Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post

domenica 28 settembre 2014

Ritorno a casa

Non sono mai stata una persona da pianti, ma nell'ultimo periodo credo di essermi disperata più di quanto non abbia mai fatto in vita mia. La sera in cui sono partita ho pianto silenziosamente mentre salutavo con lo sguardo la città, fino ad addormentarmi. Sorridevo con gli occhi lucidi leggendo la lettera di Carla, che mi aveva dato al mio compleanno facendomi promettere di aprirla solo sull'aereo. Arrivati a New York, dove siamo stati quattro giorni, ho pianto in taxi con la testa contro il finestrino quando mia madre ha fatto un riferimento alla mia famiglia ospitante, e di nuovo sul cuscino quando in hotel è arrivata l’ora di andare a dormire. Sono stata tranquilla per i quattro giorni nei quali sono stata con la mia famiglia a New York, poi sono stata di umore orribile sull’aereo per Milano e quando per la prima volta, uscita dalla stazione centrale, ho rivisto la mia città. Pensavo che sarei stata felice di vedere Milano, ma mi sbagliavo. 
Sono arrivata a casa con una sensazione di intontimento e dopo avere fatto due passi in casa sono scoppiata a piangere di nuovo, per poi asciugarmi le lacrime e fare finta di nulla quando sono arrivati mia madre e mio fratello. La prima cosa che ho fatto è stata andare in camera mia e tirare fuori la bandiera americana intenzionata a metterla sulla parete, ma poi mi sono resa conto che è troppo grande e non c’è nemmeno la metà dello spazio necessario su nessun muro. Sono rimasta seduta sul letto con la bandiera in braccio per dieci minuti, senza osare metterla giù o fare nient'altro. Sono stata improvvisamente assalita dal fatto che ormai ero a casa, non era più quasi finita ma il mio anno si era concluso del tutto, per sempre, in quel preciso momento. Non avevo voglia di disfare i bagagli, vedere i miei amici italiani o nemmeno alzarmi dal letto, quindi ho scritto a Stefanie. Sono rimasta di umore nero per qualche ora, ma poi è arrivato a trovarmi un amico, che nonostante avesse avuto la terza prova di maturità quella mattina è montato su un treno (vive in Veneto) ed è venuto a trovarmi a sorpresa :)

Da lì è stato un crescendo, ho rivisto tutti i miei amici e nonostante la nostalgia ero di buon’umore, il periodo di crisi nera è andato solo dall’ultimo giorno ai primissimi in Italia. La cosa strana è che nella settimana prima della partenza ero così in ansia da non riuscire a dormire o mangiare, per quanto sembri esagerato. Ho passato notti a rigirarmi tra le coperte per ore e ore, senza riuscire a chiudere un occhio per il pensiero "ehy, tra tre giorni parti!" che continuava a farmi capolino in testa. L’insonnia è passata dopo la partenza (o forse si è solo camuffata da jetlag) mentre la sensazione di stomaco chiusissimo e contratto che già avevo prima di partire è andata avanti un bel po'.
I primi giorni la cosa più strana per me è stata sentire gente intorno a me che parlava italiano, mi ero completamente disabutuata all'idea che ci fossero altre persone che conoscono la lingua che per dieci mesi è stata solo ed unicamente nella mia testa. Mi sembrava impossibile che potessero essere così tante, ovunque, a parlare e capirsi a vicenda, non potevo fare a meno di fissare ogni passante italiano a New York e stupirmi che davvero ci fosse qualcuno che parla italiano al mondo e che non fosse solo la mia immaginazione. So che sembra una cazzata, ma vi assicuro che è una sensazione assurda.
Ho perso tutti i congiuntivi, e mio fratello me li ha fatti riprendere a forza prendendomi a sberle ogni volta che ne sbagliavo uno (grazie Ale <3). 
Nel primo periodo poi non riuscivo a frenare l'istinto di parlare in inglese. Se qualcuno mi rivolgeva la parola mentre ero distratta iniziavo la frase in inglese, oppure quando dovevo dire qualcosa velocemente tipo un "sorry" dopo avere pestato un piede a qualcuno in metropolitana. Parlando italiano mi saltano ancora in testa espressioni americane, e il non poterle usare è frustrante almeno quanto lo era non riuscirsi ad esprimere in italiano all'inizio. Ogni tanto traduco in mente dall'inglese all'italiano e i risultati sono sempre imbarazzanti, dal "lancio" detto invece di pranzo (lunch) e magazzino invece di rivista (magazine).
Comunque poi dopo una settimana a Milano sono partita per il mare. Mi sono goduta l’estate, tempo tremendo a parte, ho studiato molto più di quanto non avrei voluto e mantengo i contatti con l’America. Mi sento quasi tutti i giorni con Larry e Carla tramite whatsapp, e sempre con whatsapp parlo anche con Stefanie, anche se di meno. Su snapchat sento Derrick in continuazione e molto meno Ashley, ma tutto sommato me lo aspettavo. Tutti gli altri li sento un po’ meno, ma in qualche modo cerco di stare in contatto con tutti.L'America mi manca tanto, comè normale che sia. Ogni tanto vorrei essere ancora lì, vorrei che gli altri capissero come mi sento, o rimango triste quando vedo su facebook foto di persone che sono nella mia ex scuola o i miei amici americani che si divertono senza di me, ma immagino sia inevitabile. D'altra parte tante altre cose invece sono migliorate, dalle nuove amicizie, a un migliore rapporto con la mia famiglia e tanta motivazione e determinazione in più. Mi sento una persona più serena e più matura, sento di avere raggiunto un grande traguardo.
Ho fatto gli esami, ho ricominciato la scuola e sono contenta, sono decisa a uscire bene dal liceo e passare oltre. Non ho ancora progetti precisi sul cosa voglia fare, ma quest'anno mi ha aiutato moltissimo a farmi qualche idea sul mio futuro. A Natale io e Stefanie saremo a Barcellona da Carla, ci stiamo organizzando e dovrei comprare il biglietto aereo in questi giorni. Per quest'estate c'è un progetto ancora vaghissimo per una vacanza in treno in giro in Europa con anche Timo e tutti gli altri, sperando che sia realizzabile. Dopo quest'estate ancora non so, ho mille progetti che vanno dallo studio all'estero, a un anno sabbatico di volontariato ed esplorazione, a tante altre idee. Per ora voglio solo finire quest'anno e andare avanti qualunque cosa il futuro mi riserverà. 
Come dicono sempre gli Americani alla graduation, "It's the first day of the rest of my life".

venerdì 4 luglio 2014

Graduation e quasi l'ultima settimana

Avevo cercato di fare qualche post sugli ultimi giorni quando ero ancora in America, ma non ho letteralmente avuto un secondo di tempo. Ormai sono a Milano da qualche giorno ma prima di parlarvene voglio andare per ordine, vi lascio a questo post che avevo cominciato ma non ero riuscita a finire, sono in ritardissimo ma pazienza :)

Ciao gentaglia, come va?
Mi sono resa conto che inizio sempre i post come se fossero una lettera haha
Oggi sono contenta ma mi sento un po' giù perchè manca troppo poco tempo, quindi ho voglia di scrivere.
Vi avevo lasciato qualche giorno fa alla fine della scuola, il giorno prima che i miei arrivassero. Giovedì ho avuto la terza e ultima esercitazione per la graduation al toyota center, quindi anche se era il mio primo giorno di vacanza mi sono dovuta svegliare relativamente presto, per fortuna Yuriy mi ha dato un passaggio e non ho dovuto prendere il pulmino alle sei.
E' stata abbastanza noiosa, hanno fatto sfilare le prime file per farci capire come funzionasse poi il vice preside si è lanciato in una competizione tra gli studenti: eravamo divisi in due file con un corridoio in mezzo (mentre noi exchange students eravamo in una fila a parte sul lato destro) e lui con delle domande cercava di stabilire quale lato fosse il migliore. Ha chiesto a turno ai ragazzi dei due lati di alzarsi se erano stati più di una volta nel suo ufficio, se suonassero uno strumento, se fossero in una classe AP ecc. A un certo punto ha chiesto di alzarsi a chi conoscesse più di una lingua e tutta la nostra fila si è alzata, tutti sono scoppiati a ridere e ci hanno applaudito hahaha
Dopo la prova sono andata con Ashley a mangiare da subway, poi siamo passate a prendere un caffè da starbucks e ci siamo fatte un giretto al mall. Avevo ordinato un vestito per la graduation una vita fa e visto che non è mai arrivato volevo vedere se ne trovavo un altro carino, e da pacsun ne ho preso uno davvero bello che era stato scontato da 35 dollari a 6 <333333
Quando sono tornata a casa ho trovato il vestito sparito sul mio letto, ovviamente era arrivato proprio quel giorno, ma alla fine è valsa la pena prenderne un altro.
Verso le nove e mezza di sera doveva arrivare la mia famiglia, e giuro che le precedenti tre ore sono state le più lunghe della mia vita. Da quando sono arrivati a Seattle ho continuato a mandare messaggi vocali a mia mamma su whatsapp, e negli ultimi quaranta minuti ero mezza impazzita (qual'è il modo migliore per tradurre freaking out in italiano?)
Andavo avanti e indietro con Alinda per tutta la via fino alla fermata del bus, poi mi sono messa ad aspettare fuori dalla porta mentre la mia host family continuava a ridere e dirmi che sembravo drogata. Sono corsa in contro alla macchina sbagliata una volta ma poi finalmente sono arrivati e giuro che non ero mai stata così felice di vederli, anche se è stato un po' uno shock. Mio fratello era più alto del previsto, barbuto e non so come sia possibile ma ha cambiato voce di nuovo, mentre i miei genitori sono sempre gli stessi.


Papà <3


E' stato strano vederli cercare di comunicare con la mia host family. Quando andiamo all'estero mio padre è sempre quello che sa parlare inglese, e quel giorno per la prima volta mi sono resa conto che invece ha un accentaccio, anche se mia mamma è peggio haha
 
Il giorno dopo, venerdì, era il giorno della graduation. Al mattino abbiamo avuto avuto a scuola senior breakfast e senior assembly, in pratica ciambelle gratis e un'assemblea celebrativa per noi seniors <3
All'assemblea hanno riconosciuto seniors meritevoli, dai vari presidenti dei club (Ashley compresa) agli atleti, poi hanno chiamato anche gli exchange students. Ci hanno dato le nostre bandiere ed eravamo in fila davanti a tutta la scuola in mezzo alla palestra, poi ci chiamavano per nome e paese e dovevamo fare un passo avanti, tutti hanno strillato e applaudito in modo impressionante, non me lo aspettavo. Ero così emozionata che stavo tenendo la bandiera al contrario, che cretina hahaha
Era il modo della scuola di dare l'addio a tutti i seniors, e quando è finita i prof hanno creato un tunnel in mezzo alla quale siamo passati per poi uscire un'ultima volta.


Non fate caso alle teste in mezzo, quello è il tunnel con i prof che porta all'uscita


Nel tragitto ho abbracciato Mr. Murphy e Mr. McDonald, è stato un momento abbastanza toccante anche perchè di sottofondo c'era counting stars, la canzone della classe del 2014.
Usciti ci siamo diretti vicino ai campi da tennis, dove il muro che sta in mezzo al prato era stato dipinto di verde con un gigantesco "class of 2014" in giallo.





Dopo che tutti l'hanno firmato io e Ashley siamo tornate a casa.
Alle sette c'è stata la graduation. Siamo arrivate un po' prima, mi sono infilata cap&gown e ho avuto tempo per un po' di ansia.

 Io ed Ashley fuori dal Toyota Center
Exchangers prima della cerimonia. In ordine Lukas, Carla, Andre, Io, Aureliane e Stefanie, non sono sicura di dove fossero gli altri due. Non siamo riusciti ad ottenere nemmeno una foto tutti insieme haha


La cerimonia è stata infinita. E' partita con alcuni e studenti e professori che hanno fatto dei discorsi, e già da lì si poteva notare la differenza tra Italia e America. I prof hanno parlato di quanto fossero fieri della classe del 2014 e di quanto anche gli studenti gli abbiano insegnato tanto, i ragazzi ringraziavano i professori e parlavano del liceo come anni bellissimi di crescita, pieni di fierezza per la nostra scuola e impazienza per il futuro. Un ragazzo ha parlato di quanto sia difficile coordinare scuola, lavoro, amicizie ed attività extrascolastiche mentre faceva il giocoliere con tre palline.
Dopo i discorsi noi exchange students siamo stati chiamati sul palco e uno alla volta hanno detto il nostro nome e paese per poi darci un diploma onorario.

So che non si vede nulla, ma questi eravamo noi sul palco

E' stato un momento di un'emozione unica, con tutti che applaudevano per noi, non capivo più nulla. Dopo tutti i senior sono stati chiamati uno ad uno, ed è stato un processo davvero interminabile. Alla fine della cerimonia c'è stato il lancio dei cappelli e poi basta, la nostra esperienza nella scuola americana è finita per sempre. E' stato strano perchè sentivo che Ebba e Ali avrebbero dovuto essere lì con noi...



E' stata un'emozione grandissima, non cercherò nemmeno di descriverla. Come durante l'ultimo giorno di scuola si mischia l'emozione del ce l'ho fatta e il è finita per sempre. Tutti sorridono e ti abbracciano, ti fanno i complimenti e ti dicono che sono fieri di te. Finita la cerimonia siamo usciti e nel prato fuori c'era un migliaio di persone, con tutti che si abbracciavano, salutavano, piangevano e facevano foto. Ho trovato anche qualche junior come Schuyler ed Erin. Dopo tutti gli abbracci e i saluti siamo tornati a casa.
Non ricordo se la sera stessa o il giorno dopo, ma abbiamo avuto il senior party. Ci sono andata con Ashley poco prima di mezzanotte e lì ho incontrato Carla, Aureliane, Stefanie e qualche americano; dal modo in cui veniva pubblicizzato dall'inizio dell'anno e dal fatto che l'ingresso mi è costato trenta dollari mi aspettavo grandi cose, e invece no. Era nella palestra della scuola (ndr: edificio gigante con tre palestre dentro), il tema “night on the beach” o qualcosa del genere  e c'erano palme di cartone e decorazioni un po' ovunque. All’ingresso ricevevi una busta con qualche omaggio per cose in città che non userò mai e dei punti per iniziare a giocare nelle varie sale, infatti c'era un casinò, una sala del bingo e altre cose, più punti vincevi più possibilità avevi di vincere premi alle estrazioni della lotteria. C'era cibo gratis ma faceva un po' schifo e la serata era abbastanza noiosa, inoltre non ho vinto nulla se non delle caramelle disgustose che ho dato a mio fratello.
Verso le due di mattina nella palestra piccola è iniziato uno spettacolo di ipnosi diretto da un tizio che avevo visto al country fair. Parecchi volontari si sono fatti "ipnotizzare" da questo tizio che li ha fatti ballare e fare qualche cosa ridicola, ma era chiarissimo che stavano fingendo tutti, lo spettacolo è durato decisamente troppo ed è diventato particolarmente noioso verso la fine. Dopo l'ipnosi hanno consegnato altri premi come assegni da 2000 dollari, iPads, computers con touch screen e altre cose del cui ovviamente non ho vinto nulla.
La festa doveva finire alle tre del mattino, ma quando siamo usciti erano le quattro e c'era già luce, e Ashley doveva andare a lavorare la mattina dopo hahaha
Nei giorni seguenti non ricordo esattamente cosa abbia fatto, ma sono uscita con i miei un paio di volte per fargli vedere il fiume e le Tri-Cities (come se ci fosse qualcosa da vedere...) e con i miei amici, comunque ero sempre fuori e la cosa mi fa un sacco piacere.
Sabato c'è stato il graduation party di Cleveland ed Ashley a casa di Cleveland, ero invitata anche a qualche altro ma alla fine non ci sono andata. Paula mi ha fatto la sorpresa di festeggiare anche me, c'era un cartellone di mie foto di quest'anno e una torta con il mio nome :)


I denti blu sono per via di una granita al mirtillo #dontjudgeme


Domenica sono andata con Carla a prendermi un caffè da starbucks ma per via di un incidente era saltata la corrente in tutti i negozi della strada, quindi ci siamo ritrovate a camminare sotto il sole per tre ore cercando un posto in cui mangiare e fare un giro a caso da Target per stare in un posto con l'aria condizionata.
Lunedì era l'ultimo giorno di Timo, quindi siamo usciti tutti insieme per salutarlo. Ci siamo trovati da Maui's apple (un posto dove fanno frozen yoghurt) con lui, Carla, Chiara (l'altra italiana) e Charlotte (ragazza tedesca), e siamo stati raggiunti dopo da Andre, Larry, Liliana (amica di Chiara che avevo già visto qualche volta), Luka il georgiano inquietante e un ragazzo messicaneggiante che ogni tanto si siede con noi a pranzo e di cui mi sfugge il nome. Ci siamo presi un gelato, abbiamo cazzeggiato un po' e poi siamo andati a piedi al fiume. Nella passeggiata sono stata con Larry e Carla ridendo e parlando tutto il tempo. Ero già amica stretta di Carla, ma ultimamente stavo legando tantissimo con Larry e mi dispiace da morire che sia successo solo nell'ultima settimana, qualunque cosa faccio non riesco a non pensare al fatto che dovrò abbandonare tutti. Giuro che non so come farò senza di Carla, le voglio un bene infinito e mi mancherà da morire. Mi riesce difficile immaginarmi in una situazione in cui non posso chiamarla e darci appuntamento per prendere un caffè a caso, non so come farò senza la sua allegria e i suoi tentativi falliti di parlare italiano, e lo stesso vale per Stefanie. Mi spezza il cuore l'idea di lasciare indietro tutte queste amicizie che ho coltivato con così tanto tempo e fatica, e parlo anche di Marissa, Erin, Larry, Timo, Schuyler o Derrick, Ashley e Paula. E' un'idea insopportabile, non riesco a contenere la tristezza.
Comunque non parliamone adesso, sto cercando di restare positiva. Quella sera ho mangiato da Texas Roadhouse con le mie due famiglie, è stato divertente. Paula e mia mamma hanno iniziato a rendersi conto di quello che io so dalla prima settimana qui, ovvero che Derrick e mio fratello Ale sono la stessa persona, due gemelli separati alla nascita. Hanno lo stesso tipo di comportamento, umorismo e modo di infastidirmi, forse è per quello che mi sono sentita a mio agio con lui fin da subito. Magari non mi sono inserita nella mia famiglia ospitante a tal punto da sentirmi completamente parte di loro ma sul fatto che Derrick ormai sia mio fratello non c'è dubbio. Voglio a quell'idiota un bene infinito ed è una delle persone che mi mancherà di più, anche se più torno su questo argomento più non riesco a farmi venire in mente qualcosa che non mi mancherà. 
Me ne rendo sempre più conto in questi giorni e l'idea mi terrorizza, non so come sia possibile che Stefanie e Carla dicano di essere pronte per tornare, io non potrei mai esserlo nei prossimi mille anni. Eppure è così, la presenza dei miei genitori qui e la data di ritorno che si avvicina mi dicono di darmi una mossa e iniziare a preparare le valigie. Nello stesso modo in cui quando cadi o prendi una botta hai quel secondo in cui te ne rendi conto prima che parta il dolore, riesco già a sentire lo shock culturale e il 15 giugno che mi arriva addosso violentemente. E parte del dramma è il fatto che nessuno che non ci sia passato può capire. Gli exchange futuri che sono nell'impostazione mentale della partenza magari possono averne una vaga idea, ma non la famiglia o gli amici in Italia. E la prova è il fatto che non parlano di nient'altro, ormai appena prendo il telefono trovo messaggi pieni di "Quando torni?" "Tra poco ci vediamo <3" "Sono così felice che stai per tornare!"
Lo so che non capiscono cosa voglia dire, ma ognuno di quei messaggi è uno schiaffo in faccia. Lo so che sto tornando, non ho bisogno che me lo ricordate. Non dieci volte al giorno. Non ci voglio pensare, vi prego, vi prego, evitate. E' la cosa peggiore che possiate dire.
Comunque cerco di prenderla con filosofia, almeno in questi giorni sono piena di cose da fare e sono circondata da amici che mi vogliono bene e mi danno supporto :)
Mi rendo conto di essere fortunata, fortunatissima. Come mi dicono tutti dall'Italia, prima o poi doveva finire. E anche se mi arrabbio sempre quando lo leggo, è la verità. Quindi cerco di caricarmi di energia positiva e vivere questi ultimi giorni al massimo :)

mercoledì 21 maggio 2014

Il primo addio e pensieri su quest'anno

Oggi sono rimasta a casa e non ho fatto nulla tutto il giorno, quindi ho voglia di raccontarvi quello che è successo nell'ultima settimana (anche se ora che finisco il post ne è passata un'altra haha).
E' stato un weekend pieno, divertente e triste allo stesso tempo. Prima di tutto venerdì sono andata a vedere con Alissah e Carla lo spettacolo del drama club, il Mago di Oz. Non avevo mai visto il film e non avevo idea di cosa aspettarmi, e devo dire che sono davvero rimasta colpita. Dorothy era impersonata da Firen, host sister di Carla, che è stata bravissima. Di solito i musical mi annoiano ma loro sono stati così bravi che non farti piacere le canzoni e le coreografie sarebbe stato impossibile. Era tutto realistico ed originale, da Toto che è stato impersonato da un cane vero, al momento del tornado in cui c'erano attori che volavano al modo in cui hanno realizzato Oz, con tanto di macchina del fumo. Potendo lo andrei a vedere di nuovo, mi è piaciuto davvero tanto.

Cupcakes che vendevano durante lo spettacolo
con tanto di arcobaleno e le scarpe rosse, yum!

Sabato invece c'è stata una festa di addio per Levani, l'exchange student della Georgia (non quello inquietante, l'altro) che parte martedì. E' stato triste perchè è il primo exchange che non lascia l'America per sua scelta ma perchè effettivamente è finito l'anno. Non voglio che comincino a partire, non riesco a rendermi conto che ormai ci siamo, sta iniziando una catena di addii che non sono pronta a dare. La festa era divertente ma anche triste, sono tornata a casa con l'ultimo giro di passaggi verso le due di notte con la sorella ospitante di Levani che cosacazzoc'èdisbagliatoinlei stava messaggiando mentre guidava. E' stato deprimente soprattutto perchè c'era qualcosa tra me e lui, ma di questo facciamo che non ne parlo haha
Il giorno dopo io, Levani, Andre, l'altro Georgiano inquietante e qualche ragazza che non conosco più di tanto siamo andati al mall, ma visto che era la festa della mamma ed erano tutti occupati ho ottenuto un passaggio abbastaza tardi e sono dovuta tornare presto, sarò rimasta lì si e no un ora e mezza. Dopo un gelato da MyFroYo, alle sette i ragazzi avevano una cena quindi ho salutato Levani per l'ultima volta e sono tornata a casa. 
E' una sensazione così assurda che non riesco a sentirmi triste, non riesco a realizzare che è l'ultima volta che vedo quelli che partono, anche se razionalmente lo so non riesco ad essere triste sul serio. Mi rendo conto sempre di più che non sono capace di dare addii, non riesco a mettermi nell'impostazione mentale che mi fa capire che è l'ultima volta, non me ne rendo conto. Credo che andrò in crisi solo alla mia partenza, non oso immaginare quanto piangerò...
Ora che mi è stata sbattuta in faccia la realtà del fatto che siamo a metà Maggio, l'anno sta finendo e stiamo iniziando a tornare a casa mi rendo conto che non sono pronta a partire. Non sono pronta e non lo sarò mai, al pensiero che i miei genitori saranno qui in meno di venti di giorni mi gira la testa, non ce la faccio. Più quel maledetto 15 giugno si avvicina e più il pensiero mi fa stare male.
E' una cosa che si può capire solo quando la si prova, un mix di emozioni che contrastano tra di loro e che al pensiero mi fanno venire voglia di andare a piangere in un angolino.
Da una parte ovviamente mi manca l'Italia. Mi manca la mia famiglia, i miei amici, Milano, la mia scuola, la libertà del potere andare dove vuoi con i mezzi, l'indipendenza, le uscite del sabato sera, il non sentire di avere tredici anni. Mi manca tutto da morire, ed oltre a questo sono felice alla prospettiva di tornare a casa e rivoluzionare le cose. Sono cambiata, sono cresciuta in questi otto mesi più di quanto l'abbia fatto negli ultimi anni e i problemi che avevo prima mi sembrano risolvibili con uno schiocco di dita.
Magari non è una cosa che puoi vedere nel modo in cui mi comporto perchè alla fine sono sempre io, ma sono cambiata e ho una visione completamente diversa del mondo e di me stessa. Sono più sicura di me, più rilassata, meno paranoica e ansiosa. Quando la vita ti mette in una situazione in cui te la devi cavare con le tue forze impari cosa siano problemi veri, quelli da risolvere con le tue mani, e tutto il resto sembra una passeggiata. Quando penso al mio futuro, adesso so che quello che voglio è possibile, posso essere forte e devo solo sforzarmi per ottenere quello che voglio.
L'autostima che non avevo mai avuto è aumentata, so quello che valgo e questo mi da sicurezza. Ho imparato a volermi bene. Anche per le cose più stupide come l'aspetto fisico: sono ancora in grado di elencare una ad una tutte le parti del mio corpo ed almeno un motivo per cui non mi piacciono, ma semplicemente non lo faccio, perchè sto imparando a guardarmi allo specchio ogni giorno e volermi bene lo stesso. Mentre mi pettino alla mattina invece di guardare i segni della stanchezza o concentrarmi su quello che non mi piace mi sorrido, e so che è tutto quello di cui ho bisogno.
Non l'approvazione degli altri, non una vita fantastica, la prima cosa mi serve è l'amore di me stessa e io semplicemente me lo prendo.
Quest'anno mi ha dato così tanto, e l'ha fatto perchè la mia esperienza non è stata perfetta. Per quanto ci tenga a raccontarvi i momenti positivi che voglio ricordare, ci sono ovviamente stati anche quelli deludenti in cui mi sono sentita sola e lontana da tutto. Ma come ho letto da qualche parte, non impari ad essere forte finchè essere forte è l'unica scelta che hai. E io l'ho fatto, come tutti noi.
Se fossi finita in un posto in cui nel giro di una settimana ero piena di amici non avrei avuto bisogno di darmi una mossa e diventare più socievole. Avrei avuto un'anno più divertente? Sì, probabile, ma non sarei cresciuta, e questo vale con tutto il resto. Se avessi avuto la famiglia perfetta non avrei rimpianto la mia. Se fossi finita nel paese che mi fa completamente innamorare, non mi sarei innamorata dell'Italia. Non sono mai stata più patriottica di così, amo il mio paese in un modo che mai mi sarei aspettata. Sono fiera e grata di essere italiana, di venire dal paese più bello del mondo, e non rinnegherei mai la mia origine per nulla.
Se non avessi avuto continui problemi, non avrei imparato a darmi una mossa, rimboccarmi le maniche e risolverli. Oppure non risolverli, ricevere le conseguenze e una lezione. Se non mi fossi mai sentita sola non avrei mai capito il valore della vera amicizia. E' vero quando ti dicono che partendo scopri chi siano i tuoi veri amici perdendo gli altri, ma è anche vero che ora sono più decisa che mai a recuperare delle amicizie che avevo più o meno lasciato andare.
Quest'anno mi ha fatto crescere, cambiare. Sono ancora la ragazza che si lamenta per qualunque cazzata? Sì, ma quando ho un problema davvero mi rimbocco le maniche e lo risolvo, o almeno ci provo senza arrendermi. Sono ancora quella delle battute stupide, dei calzini con le tartarughe ninja, che si comporta da idiota nella quasi totalità del suo tempo ed è sempre in grado di dire e fare la cosa sbagliata al momento sbagliato? Sì, sono sempre io, ma con un bagaglio di esperienze diverso che non avrei potuto avere in un periodo di tempo così breve in nessun'altro modo.
Come posso lasciare il paese che mi ha dato tutto questo? Questa non è stata l'esperienza perfetta, ma è per merito suo che sono diventata ciò che sono adesso. Sono grata di avere avuto questa possibilità, e posso dire senza ombra di dubbio che è stata la decisione migliore che potessi mai fare. Quest'anno ha cambiato tutto, e continuerà a cambiare tutto anche in Italia, ma vorrei solo che non lo facesse ora, che avessi ancora tempo.
Non fraintendetemi, non voglio restare nelle Tri-Cities. Diciamocelo, non ho avuto molta fortuna a capitare nel mezzo del nulla, e ho perso il conto delle persone che mi hanno detto che sono dispiaciuti che ci siano così tanti exchange students bloccati qui.
Restare non avrebbe senso, la metà di quelli che conosco non ci sarebbe più, che tornino a casa o vadano al college, e io mi sentirei fuori posto. Non so nemmeno se voglio vivere in America un giorno, chi lo sa?
Ma non posso sopportare di lasciare tutto, questa ormai è la mia casa, e so che metà del mio cuore rimarrà sempre qui, bloccato in quest'anno. Non voglio dire addio a nulla, nemmeno le cose più stupide che fanno parte della mia vita e alle mia abitudini.
Ormai questa è la mia vita e quello che sono. Potrò tornare in Italia, ma sarò sempre un'exchange student. Non dimenticherò mai, porterò questi dieci mesi per sempre con me.
Avrò dei rimpianti, come li ho adesso, e mi sembra che il tempo rimasto per tutto quello che voglia fare sia troppo poco, ma questo mi ha insegnato che il tempo passa prima che possiamo rendercene conto, e dobbiamo solo buttarci.
Non sono perfetta, non metto in pratica tutto quello che dico, ma ci sto lavorando e per la prima volta sento che la mia vita è davvero nelle mie mani, sono piena di progetti e sogni e so cosa voglio da me stessa e dalla mia vita più chiaramente di quanto non abbia mai fatto.
Un'altra cosa di cui mi rendo conto è che nessuno di quelli che non sono partiti potra` mai comprendermi fino in fondo. E' stato un capitolo fondamentale della mia vita, ma tutte le persone importanti per me l'hanno perso e non potranno mai davvero rendersene conto. Sono sicura che ci sarà chi pensera` che il mio è stato un anno di vacaza, chi cercherà di sfruttarmi per i compiti di inglese e chi al mio ritorno mi avra` dimenticata, ma per qualche motivo questa prospettiva non mi fa ne caldo ne freddo.
Mi piace pensare che le cose andranno per il meglio ora che sono cambiata, ma per certi versi penso che il cambiamento he ho fatto rimarra` qui. Non potro` piu` abbandonare questa mia nuova visione del mondo e di me stessa, ma ogni tanto penso che tornando all'ambiente di cui sono partita anche io prima o poi tornero` a regredire, e questo mi fa paura.
Sono cosi` tante emozioni contrastanti che potrei stare qui a scrivere per la prossima settimana e probabilmente non mi spiegherei lo stesso come vorrei, ma c'e` almeno una cosa che so e che non posso ignorare, e cioe` che io non sarò mai più a casa. Potro` tornare in Italia, ma una parte di me rimarra` sempre qui. Non nelle Tri-Cities, ma in questo anno. E` questo il prezzo da pagare, e ne vale assolutamente la pena.
Mi manca Milano, sì, ma a giorni alterni l'idea di tornarci mi da una sensazione di claustrofobia. Conosco persone da tutti gli angoli del mondo, conosco una nuova lingua e nuove mentalità, sono entrata in contatto con altre culture e questo mi da solo voglia di continuare a viaggiare, di vedere cosa ci sia più avanti. Voglio viaggiare, imparare lo spagnolo, mi pento degli anni delle medie in cui non ho nemmeno fatto finta di imparare il Francese e sento il bisogno di vedere di più, di partire e scoprire altro. Sono fortunata e ho sempre avuto la possibilità di viaggiare, ma se penso agli anni scorsi nei quali dicevo ai miei genitori che non avevo voglia di vedere una città ma solo di stare a fare il bagno in qualche piscina di un villaggio turistico senza mai mettere il naso fuori mi viene voglia di prendermi a schiaffi. Penso a tutte le occasione che ho sprecato, ma ora almeno so che posso apprezzare la mia fortuna. Voglio andare in Africa a fare volontariato, mangiare sushi in Giappone, partecipare al carnevale in Brasile, andare in Corea anche se non ho la più pallida idea di cosa trovarci, vedere gli Universal Studios di Los Angeles, camminare sulla muraglia cinese, mangiare vero cibo indiano, fare surf in Australia e andare in tutti quei posti che non avevo mai sentito il bisogno di conoscere. Voglio sapere ogni lingua, andare in capo al mondo solo per vedere cosa ci sia e non limitarmi a farmi passare la vita davanti nell'appartamento milanese in cui sono cresciuta. 

Potrei scrivere per altre sei ore ma questo post è decisamente diventato troppo lungo, con questo cambio di discorso improvviso vi saluto. Grazie per i commenti e grazie alle ragazze che mi hanno contattata su facebook :)
-23 giorni

martedì 8 aprile 2014

Spring Break, noia e disastri

Ciao ragazzi!
Oggi è il sei aprile, sarò ripetitiva ma il tempo sta volando a una velocità che fa paura. Visto che qui non esistono le vacanze di Carnevale o Pasqua abbiamo in sostituzione una più generica Spring Break, che mi sto "godendo" questa settimana. Lo metto tra virgolette perché non è che mi stia divertendo più di tanto in realtà haha
Se Marissa fosse qui probabilmente passerei un sacco di tempo con lei, ma per via di dei problemi familiari che non vi racconterò lei in questo periodo vive dai suoi zii, non ha passaggi da nessuna parte e non possiamo uscire insieme. Non è l'unica, sono tutti impossibilitati a uscire o in vacanza da qualche parte e io mi ritrovo da sola nella desolazione delle Tri-Cities, che culo.
Ashley è in California con Cleveland, Derrick a fare snowboard/caccia con un suo amico da qualche parte e praticamente tutti i miei amici sono in giro tra Florida, Hawaii, California ecc. Avrei voluto fare un viaggetto con Belo o qualche altra associazione che organizzi vacanze per l'America, ma ovviamente la ISE non me lo permette. Il mio odio per quella associazione sta raggiungendo nuovi picchi, pregate che non vi capiti.
In pratica sto passando tutto il tempo a guardare The Walking Dead; per farvi capire la gravità situazione vi dico che l'ho cominciato durante le vacanze e ho quasi finito la terza stagione. Non giudicatemi, sto cercando di colmare il vuoto affettivo lasciato dalla fine di Breaking Bad.

Due giorni fa sono andata da Carla e con Stefanie abbiamo fatto una maratona di High School Musical, continuate a non giudicare hahaha
Era da un sacco di tempo che volevamo farlo per ridere un po' degli stereotipi assurdi della scuola Americana, ed è stato stranissimo rivederlo. Ricordo che ai tempi del primo ero in quarta o quinta elementare, quando guardai il secondo con le mie amiche erano i primi anni delle medie e il terzo credo uscì nei cinema verso la fine della terza. Chi avrebbe mai detto che un giorno li avrei riguardati in America dove frequento una scuola in cui ho il mio armadietto, c'è la squadra di basket, il club della matematica e tutte quelle cazzate che a dodici anni sembravano così grandiose?
E' stato strano capire effettivamente i testi delle canzoni e la mentalità da scuola americana, capire cosa è realistico e cosa invece è solo stereotipato.
Ricordo ancora quando uscì il secondo e io ero con le mie tre migliori amiche a guardarlo, ora una di loro sta facendo due anni di IB in un college di Oxford, un'altra è partita a dicembre per fare sei mesi in Francia, la terza è a Milano e io sono qui. Non è assurdo come abbiamo trovato la nostra strada così lontano l'una dall'altra, ma con questa esperienza in comune?
Mancano due mesi esatti alla graduation, e ancora più assurdo è come solo a Giugno compierò diciotto anni, in questa America che mi ha aperto la mente, gli occhi e le ali. Magari sarò legalmente un'adulta, ma non voglio mai perdere la capacità di comportarmi come una bambina quando ne ho bisogno. Fare l'idiota, guardare High School Musical cantando a squarciagola e comprare vestiti con dinosauri stampati sopra, ma essendo in grado di non staccare il cervello, ragionando e comportarmi in modo maturo quando è necessario. Quest'anno mi ha dato un'idea più chiara sul chi sono e cosa voglio da me e dalla mia vita. So di avere perso tante cose a Milano ma ne è valsa la pena, più passa il tempo e più mi rendo conto.

Vorrei continuare a scrivere a ruota libera sul tempo che passa, ma domani ricomincia la scuola e ovviamente non ho nemmeno provato a finire i compiti, le brutte vecchie abitudini non passano mai haha
Un giorno vi racconterò come sono riuscita a bruciare il forno grazie all'aiuto di Erin e Marissa (c'erano fiamme dentro, panico) ma ora devo andare!
Ciao fantasmini, a presto <3

martedì 25 marzo 2014

Foto, sette mesi aiuto e discorsi a casaccio

Ciao fantasmini, come state? ♡♡
Io ho fame e sonno, quindi provo a distrarmi un po' scrivendo anche se in realtà non ho molto da dire. Sono ancora di buon'umore dall'ultimo post e in questi giorni mi sembra di avere dei rapporti migliori con tutti, passo il pranzo a ridere praticamente fino alle lacrime e non so come farò a lasciare tutti gli idioti con cui condivido le giornate.
Non mi ricordo se ve l'avessi detto, ma è da prima che Ebba partisse che gli exchange student presentano i loro paesi all'international club e ieri era finalmente il mio turno, il powerpoint è stato imbarazzante ma ce l'ho fatta. Volevo preparare del tiramisù da portare, ma non ho trovato i savoiardi quindi nope. Ho cercato di convincere nel modo più minaccioso possibile praticamente tutti quelli che conosco a venire, ma non ha funzionato più di tanto haha
Nonostante avessero calcio ho convinto Lukas e Andre a presentarsi, poi è venuta Carla, Stefanie che presentava con me, Erin che cercava di guadagnare un credito per spagnolo e tutti quelli che ci sono sempre.
Shuyler sarebbe venuto ma aveva una visita e Larry è venuto un minuto e mezzo solo a dirmi buona fortuna perchè aveva track, che ammore ♡♡
Ovviamente la smartboard non funzionava, Carla non riusciva dal pc a fare andare le slide quando volevo io e ho perso dieci minuti nel momento in cui ho cercato di aprire youtube per fare sentire l'inno di Mameli, ma è stato divertente.
Oggi sono tornata a casa prima perchè non c'era tennis e stop, in realtà non ho nulla da dire. C'è solo un pensiero nella mia testa: sette mesi. Sul serio, sette mesi, come è possibile?
Davvero non riesco a capacitarmene, mi sembra che i sei fossero la settimana scorsa, mi sono accorta in ritardo che era passato il mio mesiversario solo perchè una ragazza tedesca che è arrivata in America un giorno dopo di me aveva pubblicato qualcosa a riguardo su facebook.
Prima di Natale il tempo passava veloce, ma adesso fa davvero impressione! Io giuro che se non avessi un calendario penserei di essere ancora a Gennaio e invece Marzo è quasi finito, ogni volta che vedo la data sul cellulare mi sembra uno scherzo.
Nonostante abbia paura di aprire il conto alla rovescia sul cellulare però, non ho paura di tornare a casa anche se già riesco a vedere i pianti incredibili degli ultimi giorni. Non fatemici pesare.
Vi lascio un po' di foto a caso dal lunch di oggi, boom

Io e Timo che
boh
Cosa stai facendo Timo, cosa

Un Larry morente

Questa piccola opera d'arte mi ha fatto morire davvero hahaha

In foto è Ive, la ragazza della Slovacchia di cui non ho praticamente mai parlato, ed il motivo è che è la creatura più asociale della terra. Non ha amici americani e non ha fatto amicizia nemmeno con gli altri exchange. Tutti cerchiamo di essere carini con lei, ve lo assicuro, ma nonostante sia sul mio bus (si siede sempre lontana da me) e sia al nostro tavolo tutti i giorni non rivolge mai una singola parola a nessuno a meno che tu le chieda qualcosa espressamente, e anche lì finisce con la sua risposta, quindi Larry e tutti quelli che siedono al nostro tavolo cercano sempre di farla parlare in tutti i modi. Per darvi un idea, Timo dopo due mesi che sedeva a tavolo con lei ogni giorno diceva di non avere mai incontrato l'exchange slovacca e quando gliel'ho indicata è cascato dalle nuvole.
Comunque niente, non so perchè ho fatto questo discorso lunghissimo ma la foto mi aveva fatto morire perchè mentre tutti facevamo gli idioti mi arriva lo snapchat di lei disperata hahaha
Non è una presa in giro, giuro, credo che stesse ridendo e ha riso anche quando ha visto la foto haha

Comunque ultimamente sto stringendo un sacco di legami, mi dispiacerà tantissimo tornare a casa. Non dico che vorrei rimanere qui un'altro anno perchè anche se buona parte dei miei amici sono Junior rivoglio la mia vita in Italia, ma vorrei solo essermi sentita così a mio agio da Dicembre... 

 Snapchat scattato a mia insaputa qualche giorno fa a pranzo. Siamo adorabili <33

Senza dubbio è più difficile tornare che partire. Partendo saluti tutto per un anno, sapendo che tornerai a riavere la tua vita indietro. Ma qui? Dove sono finiti tutti i miei sforzi per fare amicizia, i momenti di tristezza, e i rapporti costruiti con fatica in tutti questi mesi?
Forse rivedrò Carla, Stefanie e gli altri ragazzi europei, probabilmente rivedrò la mia famiglia ospitante o qualche amico americano in qualche modo, ma gli altri?
Arriverà il momento in cui lascerò più la classe di fotografia il venerdì con Mr. Murphy che ci raccomanda "Non bevete, non drogatevi e non fatelo, tanto nessuno vuole farlo con voi. Buon weekend!", in cui non gratterò più la porta della camera di Derrick ogni volta che passo per andare nella mia, niente più il giuramento alla bandiera la mattina o Marissa che mi prende in giro per il mio accento. Sono cose che non voglio perdere o dimenticare, e mi sale una tristezza incredibile se penso che in due mesi non sarò più qui.
Sento che mi stanno venendo gli occhi lucidi, quindi la finisco qui prima di rovinarmi l'umore.
Sappiate che nonostante tutto partire è stata la scelta migliore e più coraggiosa che abbia fatto nella mia vita. Fututi exchange, non abbiate paura e buttatevi.

venerdì 21 febbraio 2014

I got a crush on bipolarism

Diciamocelo, questo periodo fa un po' schifo.
Non ho mai voluto parlare dei miei problemi qui, ma mi rendo conto che non facendolo non sto davvero raccontando tutti gli aspetti di questa esperienza. Quindi lasciatemelo dire: questo periodo fa un bel po' schifo.
In realtà non sono triste o homesick, ma il problema è che la grinta iniziale è sparita da un pezzo senza essere sostituita da un'altra emozione positiva. Sono in un momento di vuoto: non sono felice, non sono triste, non sono soddisfatta e questo posto sta anche iniziando a deprimermi. So che pensando negativo non posso fare altro che peggiorare la situazione, ma mi sembra che tutto quello che possa andarmi male sia concentrato su di me. Perchè sono capititata in uno stato sfigato, in una città in cui nemmeno ci sono gli alberi e che ti fa tristezza a guardare anche solo da google maps, in cui non c'è nulla da fare, in una scuola piena di studenti poco amichevoli, in delle classi con quasi nessuno di simpatico e in una famiglia ospitante che non sento affatto mia?
In questo momento sono sul letto di Alinda e non so bene come sentirmi, la metà della famiglia che avevo visto il giorno del ringraziamento starà qui tre giorni e ho speso tutto il pomerggio a passare a singhiozzo dal salotto a camera mia, andando di là cercando di socializzare per poi arrendermi. Ora mi tocca dormire qui e I'm kinda scared, perchè ho appena trovato un paio di forbici sotto un cuscino. Perchè una bambina di otto anni dorme con delle forbici nel letto?
Comunque. Questa è stata una settimana abbastanza piena, sono andata lunedì a farmi le unghie con Erin e Marissa e nei giorni seguenti sono uscita ma non mi ricordo più con chi, fare qualcosa durante la settimana è davvero una conquista. Inoltre questa era la spirit week per il Tolo (ballo di San Valentino), il tema era una sorta di sfida tra sessi che prevedeva per le ragazze vestiti da cowgirls, rosa, glitter, fiocchi e in generale tutto ciò che non metterei mai.
La classe di leadership sta iniziando a piacermi un sacco, organizziamo tutte le attività che ho sempre adorato di questa scuola, ad esempio questa settimana abbiamo messo in piedi "I got a crush on you". Mi spiego, qui c'è una bibita tipo fanta chiamata "crush", che in inglese vuol dire anche cotta. Con questo gioco di parole abbiamo organizzato un'iniziativa: per un dollaro puoi comprare una lattina di crush e dedicarla a qualcuno, a cui arriverà un una busta di carta durante le lezioni con scritto "I got a crush on you" e una poesia; chi la riceve può pagare un altro dollaro per sapere chi l'ha mandata e spedire come risposta un "hug" o un "kiss" (cioccolatini americani). Abbiamo fatto tutto dal scegliere dove comprare le lattine al consegnarle, e tutti i soldi sono andati in beneficienza.
Il giorno delle consegne tutta la classe si è divisa per la scuola con qualche busta, io e Cameron (ragazzo con cui ho leadership e american lit) ci siamo avviati verso la libreria e abbiamo iniziato a cercare la prima ragazza della mia lista, una missione impossibile che mi ha fatto perdere un quarto d'ora.
Giovedì, giorno prima di San Valentino, c'è stata un'iniziativa ridicola quanto divertente, della quale mi sono già scordata il nome. Alla seconda ora ogni ragazza della scuola ha ricevuto un cuore come quello in foto, dovevi mettertelo al collo e smettere di parlare ai ragazzi, se non durante le lezioni. Se nei corridoi tra un'ora e l'altra o a pranzo un ragazzo riusciva a fare in modo che gli rivolgessi la parola, eri obbligata a dargli il tuo cuore. Visto che tra di loro c'è una specie di competizione a chi ne guadgna di più, un ragazzo della mia classe di leadership mi ha detto che l'anno scorso cadeva apposta addosso alla gente in modo che qualcuno gli dicesse qualcosa come "Oddio scusa, stai bene?" e ottenere il loro cuore, hahaha
Io ho ricevuto il mio durante psicologia e ci ho scritto dietro "Whoever you are, I don't like you anyway" mentre Sunbal disegnava un burqua/macchia nera dalle sembianze terroristiche sulla sua faccia. E comunque avevo ragione, perchè in meno di dieci minuti il mio cuore era già andato. Ho fatto in tempo a uscire da psychology, scendere le scale e dirigermi verso leadership, quando fuori dalla porta vedo il ragazzo della sicurezza, quello a cui non ho mai rivolto la parola e del quale Erin era follemente innamorata. Boom, andato.
Non so voi, ma se il ragazzo della sicurezza ti chiede qualcosa con aria serissima io mi sento obbligata a rispondere, nemmeno credevo che potesse prendere il mio cuore non essendo un studente! Però mi sbagliavo, come evidentemente hanno fatto una decina di altre ragazze a giudicare dalla vasta collezione di cartoncini rosa che mi sono accorta troppo tardi pendevano dal suo collo.


Venerdì invece era San Valentino e abbiamo avuto assemblea, quindi quelli di leadership saltavano il secondo periodo per andare ad aiutare a preparare la palestra. Il tema dell'assemble era "battle of the sexes" e il nostro compito sarebbe stato tirare giù i bleachers (come si chiamano in italiano?), ma io non ho fatto nulla tutto il tempo <3
Appena prima dell'assemblea però mi hanno mandato fuori dalla palestra a indirizzare le ragazze nella porta giusta della palestra, io e Cameron avevamo dei cartelli gigantesci che il vento continuava a strapparci di mano, una fatica assurda. Adesso so come si senta una bandiera.
L'assemblea era davvero strana ma divertente, era diretta da dei personaggi in stile Alice nel paese delle meraviglie compreso un imbarazzante ragazzo-bianconiglio in shorts rosa, orecchie pelose e orologio in cartone attaccato al collo. E' stato lui a darmi il cartello e a spiegarmi cosa fare quando dovevo spedire le ragazze nella parte giusta della palestra, e aveva una faccia così seria con le sue orecchie pelose e i baffi disegnati che mi sono dovuta trattenere a forza per non ridere hahaha
C'è stata una competizione di ballo in cui devo ammettere che i ragazzi ci hanno stracciato, avevano una coreografia perfetta con tanto di salti mortali, ragazzi senza maglietta (<333), finte scosse elettriche e passi perfettamente coordinati con la musica, davvero bello. Dopo ci sono stati dei giochi a di poco imbarazzanti, come la sfida del burro di noccioline. 
In pratica c'erano tre lastre di plastica trasparente con del burro di noccioline nello stesso punto alle due estremità, un ragazzo e una ragazza per ogni lastra; il vincitore era chi finiva il burro di noccioline per primo. Provate a immaginare la scena dei ragazzi che allo stesso momento devono leccarlo da un quadrato d plastica trasparente  di fronte a tutta la scuola.
Io ridevo come un'idiota e continuavo a riperere a Marissa "What's wrong with America?"
hahaha sul serio, a chi diavolo è venuto in mente?
Dopo l'assemblea siamo tornati in classe, ma durante il giorno non si riusciva a fare molto perchè i valogrammi continuavano a interrompere le lezioni. I valogrammi, sempre organizzati da i ragazzi di leadership, sono messaggi sonori che per 5 dollari (tutto in beneficienza!) potevi comprare la settimana prima di San Valentino e dedicare a qualcuno. I ragazzi di coro, divisi in gruppetti, bussano alla porta di una classe, mettono una sedia al centro in cui chi riceve il messaggio deve sedere di fronte a tutti e cantano per lui la canzone che gli ha assegnato chi ha comprato il messaggio, di solito cercando di rendere la cosa il più imbarazzante possibile. Ho avuto un mezzo attacco cardiaco quando a letteratura abbiamo avuto un valogramma per Mrs. Hatcher e Stefanie, che fa parte del coro, si è messa a cantarle "Stereo Hearts" nel modo più smielato possibile hahaha

Comunque dopo scuola sono andata a casa, iniziando la lunga preparazione per il Tolo, ballo di San Valentino. Non volevo andarci essendo senza un date, ma tutti i miei amici hanno insistito, quindi ci sarei andata lo stesso. Ci sarei andata. Se non fosse stato per la cena a sorpresa di due ore e mezza per il compleanno di Dave.
Non puoi semplicemente non andare alla cena di compleanno del tuo host dad, soprattutto se i parenti arrivano praticamente dal Canada per partecipare. E io, povera illusa, che pensavo fosse una cosa veloce, sono invece arrivata a casa venti minuti prima del ballo, senza avere nemmeno iniziato a prepararmi. E la sala in cui si teneva il ballo era almeno a un quatro d'ora di macchina.
Quindi no, niente Tolo. E mi dispiace, ma d'altronde non c'è andato quasi nessuno.

Btw, ho iniziato il post pensando a quacosa e l'ho finito una settimana e mezzo dopo raccontando qualcos'altro, come sempre. Le cose vanno meglio per certi punti di vista, ma c'è un particolare problema di salute che non mi da tregua riempiendomi di stress. Quello che però davvero non riesco a togliermi dalla testa è lo scorrere del calendario. Come può essere il 21 febbraio? Sul serio, febbraio? Tra due giorni saranno sei mesi in America. Non riuscirò mai a rendermene conto, non voglio pensare al tempo che mi rimane, non ce la faccio.
In America e dall'Italia tutti mi chiedono se voglia tornare a casa, se mi manchi Milano. 
Certo che mi manca la mia città. Mi manca la libertà di poter salire su un tram e andare dove voglio senza dovere chiedere un passaggio, mi manca passare davanti al Duomo due volte al giorno, o anche tre nei giorni in cui torno a casa più tardi e la sfumatura arancione del tramonto lo rende spettacolare. Mi manca la pizza vera, i miei amici, mio fratello, i corridoi colorati del brera, un sabato sera al Rattazzo, i pomeriggi in centro. 
E di sicuro non dico che voglio restare qui per sempre perchè una vita nella desolazione delle Tri-Cities non è esattemente nella top five delle mie aspirazioni, ma non voglio nemmeno partire. Ci ho messo tantissimo a costruirmi una nuova vita con fatica, delusioni e tanti momenti di sconforto. Non voglio andarmene ora che Marissa mi chiama la sua migliore amica, ora che a pranzo se non ho voglia di mangiare a scuola ho amici con cui posso andare da Taco Bell, ho qualcuno da chiamare nei weekend per uscire e anche durante la settimana non sono più sempre chiusa in casa, mi trovo bene con Ashley, sono migliorata tantissimo in inglese, ho delle classi che finalmente mi piacciono.
Mi ritrovo seduta sulla moquette beige di camera mia facendo i compiti di government mentre parlo con Marissa al telefono dell'ultima cattiveria del suo ragazzo, faccio distrattamente i compiti di government e nel frattempo messaggio con qualcuno organizzando qualcosa per il giorno seguente, e mi rendo conto che non sono pronta per lasciare tutto questo, non sono pronta e non lo sarò mai. 
Dopo la solitudine iniziale, la sensazione che non riuscirai mai a inserirti e la noia del non avere mai nulla da fare sono arrivata a un momento in cui ho tanti amici, tante cose da fare, e di conseguenza tutto va meglio, dal mio inglese al mio umore, e non voglio lasciare tutto questo. E se non lo voglio ora figuriamoci a giugno, quando le amicizie si saranno fatte più strette e avrò conosciuto più gente!
Eppure, anche se mi proponessero una sola settimana in più da passare qui la rifiuterei. Le estati sono sempre stata la parte più bella della mia vita, e se c'è qualcosa che mi consola dal pesiero di partire è l'idea di andare al mare e rabbracciare i miei amici là.
E' una sensazione dolceamara, e anche se so che iniziare a preoccuparsi ora è inutile non posso fare a meno di avere una vertigine ogni volta che devo scrivere la data su un test o afferro il cellulare. Per questo per ora il mio obbiettivo è solo godermi ogni momento che mi rimane, e fare di questi mesi restanti quelli che ricorderò per sempre.

mercoledì 15 gennaio 2014

Grossi problemi e pensieri a casaccio

Dopo essermi sparata quattro puntate di Breaking Bad insieme a una pepsi ed essere passata alla seconda stagione nel giro di due giorni, mi metto a scrivere per impedirmi di finire la serie prima di lunedì.
Prima, mentre cazzeggiavo su facebook mi è sbucata sulla home la foto di una mia compagna di classe, per noia ho sfogliato un po' le sue foto e mi sono ritrovata a fare un giro sui profili di amici della mia scuola italiana. Vedendo una persona tutti i giorni è difficile accorgerti dei suoi cambiamenti, ma quando apri una foto e noti che quel ragazzo che non vedi da giugno si sta facendo crescere la barba, una conoscente ha tagliato i capelli corti o un'amica ha un nuovo piercing fa davvero un effetto strano.
Prima di partire, nel momento in cui devi dare un momentaneo addio a tutte le persone che hanno fatto parte della tua quotidianità continui a ripeterti che quando torni sarà tutto come prima, ma ci vuole qualche mese prima di renderti conto che il tempo non si ferma e tutto va avanti senza di te. Molti exchange temono di non riuscire più a integrarsi al ritorno per via dei propri cambiamenti o di quelli che i loro amici probabilmente hanno avuto in un anno di assenza. Io non sono ancora a questo punto, ma aprire una foto e ritrovare cambiata una faccia che ho avuto davanti per tanto tempo mi fa uno strano effetto, soprattutto perchè da qui tutti mi sembrano lontanissimi, tagliati fuori dal mondo reale.
Avete presente come alle elementari o alle medie conoscevate perfettamente tutta la vostra classe e ognuno dei suoi elementi per voi ne era parte integrante e naturale, ma ora c'è quel compagno del quale a malapena avete un ricordo sbiadito?
So perfettamente che non sono riuscirò a spiegarmi, okay. Come quando passando dalle medie al liceo ci si immerge in un nuovo mondo perdendo completamente il contatto con quello precedente, ora mi trovo a pensare a persone che fino a due anni fa erano in classe con me e che vedevo vagare per i corridoi tutti i giorni chiedendomi se esistano ancora sul serio. Come era impalpabile l'America finchè non l'ho vista dal finestrino dell'aereo, mi sembra di essere completamente estraniata da quello che era il mio mondo in Italia, mi sembra che sia su un'altra dimensione.
Come i compagni delle elementari, appunto. Quella ragazza che a otto anni avevo aggiunto all'elenco delle mie migliori amiche e con cui facevo disegni su paint nelle ore di informatica, esiste ancora da qualche parte? Negli ultimi sette anni in cui non l'ho vista ha fatto qualcosa, è cambiata, ha dei nuovi amici?
Davvero non riesco a spiegarmi, ma non importa. L'Italia mi sembra lontanissima, voglio tornarci e non farlo allo stesso tempo, ma non voglio e non posso rendermi conto di come il tempo stia passando anche là. E' inconcepibile per me che tra meno di un mese mio fratello compia sedici anni, senza di me. Sedici anni! E io ne ho diciassette! Come è possibile? Non ne aveva tredici l'estate scorsa?
Non riesco a rendermi conto di come a novemila km da qui si stiano verificando de cambiamenti così grandi dei quali non sarò partecipe, per ora davvero non riesco a capacitarmene.

Comunque, cambiando discorso volevo raccontarvi un po' cosa è successo con la mia coordinatrice locale, perchè davvero mi ha lasciata sconvolta.
Possiamo riassumere dicendo che la donna pagata per controllare cosa faccio qui, fare da intermediaria quando ho bisogno e aiutarmi a risolvere i miei problemi per quattro mesi ha preso per il culo me, la mia famiglia e la Wep. Facciamo un passo indietro.
Ho ricevuto la famiglia a Giugno poco prima della fine della scuola, e dopo i salti di gioia e il delirio con Francesca (<33) ho subito aggiunto su facebook Ashley, Paula e la coordinatrice. Questo, fino alla settimana scorsa, è stato l'unico contatto che abbiamo mai avuto. Ha premuto su "conferma amicizia" e non mi ha mai scritto una mail, qualcosa in chat, mai una telefonata e ovviamente mai si è fatta vedere.
Il penultimo giorno del 2013, dopo una permanenza di quattro mesi, stavo parlando con Chiara (l'altra exchange italiana in zona) quando ci rendiamo conto che siamo entrambe qui con la Wep e con la stessa associazione partner, solo che lei è andata a una riunione a inizio anno con altri exchange, a fare volontariato e se non ricordo male anche qualche altro meeting.
Il mio primo pensiero è stato qualcosa come
oh fantastico, scommetto che in qualche modo non sono segnata sull'elenco dei loro studenti e si sono completamente dimenticati della mia esistenza.
Devo dire che era un'ipotesi probabile vista la simpatica che la legge di Murphy sembra avere nei miei confronti, quindi ho mandato una mail alla Wep chiedendo spiegazioni.
La Wep risponde che è normale che la mia coordinatrice non organizzi nulla, non sono tenuti a fare incontri e se non c'è nulla che non va un incontro al mese è sufficiente.
Io rispondo che non c'è mai stato nessun incontro al mese e che anche avendo una coordinatrice diversa, se l'ISE organizzava incontri in zona ai quali Chiara è andata avrei potuto essere informata.
La Wep risponde qualcosa come "ma come non l'hai mai vista, noi abbiamo i report mensili".
Io inarco le sopracciglia e chiedo a mia madre di che report stia parlando la Wep.
Lei me li invia.

8/31/2013 - Type of contact: in person
"Isabella is improving her english skills and working with complex concepts. She speaks well with little hesitation and has a good sense of humor."

11/14/2013 - Type of contact: in person
"Isabella is excited to spend Christmas here and learning about teh Thanksgiving holiday customs. She is hoping to learn new customs and add a few of her country custom to the family gatherings."

Quando ho aperto i documenti ero così esterrefatta che non riuscivo a reagire. Non volevo crederci, tanto che ho passato dieci minuti a sforzarmi di ricordare la mia coordinatrice, chiedendomi se non l'avessi vista un giorno e avessi rimosso l'accaduto, ma non è così.
Queste sono solo due frasi che ho preso dai report, ma lei per quattro mesi ha mandato alle mie due associazioni e alla mia famiglia documenti in cui parlava di quanto mi trovassi bene e tutto fosse a posto mentre si intascava i soldi del lavoro che non stava facendo andando in Italia. Perchè si, oltre al danno la beffa: il quattordici novembre, data in cui secondo i documenti ci siamo viste di persona, lei si trovava a Roma come dimostrano le millemila foto che ha postato su facebook.
Quindi non solo quella donna è, lasciatemelo dire, una persona di merda, ma è anche stupida.
Come diavolo ti viene in mente di prenderti la responsabilità di dei ragazzi che vivono all'estero a 9000 km dalle loro famiglie e non degnarti nemmeno di fare una telefonata al mese? Perchè sì, per contratto anche una telefonata vale come incontro, ma a quanto pare sprecare dieci minuti del suo tempo per me richiedeva uno sforzo troppo grande. Ma soprattutto, come ti viene in mente che nessuno se ne renda conto?
Io sul serio sono senza parole, non riesco a capacitarmi di quanto possa cadere in basso una persona per qualche soldo. So che non è colpa della Wep o della associazione partner ma solo di quella donna, però nel momento in cui mi sono resa conto di quello che era successo mi sono sentita completamente abbandonata. Sono stata sola per quattro mesi, senza un supporto o nessuno aiuto esterno, lasciata completamente a me stessa.
La cosa che mi fa montare la rabbia è che non è sempre andato tutto bene come dicono i documenti farciti di bugie che sono arrivati alla mia famiglia ogni mese, anche se qui ho cercato di non parlare degli aspetti negativi mi è sempre andato un po' tutto male e nonostante il mio recente ottimismo ero piena di dubbi.
Il telefono che non funziona per due mesi, problemi di salute, problemi con la scelta delle materie, dubbi sulla scelta dell'America, dubbi sulla famiglia, dubbi sullo sport e su mille piccole cose, che appunto perchè si trattava di piccoli problemi costanti ma nulla di grave non mi hanno mai fatto chiamare la coordinatrice. Ma allo stesso tempo so benissimo che avere avuto qualcuno con cui parlare a cui davvero interessi che stia bene e che si preoccupi che sia contenta mi avrebbe aiutato tanto. E invece no, per tutto questo tempo sono stata completamente sola e nemmeno lo sapevo. Probabilmente avrei potuto essere investita da una macchina senza che lei nemmeno se ne accorgesse.
Non nascondo che mentre avvisavo la mia associazione avevo le lacrime agli occhi dalla rabbia. A voi potrà sembrare qualcosa di stupido, ma è stato come essere privata all'improvviso di una rete di sicurezza che in realtà non c'era mai stata.
Nonostante abbia sentito qualcuno lamentarsi della Wep dicendo che ti fanno partire e poi ti lasciano a te stesso, sono riuscita a contattarli l'ultimo dell'anno e nel giro di mezz'ora è saltato fuori il problema, per fortuna sono stati disponibili. Per quanto riguarda l'associazione partner mi aguro che quella donna venga licenziata, non ho intenzione di lasciare che succeda la stessa cosa a qualcun'altro in futuro.
Il bello è che la coordinatrice si è presentata la settimana scorsa a scuola, facendomi chiamare in segreteria sette minuti prima della fine dell'ora, giusto per potere scappare correndo nel caso che fossi giustamente arrabbiata. La discussione è iniziata con un "Mi scuso per quello che ho fatto, ma quello è il passato dai dimmi come stai"
Io sul serio non so più come esprimere il concetto di "senza parole", sono rimasta tutto il tempo semi imbambolata a fissarla rispondendo a metà a quello che diceva, senza nemmeno farle la scenata che si meritava. E il bello è che ha anche cercato di scaricare la colpa su di me, dicendo cose come "Ma avresti potuto chiamarmi" e "Scusa ma ero in ospedale e ho preferito badare alla salute" con uno sguardo di rimprovero che sembrava dire "Ero in ospedale, non ti vergogni di esserti lamentata di me?"
Puno uno. La coordinatrice qui non sono io, è il tuo lavoro controllare come sto, non sono io che devo chiamarti con un numero che tra l'altro non ho nemmeno.
Punto due, cerco di trattenermi dall'essere volgare ma non ci riesco, come cazzo ti viene in mente di prenderti la responsabilità di un exchangestudent se sei così debole da non riuscire a fare una chiamat di dieci minuti al mese del tuo letto di ospedale? Che poi l'"ospedale" sembrerebbe non averle impedito di andare a Roma.
Io sul serio mi mangio le mani all'idea di tutte le cose che avrei potuto rispondere mentre la guardavo pietrificata da tutte le cazzate che stava dicendo, alla mia prossima occasione non la passerà liscia.
In ogni caso ho chiesto un cambio di coordinatore, vi terrò informati e per ora chiudo l'argomento perchè mi fa salire la rabbia.

Comunque in questo momento mentre sto finendo di scrivere è martedì e dovrei studiare per i finals, gli esami di metà anno. Sul serio, perchè non sto studiando?
Oggi ho parlato con la councelor e ho cambiato l'orario per il secondo semestre: prima avevo governmeny, photography 2, food and nutrition, biology, yearbook e american lit mentre ora ho government, photography 2, leadership, psicology, advanced drama e american lit. Sono parecchio innervosita perchè ci tenevo a fare yearbook, andare a cazzaggiare in giro per la scuola facendo foto a tutti mi farebbe socializzare un sacco e in più ci sono persone che conosco con cui non ho classi in comune come Sundas e Senna, ma indovinate cosa? C'è una nuova prof che non ti permette di farlo se non c'eri anche per il primo semestre. Grazie, potevate dirmelo un po' prima visto che ho scelto quella materia il primo giorno di scuola. Mi sta salendo il nervoso di nuovo anche perchè non so come mi si è appena rotto il tasto di blocco dell'iPhone, decisamente questa non è una buona giornata.
Vado a studiare per giovedì, datemi un in bocca al lupo per i finals!


studiare
[stu-dià-re] v. (stùdio ecc.)
  • v.tr. [sogg-v-arg]
  • 1 Applicarsi con metodico impegno per apprendere una disciplina o un argomento, servendosi di libri o altri strumenti: s. letteratura, musica; s. Kant
  • 2 Tenere una pagina di word aperta con due frasi dell'essay che dovresti scrivere per ceramics mentre guardi Breaking Bad