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domenica 13 settembre 2015

Un nuovo inizio

Ciao!
Dio se mi è mancato scrivere, mi ritrovo di nuovo davanti alla pagina bianca di blogger dopo quella che mi sembra una vita. Volevo fare un veloce aggiornamento e poi spiegare il motivo di questo post, ma prima volevo ringraziarvi di nuovo. 
Grazie per le visualizzazioni, che in questo momento, statistiche di blogger alla mano, sono esattamente 20460. Chi avrebbe mai immaginato che la storia della mia avventura sarebbe stata letta da più di ventimila persone? Io no di sicuro.
Questo blog mi ha dato davvero tante soddisfazioni. E’ bellissimo sapere che quello che per me è stato un diario e uno strumento di sfogo, per altri è stata una spinta che li ha aiutati a decidere di buttarsi nella mia stessa avventura, come al tempo lo erano stati per me i blog dei ragazzi partiti negli anni precedenti. Mi avete scritto in tanti e qualcuno è anche venuto a salutami all’orientativo di maggio, mi avete ringraziata e riempita di complimenti e io non potrei esserne più felice. 
Sono stata sostenuta e incoraggiata l’anno scorso e contattata quest’anno alla ricerca di consigli e risposte, e sono contenta di essere stata un aiuto o un punto di riferimento per qualcuno. Vi ringrazio per il supporto, i messaggi, i complimenti. Sono fiera di tutti quelli con cui ho avuto l’occasione di parlare o che ho conosciuto all’orientation, vi ho visti pieni di dubbi e impazienti di partire, e vi vedo adesso da facebook felici, come non avevo dubbi che sareste stati. Sapevo che ce l’avreste fatta! Batto un cinque virtuale a tutti gli exchange students passati, presenti e futuri. 

Comunque, torniamo a noi. L’ultima volta che avevo scritto era stato appena prima dell’orientation per annunciare la mia presenza, ma è passato un sacco di tempo dall’ultimo vero post, quindi proverò a fare un velocissimo riassunto di questi mesi, saltando le cose che ho già raccontato. 
Siamo a Settembre, la quinta è finita e anche l’estate è ormai agli sgoccioli. Quest’anno è volato, quasi quanto lo scorso. E’ stato un anno di cambiamenti, nuove e vecchie amicizie, nuove esperienze e, purtroppo, tanto studio. 
Dopo le vacanze di natale trascorse a Barcellona con Carla e Stefanie ho potuto rivivere un pezzetto della mia America a maggio, quando Ashley e Cleveland sono venuti a trovarmi a Milano. Si sono presi un anno sabbatico prima dell’inizio del college e hanno girato l’Europa in zaino per tre mesi, e avendo in programma di passare dall’Italia li ho ospitati per due settimane. Visto che non sono mai stata particolarmente amica di Ashley e ancora meno di Cleveland non sapevo cosa aspettarmi, ma è stato fantastico. Mi sono legata tantissimo ad Ashley, missione nella quale ero fallita in America, e ho fatto subito amicizia anche con Cleveland. Abbiamo girato Milano insieme in lungo e in largo, sono usciti con i miei amici, sono venuti a scuola con me e al momento di andarsene si erano divertiti e hanno conosciuto un sacco di gente, per darvi un’idea una sera in cui sono rimasta a casa perché dovevo assolutamente lavorare sulla tesina sono usciti con i miei compagni di classe senza di me hahaha

Per quanto riguarda la scuola, quest’anno ho cercato di impegnarmi, e sono riuscita ad uscire dalla maturità con un 82 del quale non potrei essere più soddisfatta. All’orale ho portato una tesina sulla bomba atomica nella quale ho ripercorso la nascita delle Tri-Cities, la storia di Hanford e il suo ruolo nel progetto Manhattan, scoprendo di più sulla città che mi aveva ospitato in una settimana di ricerche che in un anno di vita lì. L’intero processo di creazione della tesina è stato un parto, ma ne è valsa la pena.

Il progetto di un viaggio estivo con Carla, Stefanie, Timo, Andre e gli altri purtroppo è sfumato quasi subito, e il mio viaggio di maturità si è trasformato in una settimana con delle amiche di Milano a Pag, isola croata ascesa sulla terra dalle profondità dell’inferno, sulla quale ho lasciato l’anima. Derrick non è venuto a trovarmi nemmeno quest’estate, e se prova a non presentarsi qui la prossima andrò personalmente a prenderlo con la forza.

Ma arriviamo al punto centrale del discorso. Per quanto riguarda il mio futuro, sono stata molto indecisa a lungo. Come avevo accennato nel post precedente quest’inverno ho fatto l’application per essere ammessa a delle università in Inghilterra, ma più con l’intenzione di aprire il ventaglio delle possibilità che con la certezza di volerci andare davvero. Per continuare il percorso che ho seguito all’artistico negli ultimi anni i corsi che ho scelto si diramavano tutti nell’area del design, anche se con nomi e materie diverse. (Graphic Design, Design and Marketing, Design for Art Direction…)
Ho ricevuto cinque lettere di ammissione e ho finito la quinta relativamente sicura di volere partire per l’Inghilterra, sicurezza che però in estate diminuiva di giorno in giorno sempre di più. 
Mi sono chiesta che motivo avessi di lasciare Milano, dopo essere appena tornata. Mi rendevo conto di avere una possibilità unica e probabilmente irripetibile, ma ero tentata dall’invitante abbraccio della mia città, la sicurezza della mia confort zone, la voglia di continuare a stare con la mia famiglia, nella mia Milano, con i miei amici. Il non doversi ambientare di nuovo, lasciarsi di nuovo tutto alle spalle e ripartire da capo per la seconda volta in tre anni, anche se in cambio di un’occasione fantastica.
C’è stato un periodo in cui avevo rinunciato quasi del tutto all’idea di partire, e sono stata sul punto di cliccare sul pulsante “completely withdrawal application” che mi ha tentata per settimane.

Poi, a poco più di un mese dall’inizio delle lezioni, ho cambiato idea. Mi sono chiesta che motivo avessi di avere paura, oltre al normale panico dell’ultimo minuto. Non sono forse già stata in questa situazione? Non mi sono già dimostrata di essere in grado di farcela?
Mi sono resa conto di quanto sia stupido da parte mia cercare di convincere a partire per l’anno all’estero chiunque mi chieda consigli in proposito, per poi non riuscire a superare le loro stesse paure. Se l’estate prima di partire per l’America avessi avuto l’opportunità di tirarmi indietro, forse l’avrei fatto. E avrei fatto malissimo.
L’idea di fare l’università all’estero fa paura perché non è un anno, sono come minimo tre e rischiano di trasformarsi in un per sempre.
Però l’Inghilterra non è l’America, soprattutto se si parla di Londra, e soprattutto se sei di Milano. Con tutti i diretti che ci sono, potrei letteralmente tornare ogni weekend a casa (cosa che naturalmente non farò per non finire in bancarotta, ma fisicamente sarebbe possibile).

Metterò le cose in chiaro: no, non sono sicura della mia decisione. Ma direi che a 19 anni è impossibile essere davvero sicuri sul cosa fare del resto della propria vita. Però anche se non so con precisione cosa vorrò fare del mio futuro, so che il percorso artistico non può essere la strada sbagliata per me. Forse non la migliore, ma di sicuro non quella sbagliata. Ho sempre voluto in futuro fare qualcosa che mi permetta di mettere a frutto la mia creatività, e questi ultimi tre anni di indirizzo multimediale mi hanno dimostrato che occuparmi di grafica è qualcosa che davvero mi piace fare, e che potrei e vorrei fare per tutta la vita.
Mi frenava il fatto che avendo altri interessi, come è normale che sia, stavo considerando altre opzioni che non c’entravano nulla l’una con l’altra. Ad esempio, la classe di Mrs Westerfield che ho frequentato in America e che mi era piaciuta tantissimo, mi ha fatto seriamente considerare l’ipotesi di fare psicologia. E la terza opzione era architettura.
Mi sono resa conto però, che tra le tre, partire per l’Inghilterra era l’unica occasione che non si sarebbe mai ripresentata, perché senza dubbio se mi fossi tirata indietro a un mese dall’inizio delle lezioni non mi avrebbero mai più voluta.
Ho tra le mani questa occasione d’oro, e per ottenerla ho dovuto impegnarmi tanto. Scadenze, colloqui, preparare e mandare portfoli, inseguire vari prof perché mi scrivessero una lettera di raccomandazione e scriverne e riscriverne a mia volta. Il viaggio a Londra per vedere le università, l’ottenere varie certificazioni d’inglese e l’impegno per raggiungere il voto necessario alla maturità per essere accettata… mi sono chiesta se davvero fossi disposta a buttare tutto questo impegno per un po’ di paura. E mi sono risposta di no. 
E’ vero, non so se sia sulla strada giusta, e ora come ora l’unica certezza che ho è che sarà difficile, almeno nel primo periodo. Ma ho questa occasione, e ho deciso di coglierla.

Mi sembra di rivivere tutto di nuovo, a distanza di due anni. Solo che questa volta non è un anno all’estero, non è solo un piccolo frammento della mia esistenza, ma è la mia vita che cambia direzione a tempo indeterminato. 
Non ho più 16 anni, ne ho 19, sono legalmente un’adulta e questa volta mi troverò a dovermela cavare completamente da sola. Niente più famiglia ospitante, associazione partner che ti stia dietro (o che almeno dovrebbe farlo), niente Wep che controlla che tu sia viva e felice. Questa volta vivrò da sola, dovrò gestirmi senza l’appoggio di nessuno se non la mia famiglia dall’Italia e dovrò senza dubbio trovarmi un qualche lavoro per non morire di fame hahaha 
Ma è proprio tutto quello che questa scelta comporta, che mi fa rendere conto di quanto ne valga davvero la pena. Perché come ho già detto, non so se stia facendo la scelta giusta. Non so che ne sarà di me tra un anno. Partirò in poco più di dieci giorni, determinata ma spaventata e senza sapere cosa aspettarmi. Vorrei poter dire che sarà fantastico, ma in realtà non posso saperlo. Hoping for the best and expecting the worst, quest’anno mi impegnerò al massimo, e vedremo come andrà. Scoprirò se sia stata una scelta giusta o meno solo vivendo, immagino. 
Ma anche se per qualunque motivo qualcosa andasse storto, è impossibile che io esca da questa esperienza senza esserne cresciuta. Sono io che prendo la strada meno comoda nel tentativo di inseguire le mie passioni. Nel bene o nel male, questo tentativo aggiungerà altri pezzi al puzzle della mia indipendenza e della mia internazionalizzazione. Qualunque cosa succeda sarà un’avventura e una lezione di vita, e di sicuro non sarà tempo sprecato. 
E se andrà male… allora immagino che mi rivedrete in Italia l’anno prossimo. E non sarà una tragedia né tempo perso, sarò comunque un passo più avanti nel percorso verso la strada giusta. Si impara a prove ed errori, e ho deciso che questo è un possibile errore che sono disposta a fare.

Quel che è certo è che questo non è un’addio alla mia adorata Milano. Tornerò spesso in Italia, e spero di non perdere i contatti con nessuno. Inoltre visto che nella mia camera londinese ho la possibilità di ospitare chi voglio per quanto voglia, c’è già una decina di persone che ha giurato che verrà a trovarmi, quindi potrei ritrovarmi a gestire un albergo illegale popolato da italiani hahaha

Ho finito le cose da dire e questo post si sta decisamente allungando troppo, quindi vi saluto e vi lascio a una citazione che non so da dove provenga. 
Spero di avere tempo di riprendere a scrivere spesso, perché davvero mi è mancato un sacco. (Spero) a presto!

“Certe volte bisogna prendere le decisioni sbagliate, perché quelle giuste sono tali solo col senno di poi. Ma noi viviamo adesso, non poi.
E bisogna imparare a sbagliare bene, a fare gli errori giusti, e magari a non rifarli più. O a rifarli altre centro volte, dipende.
Chi non sbaglia mai non è saggio. È morto.
Sbagliate, e fatelo continuamente. Col cervello, con la cognizione di ciò che comporterà, consci delle conseguenze, ma felici di incontrarle. Perché gli errori giusti esistono. Sono traslucidi momenti di libertà che ci permettiamo di prendere per seguire noi stessi. Perché la coerenza, come la definisce la gente, non esiste. Cosa c'è di più coerente del dar retta ai propri istinti? Chi l'ha detto che se quattro anni fa eravamo contrari ad una cosa, ora non possiamo farla? Chi è il giudice? Dov'è il tribunale?
Ascoltatevi. Assecondatevi. Pentitevi. E vivrete una vita intera sapendo di aver fatto una marea di cagate, certi però di essere stati davvero voi stessi. Di aver vissuto una vita che è appartenuta a voi, e a nessun altro.
Irripetibile. Unica. Vera.”

mercoledì 4 giugno 2014

Ultimi giorni di scuola

Ciao fantasmini, come state?
Vi scrivo dal mio backyard, qui è tiepido e c'è una luce stupenda, queste sere di inizio estate sono bellissime. Non vi aggiornavo più meno dal periodo in cui è partito Levani, che con il poco tempo che mi rimane mi sembra una vita fa. Ormai mi rimangono meno di due settimane, la scuola sta finendo ed è un periodo pieno di emozioni.
Mentre i ragazzi più piccoli avranno lezioni fino al dieci Giugno domani è l'ultimo giorno per i senior e venerdì c'è la graduation, sembra impossibile ma il tempo è già finito. Due giorni all'arrivo della mia famiglia, tre alla graduation, undici al mio compleanno e dodici al mio volo di ritorno, poi quest'anno diventerà un ricordo.
Sono successe tante cose in questo periodo e anche volendo non riuscirei a raccontarle tutte, quindi mi limito agli ultimi giorni. Ieri, ovvero lunedì, era l'ultimo giorno di scuola intero per i senior visto che oggi e domani ci sono le prove per la graduation. 
Questa settimana ho portato a scuola una bandiera americana da fare firmare a tutti e mettere da qualche parte nella mia camera, avevo un po' paura delle reazioni della gente visto l'ossessione che hanno per i simboli americani e facevo bene. Del tipo che c'è un modo particolare in cui bisogna piegarla, alcuni hanno trovato terribilmente offensivo che ci scrivessi sopra e mi è stato detto che se tocca terra devo bruciarla... hahahaha
Lunedì ho fatto i finals di American Lit e Psychology, di una facilità imbarazzante. Per darvi un'idea quello di American Lit era su un libro che non ho letto e la mia preparazione è stata leggere un'ora prima un riassunto su internet, avevo intenzione di copiare ma era così facile che non ne ho avuto bisogno.
Questa mattina, ovvero martedì, non avevamo lezioni e l'esercitazione per la graduation era allo stadio della scuola alle nove, quindi ho dormito un po' e mi sono fatta dare un passaggio da Yuriy. Arrivati lì mi sono resa conto che i senior sono come minimo 200 e giuro che non avevo mai visto prima la metà delle facce presenti. Ci siamo seduti sugli spalti ed è inizato un discorso lunghissimo sul quanto sia una cerimonia importante, ufficiale e blablabla, poi ha iniziato a chiamare i nomi in ordine alfabetico e chi veniva nominato doveva spostarsi sull'altra metà degli spalti nell'ordine in cui saremo il giorno della cerimonia.
Comunque non siamo stati chiamati, ci hanno detto che venerdì non saremo con gli altri ma tutti insieme in una zona del palco e verremo chiamati per ultimi. Inoltre mentre tutti hanno tunica e cappello verdi noi saremo tutti in nero, questa cosa mi fa sentire un po' discriminata haha
Comunque quando le prove sono finite, ovvero dopo più o meno due ore sotto il sole cocente, siamo andati a mangiare da Dairy Queen con Yuriy, Andre e Ive, poi siamo tornati a scuola per le lezioni del pomeriggio. Ho avuto l'ultima lezione di fotografia che ho passato metà in cafeteria con la gente del lunch A e metà a Studio Arts con Stefanie (non che di solito io sia nella mia classe haha)
Salutare Mr. Murphy mi ha un po' spezzato il cuore visto che è by far il mio prof preferito, ma ho promesso che tornerò a trovarlo domani. Dopo ho avuto il lunch B, l'ultimo pranzo con i miei amici, ancora più heartbreaking.
Abbiamo fatto un sacco di foto e c'era la stessa atmosfera divertente di sempre ma con un retrogusto di tristezza, non riesco a credere che non mangerò più gli orribili hamburger della scuola con loro durante una gara di foto a tradimento, non assisterò più al tentativo di Larry di imitare il linguaggio dei gesti italiano, non farò più l'idiota con Carla o litigherò furiosamente con Timo. Mi mancheranno da morire, sul serio. E lo so che probabilmente li rivedrò ancora un giorno, ma non sarà mai la stessa cosa. Non li rivedrò mai tutti insieme e non sarà mai più in questo contesto scolastico che ormai è la mia routine e al quale sono affezionata, questa idea mi spezza il cuore.

Il gruppo come me lo ricorderò sempre.
Io, Carla, Stefanie, Timo, Larry, Schuyler, Aureliane e Ive.

Suonata la campanella ho iniziato ad andare un po' in panico per Drama visto che avevo un final per la quale era preparata solo a metà, ovvero una prova di recitazione davanti a tutta la classe. La scena è andata abbastanza male perchè una delle protagoniste era assente ed è stata rimpiazzata da una ragazza che non aveva mai letto prima il copione. Ha rallentato tutto mancando qualche battuta e leggendo nell'ordine sbagliato, con la conseguenza di confonderci e fare sbagliare anche noi. Ovviamente non era colpa sua, comunque io sono andata bene quindi non me ne frega più di tanto. A metà della lezione alcuni junior ci hanno fatto un tributo musicale, è iniziato con loro che cantavano Radioactive degli Imagine Dragons accompagnati dalla cup song ed è finito con un sacco di canzoni diverse durante le quali il gruppo trascinava un senior alla volta in mezzo alla stanza e lo costringeva a ballare. Al mio turno la canzone è stata pa pa l'americano, giusto perchè un po' di finto spirito italiano non sta mai male haha
All'ultima ora ho avuto American Lit e anche se mi aspettavo di scoppiare a piangere non è successo. Il punto è che nonostante fosse la mia ultima lezione lì non era l'ultimo giorno di scuola, quindi era un momento confuso. Se l'ordine di questi due giorni fosse stato invertito e avessi avuto American Lit come ultima ora posso assicurare che avrei pianto come una fontana e mi sento di scommettere che Marissa e Stefanie mi avrebbero imitata.
Ho fatto firmare l'annuario in giro e quello che hanno scritto mi ha fatto venire gli occhi lucidi, non sarò scoppiata a piangere ma hanno continuato a bruciare per un bel po' dopo il suono della campanella. Dopo scuola sono andata con Marissa ed Erin da Dutch Bros (una specie di starbucks locale) e a prenderci un pretzel al mall, poi Erin è andata dal dentista e noi abbiamo fatto finto supporto morale mentre dalla sala giocavamo a mario cart sulla wii. Ho mangiato un sacco di junk food e a casa stavo di merda ma sto cercando di convincermi che essendo gli ultimi giorni me lo posso concedere.

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Ora scrivo da mercoledì, quello che è stato l'ultimo giorno di scuola. Domani a quest'ora starò abbracciando la mia famiglia e in due giorni ho la graduation, assurdo.
L'ultimo giorno è stato strano e pieno di emozioni. Ho preso lo scuolabus come ogni mattina per l'ultima volta e continuavo a cercare di imprimermi nella mente immagini della mia vita qui, ma fino all'ultima ora non riuscivo a rendermi conto e sembrava un giorno come qualunque altro. Sono arrivata a scuola stanca morta visto che ieri non ho dormito per un progetto che dovevo finire e al primo periodo durante government abbiamo guardato un film al quale non ho prestato attenzione per mezzo secondo. Alla seconda ora ho lasciato le mie cose nella classe di psychology e visto che ieri me lo sono dimenticata sono andata a restituire i bathroom pass a Mrs. Hatcher, lì ho trovato Carla e sono andata nella sua classe di fotografia da Mr. Murphy a cazzeggiare un po' prima di tornare in classe. Quando sono effettivamente tornata a psicologia stavano vedendo un film, ma non l'ho guardato mezzo secondo e ho parlato con Sundas e Sumbal tutto il tempo. Abbiamo fatto qualche progetto di cose da fare prima che io parta ma sono abbastanza sicura che alla fine non faremo nulla haha
Al terzo periodo ho avuto leadership, la mia ultima ora alla Richland High. Per tutta la mattinata avevo la sensazione di essere in un giorno normale, ma durante la terza ora ho davvero iniziato a sentire un peso sullo stomaco e la tensione. Ho dovuto presentare alla classe una specie di discorso/power point sui miei obbiettivi nella vita, la mia motivazione e i miei modelli di riferimento e mi sono ritrovata a parlare di quanto quest'anno sia stato implorante per me e mi abbia dato un'idea di cosa voglio dal mio futuro. Era un momento così pieno di emozione che credo di avere avuto un inglese terrificante, anche se tutti hanno detto che è andata bene. La ragazza che si siede vicino a me ha detto che si aspettava che scoppiassi a piangere hahaha
Non che avesse tutti i torti in realtà, le lacrime sono arrivate dopo. Abbiamo visto uno slideshow sugli atleti di track, e io continuavo a fissare l'orologio. Come colonna sonora del video c'erano tantissime canzoni che mi ricordano l'america e i balli scolastici, giusto per aggiungere un po' di tortura psicologica. Quando mancavano venti minuti ho iniziato a sentire gli occhi lucidi e le lacrime salire, cercavo disperatamente di guardare il video e fare finta di nulla ma al suono della campanella sono scoppiata. Stefanie vedendomi piangere ha iniziato anche lei e io non riuscivo più a smettere, continuavo a ripetere "it's over" e abbracciarla.
Qualheim (il prof) ci ha abbracciato e ha detto qualcosa di molto carino che davvero non ricordo, poi io e Stefanie ci siamo dirette verso lo stadio per la graduation practice. Mentre passavamo dai corridoi non riuscivo davvero a fermare le lacrime e sono stata abbracciata ancora un paio di volte, anche da una ragazza che non conosco haha
Continuavo a pensare a quanto sia stato un'onore essere un bomber, di quanto sia fiera della mia scuola e quanto mi mancherà. Se penso che non avrò mai più una classe con Mr. Murphy, eventi da organizzare a leadeship, pranzi con i miei amici o momenti di delirio ad American Lit mi vengono gli occhi lucidi anche ora. Semplicemente è finita e non c'è nulla che possa fare per rallentare il tempo, per quanto vorrei. Mi sentivo felice di avercela fatta ed essere arrivata alla fine di quest'anno bellissimo, fiera di me e della mia scuola, ma allo stesso tempo c'è il dolore della consapevolezza che sia finita per sempre.
Siamo andati allo stadio e abbiamo avuto le prove, anche se in realtà non abbiamo fatto assolutamente nulla. A mezzogiorno c'era il senior lunch/barbecue nel prato dietro ai campi da tennis ma la fila era infinita e sotto al sole cocente, quindi io, Carla e Stefanie siamo andate a prenderci qualcosa al bombers drive in. Siamo rimaste un po' la a parlare, poi visto che non avevamo nulla da fare e dovevamo aspettare le due e mezza per tornare a casa con lo scuolabus siamo andate nella classe di Mr. Murphy, dove abbiamo passato tutto il resto della giornata facendo foto a caso e importunandoci a vicenda.

Nella prima foto io e Aureliane e nella seconda io e Carla 
(non siamo grasse quanto sembriamo, giuro hahaha)

 Io davanti all'ingresso principale della scuola da perfetta turista

Questo è stato l'ultimo giorno, anche se credo che tornerò a scuola un altro paio di volte per ritirare documenti vari. In Italia sono le sette e quaranta del mattino e alle dieci la mia famiglia ha il primo volo per Francoforte, sono felice di vederli ma per qualche motivo l'idea del loro arrivo mi mette un'ansia assurda. Voglio mostrargli le Tri-Cities e la mia host family, ma allo stesso tempo l'idea di averli qui in un mondo nel quale non c'entrano nulla mi fa strano. Non riesco ad immaginarli al Toyota Center, lo stesso posto dove sono andata al prom con Andre e a tutti gli altri balli, in mezzo agli americani ad assistere alla mia graduation.  E a proposito di questo, il vestito che ho ordinato una vita fa non mi è ancora arrivato, incrociate le dita per me!
Non so mai come concludere ma ora vi saluto perchè devo riempire dei documenti, bye :)

domenica 15 dicembre 2013

Thanksgiving

Sono strainritardo, ma visto che questa sera ho il Sadies e voglio dedicargli un post a parte è meglio se non accumulo cose arretrate da scrivere, quindi vi sbatto in faccia il ringraziamento e ciao ciao al proposito di scrivere di più.
Ormai parlo di cose avvenute due settimane fa quindi i dettagli si sono persi, ma pace. La settimana del ringraziamento per quanto mi ricordo è stata abbastanza tranquilla, poi il venerdì ho fatto la prima assenza dell'anno per andare a trovare i nonni in qualche posto sperduto vicino al Canada. Siamo partiti la mattina presto e dopo tre ore mi sono ritrovata in una casetta con un bel giardino, uno di quelli con l'erba. Quanto mi sono mancati gli alberi veri e l'erba (il mio concetto di alberi e vera erba sono quelli che crescono spontaneamente e non con tutte le schifezze fertilizzanti che devono usare nelle Tri-Cities). Comunque siamo andati a mangiare in una "pizzeria" chiamata Round Table Pizza (non andateci) e ho conosciuto zii e cugini, ovvero Rebecca di 19 anni e Justin di 16. Gli zii nemmeno ricordo come si chiamano, visto che non ci ho rivolto mezza parola tutto il weekend. Sono questi i momenti i cui essere per la propria famiglia un exchange di una lunga serie pesa: esattamente come a scuola nei primi giorno non essendo una novità nessuno era particolarmente interessato a me o ha cercato di parlarmi. Questo io non lo chiamo sentirmi in famiglia...
In ogni caso il giorno dopo per il ringraziamento vero e proprio siamo andati a casa degli zii, dove abbiamo guardato una partita di football per qualcosa come sei ore e abbiamo pranzato/cenato alle quattro. Dopo il tacchino al cranberry jelly e tutte queste cose buone siamo tornati davanti alla tv fino alle dieci quando io, Ashley e Rebecca siamo uscite per il Black Friday.
Per chi non lo sapesse il black friday è una giornata di saldi nel venerdì subito dopo il ringraziamento, i prezzi sono bassissimi ovunque e milioni di persone assaltano i negozi che restano aperti tutta la notte.
Ma ovviamente per via della legge di Murphy-Isabella doveva come sempre esserci qualcosa che va male, ovvero le due carte di credito che si sono smagnetizzate contemporaneamente, lasciandomi senza contanti e metodi di pagamento. Se avessi qualcuno da mandare a fanculo sarebbe un piacere, ma mi sa che mi tocca indirizzare le mie imprecazioni a ignoti. Siamo passate da American Eagle, dove ho trovato un paio di pantaloni bellissimi in supersconto ma che ovviamente non ho potuto prendere, poi Victoria Secret dove sono riuscita a comprare qualcosina solo con un prestito di Ashley, un negozio della quale nemmeno ricordo il nome nella quale mi sono seduta guardando da un'altra parte per evitare di soffrire, poi Macy's, Starbucks dove sono riuscita a pagare machecazzoperchè, una altro negozio dove non ha funzionato, Gap dove hanno potuto digitare il numero della carta quindi ho pagato anche se non funzionava e per ultimo credo da Walmart, dove ormai alle quattro del mattino siamo state inseguite da un ragazzo che voleva venderci una pizza e ho cercato di comprare dei boxer maschili con il grinch, ma niente da fare. Siamo tornate a casa alle cinque e mi sono tuffata a letto.
Vorrei dire che è stato divertente, ma più che altro ero innervosita all'estremo tutto il tempo, per quanto cercassi di prenderla con filosofia. Il giorno dopo siamo andate in macchina quasi fino in Canada in un centro commerciale più grande dove ho avuto lo stesso identico problema, il che mi ha portato a bestemmiare in aramaico tutto il tempo. E c'era il 50% su tutto il negozio da Abercombie e Hollister machecazzoaaaaaaarghhhh
Siamo tornati a casa dei nonni dove siamo rimasti una giornata, poi casa dolce casa, il deserto.

Conclusioni? Non dico che non sia stato bello, ma il punto delle feste in famiglia è il fattore famiglia e io non mi sono mai sentita più estranea come in quel weekend. E qui mi rimangio quello che dicevo sull'essere diventata più estroversa, nelle situazioni di disagio proprio non sono capace di essere socievole e credo che l'unica opinione che ho lasciato a Rebecca sia che l'exchange di quest'anno è noiosa e silenziosa. Non è stata una festa in famiglia, solo un seguito interminabile di ore davanti alla tv a guardare il football, la parata del ringraziamento, una gara canina e altre cose di cui avrei fatto volentieri a meno e giuro di non avere mai passato una giornata lunga come quella di giovedí, in salotto a fingere di guardare la tv per ore scandita dallo zio che come un metronomo tirava su con il naso. Non voglio essere tragica ma solo obbiettiva e di sicuro non sto cercando di parlare male della mia famiglia ospitante, però questi sono i fatti e mentre loro possono avere un exchange student ogni anno questo è stato il mio primo e probabilmente ultimo giorno del ringraziamento, un'esperienza bella fino a un certo punto.
Ora vi lascio perchè devo prepararmi, il per fare cosa spero di riuscire a comunicarvelo nei prossimo giorni. Perdonatemi se questo post fa un po' schifo ma volevo raccontare qualcosa sul ringraziamento, la prossima volta mi impegno di più. Ciao fantasmini belli, tanto amore per voi, bye!

lunedì 11 novembre 2013

Homecoming, spirit week e powderpuff game

Si, lo so che non scrivo abbastanza e dispiace anche a me ma davvero ho pochissimo tempo, quindi rimando il post sul secondo mese perchè voglio raccontarvi un po' di cose che sono successe da quando ho aggiornato l'ultima volta, via con il post più lungo della storia.
Prima di tutto un sacco di tempo fa sono andata con l'host family a Leavenworth, una allegra cittadina nella quale gli abitanti finti tedeschi festeggiano l'Oktoberfest per strada. Devo dire che l'Oktoberfest non ha molto senso quando non puoi bere birra e andandoci mi sono anche persa un compleanno e un'uscita con due amiche di american lit, damn.
Il 21 Ottobre poi alla Richland High è iniziata la Spirit Week, ovvero la settimana di preparazione all'Homecoming con un codice di abbigliamento diverso ogni giorno. Lunedì era il Lazy Day e i corridoi erano pieni di studenti in tuta, pigiami e quella specie di ridicolissimi pigiami interi che sembrano una tutine da neonato, alcuni si sono anche portati dietro cuscini e coperte. Io ho bellamente buttato al vento la mia dignità presentandomi con i miei pantaloncini del pigiama con le rane <3

Nel bel mezzo del corridoio con il mio bellissimo pigiama. Si, la mia faccia è censurata, c'è un buon motivo.

Dopo scuola ho avuto il primo allenamento con le powderpuff (il powderpuff game è una partita Seniors contro Juniors in cui le ragazze giocano a football mentre la squadra di football tifa vestita da cheerleaders, sono corsa ad iscrivermi appena ne ho sentito parlare). Ovviamente sono arrivata in ritardo e ho cercato di raggiungere il campo accorciando i tempi passando in mezzo alla scuola facendomi quasi chiudere dentro. Ho dovuto fare il giro due volte perdendo quasi un quarto d'ora, mi sono ritrovata davanti a tre campi senza sapere quale fosse il mio e ho trovato quello giusto solo al terzo tentativo accumulando un ritardo di mezzora e saltando la spiegazione delle regole. Yay.
Martedì, twin day, è stata una giornata pienissima, io e Carla siamo arrivate a scuola con pantaloni, vans nere e una camicia con dinosauri che abbiamo comprato al mall domenica. Dopo scuola abbiamo intagliato zucche all'international club e poi io e Carla ci siamo semiperse nel tentativo di cercare Stabucks (che alla fine abbiamo trovato) o un posto dove passare qualche oretta perchè alle sei avevamo allenamento di nuovo e non volevamo tornare a casa.
Mercoledì era "Where is Waldo" day, dovevamo vestirci a strisce e cercare Waldo nascosti nella scuola, poi alle sei Powderpuff game. Ho avuto qualche problema a causa dell'orario, ma come un angelo sceso dal cielo Megan è passata a prendermi e mi ha portata a scuola in macchina in tempo. Abbiamo fatto la foto per l'annuario, mi sono resa conto che non avevo preparato la mascherina per i denti, quindi io è Aureliane abbiamo provato a sistemarle dal bagno all'ultimo minuto con il solo risultato di ustionarci le mani, poi la partita è iniziata. Le cheerleaders erano meravigliose, mi sono innamorata di tutte. Erano ragazzi mezzi nudi con imbarazzanti parrucche che strillavano con voce femminile e giuro che facevano morire dal ridere. 

Parte dello spettacolo delle cheerleaders nella pausa tra il primo e il secondo tempo. Li amo tutti.

Se consideriamo che l'unica volta che ho toccato la palla è stato quando è caduta di mano al coach e gli l'ho restituita, la partita è andata bene e comunque mi sono divertita, conoscendomi è incredibile come abbia giocato senza entrare in panico nemmeno un po' iscrivendomi senza praticamente sapere le regole del football. E' davvero strana l'emozione che si prova giocando di fronte a tutta la scuola con delle cheerleaders maschili che tifano per te, cercare con lo sguardo i tuoi amici sugli spalti e renderti conto delle centinaia di persone che ti stanno guardando. Alla fine della partita, ovvero quando abbiamo vinto e ho smesso di correre a casaccio per il campo fingendo di sapere cosa stessi facendo mi è presa una sensazione davvero strana. Yuriy e Ive sono scesi in campo e io guardando l'edificio della scuola con la gigantesca scritta "bombers" in verde mi sono ricordata di quando ho letto quella parola per la prima volta il giorno in cui mi hanno assegnato la famiglia mentre con google maps cercavo di immaginare la mia vita a Richland. Con addosso la divisa rosa dei Seniors, con due amici che un mese e mezzo prima non avevo mai visto e nemmeno vivevano nel mio stesso stato, il freddo che condensava il mio respiro in nuvolette e l'edificio scolastico immerso nel buio qualche centinaio di metri più avanti mi è presa davvero una sensazione di irrealtà. Due mesi fa mi sarei iscritta a questa partita non conoscendo praticamente nessuno della mia squadra, sapendo che sarei stata vista da duemila studenti e senza nemmeno sapere le regole? Senza staccare gli occhi dalla scritta bombers in verde nel giro di dieci secondi ho ripensato a tutte le aspettative che avevo prima di venire qua, a quello che mi aspettavo e a quello che mi ha sorpresa, ho ripensato a quando è arrivata la telefonata che mi ha informato sulla famiglia e mi sono messa a correre per la casa urlando mentre Francesca faceva considerazioni inutili sui pantaloncini da tennis, alla prima volta che ho parlato con Ashley su facebook e alla prima volta che ho visto la scuola dal vivo.
Sono emozioni che semplicemente si devono provare per essere capite fino in fondo. E per quanto non sia ancora felice qui nonostante la stabilità, per quanto non sia capitata nella migliore scuola o nello stato che avrei voluto mi rendo conto di quanto scegliere di buttarsi in quest'anno sia stata la decisione migliore che potessi fare.

Seniors a fine partita <3

In ogni caso giovedì è stato il Jersey day, quindi mi sono fatta prestare una maglietta da Derrick. Per chi non lo sapesse (io due settimane fa compresa) "jersey" sono le magliette sportive di una squadra, sinceramente non mi viene in mente un termine italiano con cui tradurre. Venerdì era anche la giornata dell'homecoming game, ovvero la grande partita di football che conclude la Spirit Week, quindi è stato il green and gold day (colori della scuola).  Mentre io cazzeggiavo allegramente con Ebba, Carla e Stefanie senza degnare la partita di uno sguardo i bombers hanno vinto di nuovo e alla fine della partita si sono spente le luci e sono partiti i fuochi d'artificio mentre in una scena che sembrava uscita da un telefilm tutta la scuola è corsa giù dalle gradinate, scavalcando la recinzione   (balzo di un metro e mezzo) e  radunandosi nel campo correndo. Altro momento che non sarà facile da dimenticare.
Sabato c'è stato l'Homecoming vero e proprio, ovvero il primo ballo dell'anno. In teoria bisognerebbe andarci con un date, ovvero dovresti essere in coppia con qualcuno di sesso opposto, ma l'unica persona che mi ha chiesto di andare con lui è stato Ali in parecchie situazioni imbarazzanti. Prima me l'ha proposto una decina di volte inserendolo a caso nei discorsi come se mi stesse chiedendo di andare a prendere una merendina alle macchinette quando in teoria dovresti chiederlo in modo carino, come ad esempio ha fatto Derrick con la sua date mettendo un bigliettino in un cupcake. 
Poi un giorno si è presentato a letteratura con un mazzo di rose rosse, il che mi ha lasciato abbastanza perplessa visto che già gli avevo detto di no. Più o meno due settimane e mezzo dopo ero a lunch e stavo mangiando quando arrivano Andre e Lucas correndo con le convulsioni dal ridere, entrambi con rose nei vestiti e tra i capelli, informandomi che Ali stava arrivando. Prima di reagire e scappare via o poter fare qualcosa è arrivato e mi si è inginocchiato davanti mentre una folla si radunava intorno. Mi ha dato due mazzi di rose rosse, uno di rose bianche e fiori a caso in un vaso di vetro, il che mi ha dato non poche complicazioni visto che quel giorno avevo anche il neonato finto di child development (cosa di cui non ho ancora parlato, ops). Se il suo piano era di farmi sentire cattiva e dire di sì non ha funzionato in ogni caso, e per quanto sia un gesto carino se ti ho già detto di no quindici volte cercare di mettermi in imbarazzo davanti a un sacco di gente non è la mossa giusta. In ogni caso i fiori nel vaso di vetro non sapendo come portarli a casa sono rimasti nell'armadietto di Stefanie per settimane, finchè lei stufa del fatto che non li avessi ancora spostati li ha distrutti insieme a Carla per scrivermi un messaggio carino nel bel mezzo del corridoio. Aw.


Tornando al discorso iniziale niente date, quindi ero in gruppo con un po' di exchange students e amici a caso che ognuno ha portato. Siamo andati a casa di Sam per mangiare e fare foto e poi ci siamo diretti al ballo.

Foto con tutti gli exchange tranne Ebba che ha cenato con il suo date e Ali. Da sinistra, Ive, io, Aureliane, Andre, Stefanie e Timo, in basso Carla e Isaac.

Io avevo comprato delle scarpe orribili e scomodissime qualcosa come due ore prima solo perchè si abbinavano al vestito e subito dopo le foto mi sono infilata un paio di comode vans, ma ho comunque passato tutta la sera cercando di respirare nel vestito di Megan decisamente troppo stretto. In ogni caso è stato divertente, abbiamo ballato tutto il tempo e alla fine siamo andati a casa di una ragazza a vedere un film. Mentre vagavo per la pista cercando qualcuno che conoscessi a un certo punto un ragazzo mi viene addosso, io lo guardo male e mi afferro la spalla, poi mi cade l'occhio sulle mie dita piene di sangue. What the heck, seriously. Mi sto ancora chiedendo esattamente cosa sia successo, ma credo di essere stata colpita da una rosa. Sul serio, quante possibilità c'erano che succedesse? A distanza di una settimana ho ancora una spalla blu, boh. In ogni caso è stato divertente, considerate i balli scolastici delle specie di discoteche in cui tutti sono vestiti bene e vieni sbattuto fuori se balli in modo troppo provocante.
Resoconto finito, anche perché questo post è decisamente diventato troppo lungo, prometto che cercherò di scrivere più spesso. In ogni caso ho aperto un tumblr per postare foto a caso e pensieri da una frase che non meritano un post intero, giusto perchè ho millemila foto che non carico da nessuna parte e un diario fotografico è sempre divertente da riguardare, anche se tumblr non mi è mai piaciuto e non so se e quanto sopravviverà.
Ora vi saluto, prometto di farmi risentire presto!

martedì 17 settembre 2013

Primo viaggio, prima partita, prima festa, primi amici

Sono le undici e sono seduta sul mio letto, bagnata fradicia dalla testa ai piedi. E sapete perchè? Perchè Andre e il ragazzo russo del quale non ricordo il nome sono due idioti. Ma facciamo un passettino indietro.

Sono qui da ormai tre settimane e mezzo. E' davvero assurdo pensarci, non mi sembra possibile che il tempo voli in questo modo e che quasi un decimo della mia esperienza sia già volato via. Voi penserete chissenefrega, dieci mesi sono tantissimi, ma non potete capire questa stranissima sensazione che si prova vedendoti la vita scivolare via con l'avanti veloce.
Sono rimasta a parlare dei primi tre giorni di scuola, il che vuol dire che sono indietrissimo e vi racconterò più o meno cosa è successo in tutto questo tempo, mi spiace ma davvero non ho mai tempo di scrivere!
Il primo week end sono andata con la mia hostfamily e Cleveland (il ragazzo di Ashley) a Silverwood, un parco divertimenti in Idaho. E' strano vedere come Cleveland sia a tutti gli effetti un membro della famiglia: viene sempre con noi se andiamo da qualche parte, insiste perchè io non paghi quando usciamo, lo ritrovo in casa la mattina presto a fare il cubo di rubik in cucina o a riparare qualcosa quando torno da scuola. Non so se è una cosa americana o dipende solo dalla mia famiglia, ma è bello vedere un rapporto così "alla luce del sole", senza imbarazzo davanti ai genitori e così naturale. Nel senso, io credo che non riuscirei ad andare con naturalezza alla fiera del paese con tutti i parenti del mio ragazzo o a un parco acquatico ridendo e scherzando con sua mamma, ma Cleveland tratta Derrick e Alinda come fossero suoi fratelli e sembra sempre a suo agio con tutti.
Credo che dipenda dal fatto che qui negli Stati Uniti le relazioni tra adolescenti vengono prese molto più sul serio che in Italia, da quanto ho visto io qui non esiste il "ci siamo baciati ma è solo un amico" "non so se mi piace, ci stiamo solo frequentando" o "non è niente di serio, è una storiella così".
Ma sto divagando, parlavo di Silverwood. Dunque, è stata una giornata divertente e sono stata sulla montagna russa più alta che abbia mai visto, non so con quale coraggio. Ho strillato con tutto il fiato che avevo in gola e una volta scesa non riuscivo più a fare funzionare le gambe, ma questi sono dettagli, suvvia.
Nel momento della foto io avevo le mascelle spalancate, Derrick fingeva di dormire, Cleveland cercava di dare un bacio sulla guancia ad Ashley che "sorrideva" (parole sue). Non so come funzioni in America, ma quello a casa mia è un urlo terrorizzato più che un sorriso hahaha
Comunque il giorno dopo Ali mi ha invitato ad uscire con lui e qualche altra persona conosciuta a scuola compreso il misterioso exchange brasiliano che non avevo ancora mai visto, ovvero Andre, che comunque non si è presentato perchè doveva andare a messa con la host family. Siamo andati al bowling dove ho conosciuto Sundas, una ragazza che dice dice di essere ossessionata dall'Italia e mi ha fatto un sacco di domande, sua sorella Sunbal che è nella mia classe di fotografia, una cheerleader della quale non ricordo il nome e Mallory, un'altra ragazza simpaticissima che ha iniziato a chiedermi cose come "Do you like asians hot guys?". Ogni volta che Mallory cercava di parlare con me Sundas le strillava "She's mine, take another exchange student!" hahaha le adoro. Abbiamo giocato un po', abbiamo fatto foto stupide in una cabina, abbiamo vinto un pupazzo orribile e con i punto guadagnati giocando abbiamo scelto come premio delle caramelle e dei glittery jewel tatoos, ovvero tatuaggi da principesse, che cosa matura <3
Mi hanno detto di cercarle il lunedì dopo per mangiare con loro e mi hanno invitato ad andare insieme all'homecoming (che ricordo essere a fine ottobre), peccato che il lunedì non ho trovato il loro tavolo da nessuna parte. Martedì ho trovato Sundas e ho mangiato con lei e Ali, ho conosciuto un suo amico ucraino dal nome impronunciabile e Andre, l'exchange brasiliano, la persona più estroversa sulla faccia della terra.
Nei giorni seguenti ho fatto abbastanza amicizia con Stefanie e ho iniziato a mangiare sempre con lei in quello che ormai è l'"exchange table" con me, lei, Lucas (dalla svizzera), Andre e Ali oltre alle amiche di Megan, hsister di Stefanie. Nonostante le incomprensioni linguistiche sono divertenti, riusciamo a capirci e scherzare sempre. Mi torna in mente l'episodio in cui Andre mi ha invitata ad andare all'homecoming con Ali e Ali con Andre, e quando al mio ironico "Sure!" Ali si è offeso e ha continuato a ripetere "What's wrong with me?" per dieci minuti abbiamo tutti riso fino alle lacrime.
Davvero, dovreste vedere Ali mentre cerca di esprimersi con il suo pesantissimo accento arabo, è uno spettacolo che fa morire. Lo ammiro perchè nonostante non sappia mai comportarsi per via del suo paese completamente diverso e le sue difficoltà linguistiche cerca sempre di essere socievole, anche se i risultati non sono sempre quelli sperati. Se senti un gruppo di persone ridere sguaiatamente in classe, in mensa o a una partita, una volta su tre ti giri e lo vedi in mezzo a loro.

La mia vita va avanti così, ho la mia routine, ho qualcuno con parlare più o meno in ogni classe, sto conoscendo gente e stringendo amicizia. Ho notato che più mi sento a mio agio con una persona meglio mi esprimo in inglese, e lentamente a piccole dosi sto mettendo via la timidezza.
Alla prima riunione dell'International Club ho rincontrato Sundas, ho conosciuto un bel po' di persone della quale ho già dimenticato il nome e ho finalemente conosciuto quasi tutti gli altri exchange. Siamo undici, dio mio. Undici!
Stefanie dall'Olanda, Ali dall'Arabia Saudita, Aurelienne dalla Francia, Lucas dalla Svizzera, Ebba dalla Svezia,  Carla dalla Spagna, Ive dalla Slovacchia, Andre dal brasile e altri due che sono nella squadra di football e quindi non ho mai visto. Sto dimenticando qualcuno, uhm.
Ive prende il mio stesso scuolabus al mattino, quindi ci sediamo sempre vicine a chiacchierare, finalmente mi sento sempre più integrata.
La settimana scorsa sono andata alla mia prima partita di football. Dovevo incontrarmi con Stefanie, quindi il mio hdad mi ha portato a scuola e io ho aspettato che lei arrivasse e mi mandasse un messaggio, visto che lei aveva il mio numero ma io non avevo il suo. E aspettato. E aspettato. E aspettato.
*deja-vu*
E aspettato. Per cinquanta minuti.
Non potevo contattarla in nessun modo e lei non arrivava. Ho chiesto a Ashley il numero di Megan ma non rispondeva. Tenevo davvero tanto a vedere il mio primo pep rally e la prima partita, ma mi sono limitata a stare seduta nel parcheggio per quasi un'ora vedendo ragazzi vestiti con i colori della scuola dirigersi in palestra. Ho sentito la musica iniziare, le urla, l'inno della Richland High, la gente che entrava correndo in ritardo, la musica che continuava e poi finiva, mentre io ero da sola seduta contro a un muro. Ammetto di avere pianto per la prima volta.
A chilometri da casa, con la host family a una partita di hockey e quindi senza la possibilità di tornare a piedi, senza sapere cosa fare mentre sentivo le urla e la musica del pep rally che avrei tanto voluto vedere mi sono sentita davvero sola per la prima volta. Sola, spaesata, senza la possibilità di tornare a casa o fare qualcosa che non sia aspettare ho davvero per la prima volta sentito la mancanza dei miei amici, quegli amici che non ti lasciano sola in un parcheggio cinquanta minuti.
Ho davvero avuto un piccolo attacco di homesick e un passante che mi ha vista mi ha offerto uno dei panino che stava portando. Americani.
Comunque a un certo punto Stefanie mi ha chiamata dicendomi che non era riuscita a farlo prima perchè aveva il mio numero sbagliato e siamo andate al campo, anche se ho perso il pep rally. La partita era fantastica, ma ancora migliore è tutto ciò che ci viene costruito intorno: l'orchestra, i numeri delle cheerleaders, il corpo di ballo, lo school spirit.
Lo school spirit è davvero una delle cose che mi piacciono di più degli stati uniti. Siamo seri, in Italia a quante persone interessa davvero della propria scuola? Baste guardare le pareti del Brera, i banchi inutilizzabili per i troppi tagli e le porte sfondate dei bagni per rispondere. Qui invece c'è un forte senso di appartenenza alla propria scuola, inni, persone che si dipingono la faccia e strillano come se stessero guardando una partita di serie A. Per i corridoi ci sono ovunque cartelloni con la scritta "welcome home" e frasi che incitano noi bombers (soprannome degli studenti che deriva dal nome della squadra di football), il simbolo della Richland High è stampato su qualunque cosa e tutti hanno felpe e magliette della scuola.
Venerdì sono stata di nuovo a un football game ma sinceramente non ho guardato la partita più di tanto. Sono arrivata con Derrick e una volta lì ho incontrato Carla, Eve e Andre; si sono poi aggiunti Ali, Lucas, Sunbal, il suo amico ucraino e un sacco di gente, e diciamo che abbiamo passato il tempo a chiacchierare e a tirarci ghiaccio (si, davvero) invece che guardare la partita. Ho anche conosciuto due senior, una ragazza simpaticissima che è con me a lit (When is the next international club meeting? You guys are so cool!), una ragazza della squadra di basket e altre persone random.
Domenica sono andata a una festa a casa di Andre, il che spiega perchè sono bagnata dalla testa ai piedi con i vestiti appiccicati addosso. Alla festa ho trovato Carla e Ive, con cui sto facendo molta amicizia in questi giorni, ovviamente Andre, la sua hsister e qualche altra persona che conosco. Lì ho anche conosciuto il russian dude che mi ha presa in braccio e si è lanciato in piscina e un altro po' di gente random.
A un certo punto dopo che Carla e Ive se ne sono andate mi sono trovata sola e mi sono messa a giocare a Just Dance con due completi estranei, cosa che un mese fa non mi sarebbe mai passata per la testa. Uno dei due comunque è un Junior nella mia scuola, si chiama Scott e abbiamo chiacchierato per un bel po', mi ha chiesto che lunch abbia ma siamo a orari diversi. Comunque mentre parlavo con lui sono stata afferrata a sorpresa dal ragazzo russo che mi ha presa in braccio e mi ha letteralmente lanciata in piscina con scarpe e tutto, chebello. Il punto è che entro dieci minuti dovevano venirmi a prendere i miei host parents in macchina, infatti dopo qualche minuto Derrick inizia a chiamare mentre io ero ancora nella fase nella quale tre persone diverse cercavano in tutti i modi di impedirmi di respirare.
Quando hanno iniziato a cercare di tirarmi dentro mentre in due mi tiravano fuori dalla parte opposta rischiando di strapparmi le braccia ho iniziato a strillare in italiano e credo di avere sentito una ragazza che chiedeva confusa "Is she talking in some another language?" hahahahaha
Scott, che si era eroicamente gettato in piscina con i pantaloni improvvisando quello che credo fosse un tentativo di un salvataggio mi ha aiutata a cercare le scarpe che in un primo momento ho tirato addosso ad Andre e Lucas, poi sono corsa via presentandomi davanti alla macchina dei miei hparents con i vestiti incollati addosso e le scarpe in mano, mentre Alinda rideva come un'idiota e Derrick continuava a ripetere cose come "Do you know how I feel? Dry".

Okay, senza stare a fare una telecronaca minuto per minuto il succo è che sono contenta di avere trovato degli amici, per quanto idioti, e sono nella fase di adattamento.
A scuola va tutto bene, i compiti non sarebbero tanti ma prendono un sacco di tempo per quel piccolo inconveniente chiamato lingua inglese che sembrerebbe perseguitarmi. Tralasciando il giorno della prima partita non ho avuto particolari momenti di tristezza, solo sensazioni di nostalgia che tendono a passare abbastanza in fretta, per fortuna. Nemmeno per un secondo mi sono pentita della scelta di partire o ho voluto tornare in Italia, gli unici dubbi che mi sono venuti sono sulla scelta degli Stati Uniti, ma questo post sta diventando troppo lungo per parlarne.
Parlando di argomenti inutili non mi sono ancora pesata, ho paura. Guardandomi allo specchio non mi sembro ingrassata, ma se penso a cosa ho mangiato in questo mese mi viene male.
Chiudendo la breve parentesi peso non so mai come concludere i post, au revoir devoandarepromettounaggiornamentoabreve