international club meeting? You guys are so cool!), una ragazza della squadra di basket e altre persone random.
Domenica sono andata a una festa a casa di Andre, il che spiega perchè sono bagnata dalla testa ai piedi con i vestiti appiccicati addosso. Alla festa ho trovato Carla e Ive, con cui sto facendo molta amicizia in questi giorni, ovviamente Andre, la sua hsister e qualche altra persona che conosco. Lì ho anche conosciuto il russian dude che mi ha presa in braccio e si è lanciato in piscina e un altro po' di gente random.
A un certo punto dopo che Carla e Ive se ne sono andate mi sono trovata sola e mi sono messa a giocare a Just Dance con due completi estranei, cosa che un mese fa non mi sarebbe mai passata per la testa. Uno dei due comunque è un Junior nella mia scuola, si chiama Scott e abbiamo chiacchierato per un bel po', mi ha chiesto che lunch abbia ma siamo a orari diversi. Comunque mentre parlavo con lui sono stata afferrata a sorpresa dal ragazzo russo che mi ha presa in braccio e mi ha letteralmente lanciata in piscina con scarpe e tutto, chebello. Il punto è che entro dieci minuti dovevano venirmi a prendere i miei host parents in macchina, infatti dopo qualche minuto Derrick inizia a chiamare mentre io ero ancora nella fase nella quale tre persone diverse cercavano in tutti i modi di impedirmi di respirare.
Quando hanno iniziato a cercare di tirarmi dentro mentre in due mi tiravano fuori dalla parte opposta rischiando di strapparmi le braccia ho iniziato a strillare in italiano e credo di avere sentito una ragazza che chiedeva confusa "Is she talking in some another language?" hahahahaha
Scott, che si era eroicamente gettato in piscina con i pantaloni improvvisando quello che credo fosse un tentativo di un salvataggio mi ha aiutata a cercare le scarpe che in un primo momento ho tirato addosso ad Andre e Lucas, poi sono corsa via presentandomi davanti alla macchina dei miei hparents con i vestiti incollati addosso e le scarpe in mano, mentre Alinda rideva come un'idiota e Derrick continuava a ripetere cose come "Do you know how I feel? Dry".

Okay, senza stare a fare una telecronaca minuto per minuto il succo è che sono contenta di avere trovato degli amici, per quanto idioti, e sono nella fase di adattamento.
A scuola va tutto bene, i compiti non sarebbero tanti ma prendono un sacco di tempo per quel piccolo inconveniente chiamato lingua inglese che sembrerebbe perseguitarmi. Tralasciando il giorno della prima partita non ho avuto particolari momenti di tristezza, solo sensazioni di nostalgia che tendono a passare abbastanza in fretta, per fortuna. Nemmeno per un secondo mi sono pentita della scelta di partire o ho voluto tornare in Italia, gli unici dubbi che mi sono venuti sono sulla scelta degli Stati Uniti, ma questo post sta diventando troppo lungo per parlarne.
Parlando di argomenti inutili non mi sono ancora pesata, ho paura. Guardandomi allo specchio non mi sembro ingrassata, ma se penso a cosa ho mangiato in questo mese mi viene male.
Chiudendo la breve parentesi peso non so mai come concludere i post, au revoir devoandarepromettounaggiornamentoabreve