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domenica 28 settembre 2014

Ritorno a casa

Non sono mai stata una persona da pianti, ma nell'ultimo periodo credo di essermi disperata più di quanto non abbia mai fatto in vita mia. La sera in cui sono partita ho pianto silenziosamente mentre salutavo con lo sguardo la città, fino ad addormentarmi. Sorridevo con gli occhi lucidi leggendo la lettera di Carla, che mi aveva dato al mio compleanno facendomi promettere di aprirla solo sull'aereo. Arrivati a New York, dove siamo stati quattro giorni, ho pianto in taxi con la testa contro il finestrino quando mia madre ha fatto un riferimento alla mia famiglia ospitante, e di nuovo sul cuscino quando in hotel è arrivata l’ora di andare a dormire. Sono stata tranquilla per i quattro giorni nei quali sono stata con la mia famiglia a New York, poi sono stata di umore orribile sull’aereo per Milano e quando per la prima volta, uscita dalla stazione centrale, ho rivisto la mia città. Pensavo che sarei stata felice di vedere Milano, ma mi sbagliavo. 
Sono arrivata a casa con una sensazione di intontimento e dopo avere fatto due passi in casa sono scoppiata a piangere di nuovo, per poi asciugarmi le lacrime e fare finta di nulla quando sono arrivati mia madre e mio fratello. La prima cosa che ho fatto è stata andare in camera mia e tirare fuori la bandiera americana intenzionata a metterla sulla parete, ma poi mi sono resa conto che è troppo grande e non c’è nemmeno la metà dello spazio necessario su nessun muro. Sono rimasta seduta sul letto con la bandiera in braccio per dieci minuti, senza osare metterla giù o fare nient'altro. Sono stata improvvisamente assalita dal fatto che ormai ero a casa, non era più quasi finita ma il mio anno si era concluso del tutto, per sempre, in quel preciso momento. Non avevo voglia di disfare i bagagli, vedere i miei amici italiani o nemmeno alzarmi dal letto, quindi ho scritto a Stefanie. Sono rimasta di umore nero per qualche ora, ma poi è arrivato a trovarmi un amico, che nonostante avesse avuto la terza prova di maturità quella mattina è montato su un treno (vive in Veneto) ed è venuto a trovarmi a sorpresa :)

Da lì è stato un crescendo, ho rivisto tutti i miei amici e nonostante la nostalgia ero di buon’umore, il periodo di crisi nera è andato solo dall’ultimo giorno ai primissimi in Italia. La cosa strana è che nella settimana prima della partenza ero così in ansia da non riuscire a dormire o mangiare, per quanto sembri esagerato. Ho passato notti a rigirarmi tra le coperte per ore e ore, senza riuscire a chiudere un occhio per il pensiero "ehy, tra tre giorni parti!" che continuava a farmi capolino in testa. L’insonnia è passata dopo la partenza (o forse si è solo camuffata da jetlag) mentre la sensazione di stomaco chiusissimo e contratto che già avevo prima di partire è andata avanti un bel po'.
I primi giorni la cosa più strana per me è stata sentire gente intorno a me che parlava italiano, mi ero completamente disabutuata all'idea che ci fossero altre persone che conoscono la lingua che per dieci mesi è stata solo ed unicamente nella mia testa. Mi sembrava impossibile che potessero essere così tante, ovunque, a parlare e capirsi a vicenda, non potevo fare a meno di fissare ogni passante italiano a New York e stupirmi che davvero ci fosse qualcuno che parla italiano al mondo e che non fosse solo la mia immaginazione. So che sembra una cazzata, ma vi assicuro che è una sensazione assurda.
Ho perso tutti i congiuntivi, e mio fratello me li ha fatti riprendere a forza prendendomi a sberle ogni volta che ne sbagliavo uno (grazie Ale <3). 
Nel primo periodo poi non riuscivo a frenare l'istinto di parlare in inglese. Se qualcuno mi rivolgeva la parola mentre ero distratta iniziavo la frase in inglese, oppure quando dovevo dire qualcosa velocemente tipo un "sorry" dopo avere pestato un piede a qualcuno in metropolitana. Parlando italiano mi saltano ancora in testa espressioni americane, e il non poterle usare è frustrante almeno quanto lo era non riuscirsi ad esprimere in italiano all'inizio. Ogni tanto traduco in mente dall'inglese all'italiano e i risultati sono sempre imbarazzanti, dal "lancio" detto invece di pranzo (lunch) e magazzino invece di rivista (magazine).
Comunque poi dopo una settimana a Milano sono partita per il mare. Mi sono goduta l’estate, tempo tremendo a parte, ho studiato molto più di quanto non avrei voluto e mantengo i contatti con l’America. Mi sento quasi tutti i giorni con Larry e Carla tramite whatsapp, e sempre con whatsapp parlo anche con Stefanie, anche se di meno. Su snapchat sento Derrick in continuazione e molto meno Ashley, ma tutto sommato me lo aspettavo. Tutti gli altri li sento un po’ meno, ma in qualche modo cerco di stare in contatto con tutti.L'America mi manca tanto, comè normale che sia. Ogni tanto vorrei essere ancora lì, vorrei che gli altri capissero come mi sento, o rimango triste quando vedo su facebook foto di persone che sono nella mia ex scuola o i miei amici americani che si divertono senza di me, ma immagino sia inevitabile. D'altra parte tante altre cose invece sono migliorate, dalle nuove amicizie, a un migliore rapporto con la mia famiglia e tanta motivazione e determinazione in più. Mi sento una persona più serena e più matura, sento di avere raggiunto un grande traguardo.
Ho fatto gli esami, ho ricominciato la scuola e sono contenta, sono decisa a uscire bene dal liceo e passare oltre. Non ho ancora progetti precisi sul cosa voglia fare, ma quest'anno mi ha aiutato moltissimo a farmi qualche idea sul mio futuro. A Natale io e Stefanie saremo a Barcellona da Carla, ci stiamo organizzando e dovrei comprare il biglietto aereo in questi giorni. Per quest'estate c'è un progetto ancora vaghissimo per una vacanza in treno in giro in Europa con anche Timo e tutti gli altri, sperando che sia realizzabile. Dopo quest'estate ancora non so, ho mille progetti che vanno dallo studio all'estero, a un anno sabbatico di volontariato ed esplorazione, a tante altre idee. Per ora voglio solo finire quest'anno e andare avanti qualunque cosa il futuro mi riserverà. 
Come dicono sempre gli Americani alla graduation, "It's the first day of the rest of my life".

mercoledì 4 giugno 2014

Ultimi giorni di scuola

Ciao fantasmini, come state?
Vi scrivo dal mio backyard, qui è tiepido e c'è una luce stupenda, queste sere di inizio estate sono bellissime. Non vi aggiornavo più meno dal periodo in cui è partito Levani, che con il poco tempo che mi rimane mi sembra una vita fa. Ormai mi rimangono meno di due settimane, la scuola sta finendo ed è un periodo pieno di emozioni.
Mentre i ragazzi più piccoli avranno lezioni fino al dieci Giugno domani è l'ultimo giorno per i senior e venerdì c'è la graduation, sembra impossibile ma il tempo è già finito. Due giorni all'arrivo della mia famiglia, tre alla graduation, undici al mio compleanno e dodici al mio volo di ritorno, poi quest'anno diventerà un ricordo.
Sono successe tante cose in questo periodo e anche volendo non riuscirei a raccontarle tutte, quindi mi limito agli ultimi giorni. Ieri, ovvero lunedì, era l'ultimo giorno di scuola intero per i senior visto che oggi e domani ci sono le prove per la graduation. 
Questa settimana ho portato a scuola una bandiera americana da fare firmare a tutti e mettere da qualche parte nella mia camera, avevo un po' paura delle reazioni della gente visto l'ossessione che hanno per i simboli americani e facevo bene. Del tipo che c'è un modo particolare in cui bisogna piegarla, alcuni hanno trovato terribilmente offensivo che ci scrivessi sopra e mi è stato detto che se tocca terra devo bruciarla... hahahaha
Lunedì ho fatto i finals di American Lit e Psychology, di una facilità imbarazzante. Per darvi un'idea quello di American Lit era su un libro che non ho letto e la mia preparazione è stata leggere un'ora prima un riassunto su internet, avevo intenzione di copiare ma era così facile che non ne ho avuto bisogno.
Questa mattina, ovvero martedì, non avevamo lezioni e l'esercitazione per la graduation era allo stadio della scuola alle nove, quindi ho dormito un po' e mi sono fatta dare un passaggio da Yuriy. Arrivati lì mi sono resa conto che i senior sono come minimo 200 e giuro che non avevo mai visto prima la metà delle facce presenti. Ci siamo seduti sugli spalti ed è inizato un discorso lunghissimo sul quanto sia una cerimonia importante, ufficiale e blablabla, poi ha iniziato a chiamare i nomi in ordine alfabetico e chi veniva nominato doveva spostarsi sull'altra metà degli spalti nell'ordine in cui saremo il giorno della cerimonia.
Comunque non siamo stati chiamati, ci hanno detto che venerdì non saremo con gli altri ma tutti insieme in una zona del palco e verremo chiamati per ultimi. Inoltre mentre tutti hanno tunica e cappello verdi noi saremo tutti in nero, questa cosa mi fa sentire un po' discriminata haha
Comunque quando le prove sono finite, ovvero dopo più o meno due ore sotto il sole cocente, siamo andati a mangiare da Dairy Queen con Yuriy, Andre e Ive, poi siamo tornati a scuola per le lezioni del pomeriggio. Ho avuto l'ultima lezione di fotografia che ho passato metà in cafeteria con la gente del lunch A e metà a Studio Arts con Stefanie (non che di solito io sia nella mia classe haha)
Salutare Mr. Murphy mi ha un po' spezzato il cuore visto che è by far il mio prof preferito, ma ho promesso che tornerò a trovarlo domani. Dopo ho avuto il lunch B, l'ultimo pranzo con i miei amici, ancora più heartbreaking.
Abbiamo fatto un sacco di foto e c'era la stessa atmosfera divertente di sempre ma con un retrogusto di tristezza, non riesco a credere che non mangerò più gli orribili hamburger della scuola con loro durante una gara di foto a tradimento, non assisterò più al tentativo di Larry di imitare il linguaggio dei gesti italiano, non farò più l'idiota con Carla o litigherò furiosamente con Timo. Mi mancheranno da morire, sul serio. E lo so che probabilmente li rivedrò ancora un giorno, ma non sarà mai la stessa cosa. Non li rivedrò mai tutti insieme e non sarà mai più in questo contesto scolastico che ormai è la mia routine e al quale sono affezionata, questa idea mi spezza il cuore.

Il gruppo come me lo ricorderò sempre.
Io, Carla, Stefanie, Timo, Larry, Schuyler, Aureliane e Ive.

Suonata la campanella ho iniziato ad andare un po' in panico per Drama visto che avevo un final per la quale era preparata solo a metà, ovvero una prova di recitazione davanti a tutta la classe. La scena è andata abbastanza male perchè una delle protagoniste era assente ed è stata rimpiazzata da una ragazza che non aveva mai letto prima il copione. Ha rallentato tutto mancando qualche battuta e leggendo nell'ordine sbagliato, con la conseguenza di confonderci e fare sbagliare anche noi. Ovviamente non era colpa sua, comunque io sono andata bene quindi non me ne frega più di tanto. A metà della lezione alcuni junior ci hanno fatto un tributo musicale, è iniziato con loro che cantavano Radioactive degli Imagine Dragons accompagnati dalla cup song ed è finito con un sacco di canzoni diverse durante le quali il gruppo trascinava un senior alla volta in mezzo alla stanza e lo costringeva a ballare. Al mio turno la canzone è stata pa pa l'americano, giusto perchè un po' di finto spirito italiano non sta mai male haha
All'ultima ora ho avuto American Lit e anche se mi aspettavo di scoppiare a piangere non è successo. Il punto è che nonostante fosse la mia ultima lezione lì non era l'ultimo giorno di scuola, quindi era un momento confuso. Se l'ordine di questi due giorni fosse stato invertito e avessi avuto American Lit come ultima ora posso assicurare che avrei pianto come una fontana e mi sento di scommettere che Marissa e Stefanie mi avrebbero imitata.
Ho fatto firmare l'annuario in giro e quello che hanno scritto mi ha fatto venire gli occhi lucidi, non sarò scoppiata a piangere ma hanno continuato a bruciare per un bel po' dopo il suono della campanella. Dopo scuola sono andata con Marissa ed Erin da Dutch Bros (una specie di starbucks locale) e a prenderci un pretzel al mall, poi Erin è andata dal dentista e noi abbiamo fatto finto supporto morale mentre dalla sala giocavamo a mario cart sulla wii. Ho mangiato un sacco di junk food e a casa stavo di merda ma sto cercando di convincermi che essendo gli ultimi giorni me lo posso concedere.

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Ora scrivo da mercoledì, quello che è stato l'ultimo giorno di scuola. Domani a quest'ora starò abbracciando la mia famiglia e in due giorni ho la graduation, assurdo.
L'ultimo giorno è stato strano e pieno di emozioni. Ho preso lo scuolabus come ogni mattina per l'ultima volta e continuavo a cercare di imprimermi nella mente immagini della mia vita qui, ma fino all'ultima ora non riuscivo a rendermi conto e sembrava un giorno come qualunque altro. Sono arrivata a scuola stanca morta visto che ieri non ho dormito per un progetto che dovevo finire e al primo periodo durante government abbiamo guardato un film al quale non ho prestato attenzione per mezzo secondo. Alla seconda ora ho lasciato le mie cose nella classe di psychology e visto che ieri me lo sono dimenticata sono andata a restituire i bathroom pass a Mrs. Hatcher, lì ho trovato Carla e sono andata nella sua classe di fotografia da Mr. Murphy a cazzeggiare un po' prima di tornare in classe. Quando sono effettivamente tornata a psicologia stavano vedendo un film, ma non l'ho guardato mezzo secondo e ho parlato con Sundas e Sumbal tutto il tempo. Abbiamo fatto qualche progetto di cose da fare prima che io parta ma sono abbastanza sicura che alla fine non faremo nulla haha
Al terzo periodo ho avuto leadership, la mia ultima ora alla Richland High. Per tutta la mattinata avevo la sensazione di essere in un giorno normale, ma durante la terza ora ho davvero iniziato a sentire un peso sullo stomaco e la tensione. Ho dovuto presentare alla classe una specie di discorso/power point sui miei obbiettivi nella vita, la mia motivazione e i miei modelli di riferimento e mi sono ritrovata a parlare di quanto quest'anno sia stato implorante per me e mi abbia dato un'idea di cosa voglio dal mio futuro. Era un momento così pieno di emozione che credo di avere avuto un inglese terrificante, anche se tutti hanno detto che è andata bene. La ragazza che si siede vicino a me ha detto che si aspettava che scoppiassi a piangere hahaha
Non che avesse tutti i torti in realtà, le lacrime sono arrivate dopo. Abbiamo visto uno slideshow sugli atleti di track, e io continuavo a fissare l'orologio. Come colonna sonora del video c'erano tantissime canzoni che mi ricordano l'america e i balli scolastici, giusto per aggiungere un po' di tortura psicologica. Quando mancavano venti minuti ho iniziato a sentire gli occhi lucidi e le lacrime salire, cercavo disperatamente di guardare il video e fare finta di nulla ma al suono della campanella sono scoppiata. Stefanie vedendomi piangere ha iniziato anche lei e io non riuscivo più a smettere, continuavo a ripetere "it's over" e abbracciarla.
Qualheim (il prof) ci ha abbracciato e ha detto qualcosa di molto carino che davvero non ricordo, poi io e Stefanie ci siamo dirette verso lo stadio per la graduation practice. Mentre passavamo dai corridoi non riuscivo davvero a fermare le lacrime e sono stata abbracciata ancora un paio di volte, anche da una ragazza che non conosco haha
Continuavo a pensare a quanto sia stato un'onore essere un bomber, di quanto sia fiera della mia scuola e quanto mi mancherà. Se penso che non avrò mai più una classe con Mr. Murphy, eventi da organizzare a leadeship, pranzi con i miei amici o momenti di delirio ad American Lit mi vengono gli occhi lucidi anche ora. Semplicemente è finita e non c'è nulla che possa fare per rallentare il tempo, per quanto vorrei. Mi sentivo felice di avercela fatta ed essere arrivata alla fine di quest'anno bellissimo, fiera di me e della mia scuola, ma allo stesso tempo c'è il dolore della consapevolezza che sia finita per sempre.
Siamo andati allo stadio e abbiamo avuto le prove, anche se in realtà non abbiamo fatto assolutamente nulla. A mezzogiorno c'era il senior lunch/barbecue nel prato dietro ai campi da tennis ma la fila era infinita e sotto al sole cocente, quindi io, Carla e Stefanie siamo andate a prenderci qualcosa al bombers drive in. Siamo rimaste un po' la a parlare, poi visto che non avevamo nulla da fare e dovevamo aspettare le due e mezza per tornare a casa con lo scuolabus siamo andate nella classe di Mr. Murphy, dove abbiamo passato tutto il resto della giornata facendo foto a caso e importunandoci a vicenda.

Nella prima foto io e Aureliane e nella seconda io e Carla 
(non siamo grasse quanto sembriamo, giuro hahaha)

 Io davanti all'ingresso principale della scuola da perfetta turista

Questo è stato l'ultimo giorno, anche se credo che tornerò a scuola un altro paio di volte per ritirare documenti vari. In Italia sono le sette e quaranta del mattino e alle dieci la mia famiglia ha il primo volo per Francoforte, sono felice di vederli ma per qualche motivo l'idea del loro arrivo mi mette un'ansia assurda. Voglio mostrargli le Tri-Cities e la mia host family, ma allo stesso tempo l'idea di averli qui in un mondo nel quale non c'entrano nulla mi fa strano. Non riesco ad immaginarli al Toyota Center, lo stesso posto dove sono andata al prom con Andre e a tutti gli altri balli, in mezzo agli americani ad assistere alla mia graduation.  E a proposito di questo, il vestito che ho ordinato una vita fa non mi è ancora arrivato, incrociate le dita per me!
Non so mai come concludere ma ora vi saluto perchè devo riempire dei documenti, bye :)

martedì 4 febbraio 2014

Tristezza a palate e novità

Ciao fantasmini del mio cuore. Sono le otto e cinquanta, e visto che Alinda sta facendo la doccia probabilmente finendo l'acqua devo aspettare almeno le nove e mezza per il mio turno, quindi vi scrivo. Si, lo so che vi interessava, non c'è di che.
Credo che l'ultimo post risalga al periodo dei finals. Devo dire che ci sono stati un sacco di cambiamenti da allora, e ciò che mi ha probabilmente colpita di più è stata Ebba. Non ho parlato molto di lei in questo blog ma era l'exchange svedese, una ragazza adorabile a cui voglio un sacco di bene e che oggi ha preso un aereo per casa, mesi prima del previsto. Non mi inoltrerò a parlarvi dei suoi problemi perchè non mi sembrerebbe giusto, ma un anno all'estero a volte ti mette davanti problemi più grandi di te, che non riesci più a superare da solo per quanto tu non voglia arrenderti. 
Mercoledì scorso a pranzo Carla mi ha detto che sarebbe tornata a casa, io mi sono messa a ridere e non ci ho creduto. Oggi, domenica, sono tornata all'areoporto di Pasco dopo cinque mesi e l'ho abbracciata per quella che spero non sia l'ultima volta. Io, Carla, Stefanie e Shuyler la guardavamo impacciata fare passare le sue cose sotto il metal detector mentre la sua host family piangeva, e io non sapevo davvero come sentirmi. So che è la cosa giusta per lei e che a casa starà meglio, ma non posso fare a meno di desiderare egoisticamente che fosse rimasta qua con noi.
Tornando a casa in macchina con Shuyler ho fatto di nuovo lo stesso percorso dall'areoposrto a Richland che avevo fatto il 23 agosto ed è stato strano rendersi conto di come le cose si siano evolute, di come siano passati cinque mesi. La prima volta su quella strada la famiglia era in completo silenzio, io guardavo stupita il deserto fuori dal finestrino e quando cercavano di dire qualcosa facevo fatica a capire; a distanza di qualche mese mi ritrovavo lì dopo avere dato un addio, riconoscendo la strada e gli edifici intorno a me, sulla macchina di un amico che mi stava dicendo quanto piangerà a giugno quando partiremo tutti.

Sto continuando a scrivere dalla classe di fotografia, dov'ero rimasta? Si, cambiamenti. Di nuovo. Con il secondo quadrimestre questa classe si e` spostata al quarto periodo quindi sono piena di compagni nuovi e non conosco nessuno eccetto Ali, mi sembra di essere tornata al primo giorno. In questi momenti in cui tutti attorno a me si conoscono mi rendo conto che forse non sono diventata poi cosi` socievole haha
Ma ho tanto tempo per socializzare, convinciamoci di questo. Oggi sono di buon'umore perche` nonostante Ebba l'ultima settimana e` stata piena e movimentata. Mercoledi`, giorno in cui ho scoperto che sarebbe partita, siamo andate a mangiare con Stefanie e Carla in un locale all'americana molto anni 50 e mentre loro erano agli allenamenti di cheerleading io ed Ebba siamo andate al mall. Lei ha comprato un`altra valigia e poi ci siamo lanciate in un po' di shopping inutile. Giovedì visto che a breve ci saranno i provini per il Mago di Oz io e Stefanie volevamo fare qualche prova in una delle aule insonorizzate di coro, ma visto che si sono rivelate tutte occupate abbiamo dovuto optare per una specie di sgabuzzino, pieno di vestiti e un pianoforte. Si, un pianoforte, non chiedetemi perche`. Venerdì c'era un torne di dodgeball dopo la scuola, sono andata con Ive, Shuyler ed Ebba ed è stato divertente. C'era una squadra di prof che è arrivata in finale, perdendo una partita sola. Rendetevi conto che i prof hanno stracciato tutti, compresa la squadra dei ragazzi fighi e muscolosi di football, non so se mi spiego. Sabato dovevamo uscire con Ebba e abbiamo tutte cancellato i piani per la giornata ma lei non poteva, che culo. Dalle cinque alle nove invece sono andata a scuola con Ashley e Derrick, c'erano due grandi partite di basket e abbiamo dovuto lavorare al bar per due ora di fila, senza sederci o fermarci un secondo. La parte migliore e` che non siamo stati pagati, e quando avevo sete ho dovuto comprare una limonata di quelle che stavo vendendo. In pratica ho pagato due dollari per lavorare quattro ore, la vita e` bella.
Dopo la partita sono andata a casa di Erin e ho dormito li` con Marissa. Hanno fatto le cretine tutta la sera ma e` stato divertente, anche se mi sono ritrovata a cucinare pasta alla carbonara all'una di notte.
Il mattino dopo Erin mi ha portata all'areoporto, Shuyler mi ha portata a casa e poi sono andata a casa di Marissa per la finale del Super Bowl. Per chi non lo sapesse il Super Bowl e` il piu` grande evento sportivo americano, un tornero di football che viene trasmesso ogni anno e che viene guardato da tutta l'America. La partita era Seahawks (squadra di Seattle, ergo la mia squadra <33) contro Broncos e abbiamo vinto qualcosa come 56 a 8, hanno giocato malissimo.

GO SEAHAWKS! WOHOO!

Sono tornata a casa correndo per sfuggire ai mostri nascosti nell'oscurita`, come faccio sempre sulla lunghissima strada buia che c`e` tra casa mia e quella di Marissa. Si lo so, sono un'idiota, ma in mia discolpa posso dire che mi era morta la torcia del cellulare e l'anno scorso ho letto un libro sui serial killer americani. A casa non ho fatto nulla fino a quando a mezzanotte mi sono resa conto di essermi dimenticata i compiti. Plot twist: sono un'idiota.
Questa e` stata la mia settimana, e mi sono ripromessa di cercare di organizzare piu` cose da fare nei giorni scolastici, perche` restarmene sempre con le mani in mano mi uccide.
So che questo post è stato un po' inutile e a casaccio, ma la campanella sta per suonare quindi vi saluto, ciao ragazzi e grazie delle quasi 5000 visualizzazioni!

domenica 1 settembre 2013

Primi giorni

Cinque giorni. E' da solo cinque giorni che sono qui e sto iniziando lentamente a sentirmi sempre più a mio agio, sempre più a casa.
Sono arrivata nell'aeroporto di Pasco più o meno alle sei di pomeriggio e ho trovato la famiglia ad aspettarmi: David (hostdad), Paula (hostmom), Ashley (hostsister, 17 anni) e Derrick (hostbrother, 15 anni). Alinda, la mia sorellina ospitante di sette anni non c'era perchè era a nonhocapitoafarecosa.
Quando sono arrivata li ho salutati e siamo andati ad aspettare la mia valigia al nastro dei bagagli. 
E aspettare. E aspettare. 
E fu così che la mia valigia non arrivò, che bello.
Siamo andati a denunciare la perdita della valigia, mi hanno portato a vedere la casa e poi siamo andati a mangiare da Red Robin, una specie di ristorante molto all'americana che c'è a Richland, e in questo lasso di tempo ho notato due cose.
a) Non capivo assolutamente nulla. Sarà stata la stanchezza o l'emozione, fattostà che afferravo una frase su tre.
b) Richland è nel bel mezzo del deserto. Si, il deserto. La poca erba che c'è è secca e gialla e dall'aereo ho visto chilometri e chilometri di landa desolata, arida e inabitabile. E io che mi aspettavo di arrivare in un posto freddo. Il paesaggio è abbastanza divertente, perchè in centro e nei giardini delle casa è tutto verde e ben curato, ti giri verso le colline e trovi il deserto senza un singolo albero.
Mentre fingevo di capire quello che mi dicevano ho ordinato un bacon cheeseburger, dopo siamo tornati a casa. Come prima sera è stata abbastanza silenziosa, ma c'è da dire che non riuscivo nemmeno a tenere gli occhi aperti.
Ho passato la prima notte a dormire a intermittenza, parlando con gli amici italiani su whatsapp rigirandomi nel letto e nell'unico sogno che mi ricordo non avevo i denti, tutti mi odiavano e la mia host family voleva rispedirmi a casa. Weird.
Quando verso le nove e mezza mi sono svegliata sentivo delle voci in cucina e avevo paura di alzarmi. Lì, in un letto non mio, con a due metri di distanza Ashley addormentata (si, condividiamo la camera) mi sentivo davvero indifesa, è una sensazione difficile da spiegare. So che andando in cucina avrei dovuto essere amichevole con delle persone che non conosco, che avrebbero provato a iniziare una conversazione e che mi avrebbero fatto domande che probabilmente non avrei capito dando il via a silenzi imbarazzanti e tanta ansia da parte mia.
A un certo punto però mi sono girata e ho visto Ashley che mi guardava, quindi ho smesso di fingere di dormire, abbiamo parlato un minuto e mezzo e sono andata a farmi una doccia.
Uscita ho incontrato Paula che mi ha detto di prendere da mangiare quello che voglio, ma per quanto lei sia gentile sinceramente mi sentivo a disagio a frugare nella dispensa quindi mi sono limitata a verasarmi del caffè che ho bevuto così perché non sapevo dove fosse lo zucchero e a pucciarci qualche oreo.
Nel pomeriggio siamo andati con la famiglia e il ragazzo di Ashley a un country fair, una specie di fiera con bancarelle, giostre e altre cose.
Lì mi sono resa conto del fatto che se non sono troppo stanca riesco a parlare inglese abbastanza bene, quindi ho chiacchierato tranquillamente un po' tutto il pomeriggio, anche se mi sentivo un po' a disagio. Ho conosciuto Cleveland, il ragazzo di Ashley, suo zio, convinto del fatto che la pizza sia nata a New York e Alinda, la mia host sister che non avevo ancora mai visto, e che Cleveland mi ha ordinato di chiamare tiny human, lol. Per pranzo ho mangiato un corn dog, una specie di disgustoso hot dog impanato, mentre Cleveland continuava a chiedermi "How american does it tastes like?"
Considerato che c'era anche una bancarella di burro fritto non mi lamento. Poi sempre all'interno della fiera siamo andati a una specie di spettacolo di ipnosi e poi a un rodeo (che loro pronunciano ròdio, quindi fino a che non mi sono trovata lì non sapevo dove stessimo andando). 
Dunque, in tutto il giorno ho mangiato tre oreos e un corn dog verso le quattro. Il che ci può anche stare, se non fosse che nei giorni seguenti ho notato che la mia famiglia non mangia. Nel senso, a meno che non si riuniscano a svuotare il frigo di nascosto mentre faccio la doccia non li ho mai visti fare colazione o pranzo e a cena cucinano solo a volte, il che mi ha messo parecchio in difficoltà. Perchè un conto è prendersi una mela, un conto è tirare fuori cibo e pentole e mettersi a cucinare in casa di qualcun altro quando nemmeno ho avuto il coraggio di chiedere dove fosse lo zucchero.
Ergo, in questi giorni sono andata avanti a mele, ciò che trovavo sul tavolo e ogni tanto un panino, diciamo che l'unico pasto della giornata è la cena. C'è da dire che sono dimagrita, ma questa cosa mi lascia perplessa lo stesso.
Anyway, chiusa la parentesi cibo, il terzo giorno non ho fatto nulla di particolare, erano tutti a lavoro quindi per socializzare un po' sono andata ad aiutare Paula nel suo "shop", ovvero un edificio più grande di casa mia che c'è in giardino pieno di... Stuff. Every kind off stuff.
Dagli attrezzi da falegname all biciclette, da due troni in legno (??) alle vecchie foto di famiglia, dagli articoli di giardinaggio a un tavolo da air hockey. E non ho nemmeno idea del perché lo chiamino shop, ma okay. Nel pomeriggio siamo andati a fare la spesa da costco, un supermercato gigantesco in cui vendono solo cose in formato gigantesco and then siamo tornati a casa. Avremmo dovuto andare a una partita di baseball ma ha iniziato a diluviare. Ho fatto vedere a Derrick e Alinda la mia casa su google earth e Derrick mi ha platealmente presentato quello che secondo lui è il posto più importante di tutti gli stati uniti: il taco bell che c'è in centro. Okay.
Il giorno dopo siamo andati sul serio alla partita di baseball con Derrick, Paula e Alinda. Sinceramente il baseball non mi appassiona più di tanto, ma è comunque bello condividere dei momenti "americani" con la mia host family, mi fa sentire integrata in questo mio nuovo mondo. A un certo punto durante la partita lo speaker mi ha dato il benvenuto in America, aw.
So che i miei resoconti non sono dettagliati ma non voglio che questo blog sia solo un elenco di cose che ho fatto quest'anno, voglio avere qualcosa da rileggere un giorno per ricordare la mia esperienza, e credo che la parte emotiva abbia la sua importanza.
Quindi, come mi sento? Bene. Per ora.
Non ho avuto nessuna crisi di nostalgia, non ho mai pianto, non sento ancora più di tanto la mancanza dei miei amici. Cioè, non fraintendetemi, ovviamente mi mancano, ma non li sento distanti perchè non passa mezza giornata senza che qualcuno che mi chieda come sto e che mi conforti se è successo qualcosa. Okay, non ho un amico nel raggio di mille chilometri, ma ho la mia host family. 
C'è Princess, il nostro adorabile pitbull, che ogni volta che torno a casa mi salta addosso e mi si strofina contro come un gattino perchè vuole essere coccolato. C'è Alinda con cui ballo, ascolto musica da undicenni (ciao Demi Lovato come stai), vesto orsetti di peluche e guardo disney channel. C'è Derrick, che mi ricorda così tanto Ale nel suo modo di essere weird, quando mi giro e lui sta brandendo un coltelo tirandomi occhiate minacciose o quando mi prende in giro per il mio accento. C'è Ashley, che mi ha portato a prendere la sim americana e a scegliere le materie ed è sempre gentilissima. Ci sono David e Paula, che mi impediscono di pagare quando mangiamo fuori e fanno di tutto per farmi sentire a casa.
Mi sento bene perchè so di essere in buone mani, perchè mi piace la famiglia con cui ho già legato, mi piacciono la casa e la città, nonostante il fattore deserto. Mi sento bene perchè sono abbastanza tranquilla da non essere in ansia per l'inizio della scuola domani. Mi sento bene perchè so di avere fatto la scelta giusta e non vedo l'ora che la mia esperienza inizi davvero.

(Si, so di essere pessima a pubblicare questo post solo adesso che sono passati dieci giorni, ma ho davvero poco tempo per scrivere e farò presto un'aggiornamento, I swear.)

domenica 25 agosto 2013

In viaggio


Milano, gate A2, 6:17
Come mi sento? Non lo so. Avrò dormito si e no quaranta minuti, mi sono svegliata alle tre e mezza e ho davanti a me la prospettiva di tre voli: Milano-Parigi, Parigi-Seattle e Seattle-Pasco, poi l’ignoto.
Alla mia destra ci sono due uomini in camicia che parlano in francese e a sinistra una bambina che indossa una felpa rosa con un inquietante orso altrettanto rosa con un arcobaleno sulla pancia. Intorno a me è pieno di coppie e famiglie dirette a Parigi.
Devo dire che mi fa un certo effetto prendere un aereo da sola, ma per ora non mi sento preoccupata. Certo, fare due scali sarà un incubo, ma per ora mi sento tranquilla e abbastanza orgogliosa.
Partire non è facile, i miei occhi lucidi per colpa dei messaggi d’addio che sono arrivati per tutta la notte lo dimostrano,

Della serie "addii strappalacrime". O forse no.

 eppure io sono qui, da sola, pronta a compiere la più grande sfida che abbia mai affrontato in diciassette anni. Non ho certezze, non so cosa mi succederà, come verrò accolta, se mi troverò bene, non ho nemmeno idea di come sia la casa in cui dormirò stanotte e nei prossimi dieci mesi ma sono qui lo stesso, pronta a rischiare.

Okay, ora sono in aereo, il solo è tramontato e ho perso il filo del discorso.
Vedo intorno a me un sacco di miei coetanei che si fanno guidare passivamente dai genitori, e questo mi fa sentire indipendente (cosa che passerà quando inizierò a chiamare mio padre piangendo da Parigi perché non ho la più pallida idea di dove andare) e sicura di me stessa, una bella sensazione per qualcuno che di solito la sicurezza non la vede mai.

Da qualche parte sopra al Canada, volo Parigi-Seattle
In questo momento sono sul volo che da Parigi mi porta a Seattle, fino ad ora il viaggio è stato complicato ma sono riuscita a non perdermi. Nel volo da Milano a Parigi ho evitato di dormire per non prendere sonno e trascinarmi in aeroporto come uno zombie. Del gruppo di weppini che partivano stamattina sono l'unica ad essere partita in volo da sola, e  per di più con una compagnia che non mi ha stampato le carte d’imbarco, che culo. Dunque a Parigi ho dovuto cercare un desk della mia compagnia aerea (Delta, oh se ti odio) perché non avevo il biglietto né per il volo Parigi-Seattle né per Seattle-Pasco.
Ho fatto i km (non esagero, l'aeroporto di Parigi è immenso) per ritrovarmi al terminal 2E, nel quale avrei dovuto trovare un delta desk. Avrei dovuto.
Visto che non c'era da nessuna parte mi sono fatta stampare la prima carta d’imbarco da una ragazza di Air France, che però non poteva stampare la seconda. A quel punto mi sono ritrovata nel punto più lontano possibile al mio gate e senza nemmeno entrambi i biglietti. Okay.
Sono riuscita a trovare, non chiedetemi come, il gate M49 a qualche chilometro e un piano di distanza e per arrivarci ho pure dovuto prendere un pulmino che è proprio uscito dall'aeroporto vagando per Parigi cinque minuti buoni. Sono arrivata che stavano già imbarcando e sono salita guardandomi intorno per cercare un altro Delta desk, ma non ho avuto fortuna.
Questo significa che a Seattle oltre alle millemila procedure del tipo immigration-ritiro valigia-dogana-fast drop-ricerca gate dovrò anche cercare qualcuno che mi stampi il biglietto, il tutto con due valigie di rispettivamente nove e ventuno kg, lo zaino e una bella dose di jetlag, perfetto. Se ce la faccio, niente sarà più impossibile. La cosa migliore che posso fare ora è concedermi qualche ora di sonno, buonanotte.

Aeroporto di Seattle, gate C2K
E’ stato molto meno peggio di quanto non mi aspettassi. Di sicuro meglio che a Parigi, e non sono nemmeno troppo stanca nonostante qui siano appena le quattro e in Italia l’una di notte. A Parigi dovevo solo stampare le carte d’imbarco e trovare il gate, quindi pensavo che a Seattle fosse molto peggio, ma sono stata fortunata. Verso fine volo scopro che anche la ragazza tedesca alla mia destra è un’exchange student, ma non chiacchieriamo più di tanto. Sul punto di scendere, però, nel magico momento in cui tutti sono in piedi ma le porte sono ancora chiuse un tizio dall’aria ambigua dietro di me inizia a parlarmi, non sono abbastanza lucida da ricordare la prima cosa che abbia detto, ma vi basti sapere che
Awwwwww scusate ho perso il filo del discorso, il bambino più bello che abbia mai visto è arrivato a giocare con i miei braccialetti e mi ha offerto una patatina, che amore.
Dicevo? Ah si. Quando gli ho detto di essere italiana ha iniziato a parlarmi di come secondo lui l’America non sia stata scoperta da Colombo ma da Amerigo Vespucci, mi ha chiesto se il mio cane sia intelligente e ha iniziato a sparare tutto quello che gli veniva in mente. La tedesca mi tirava delle occhiate confuse ridacchiando, finche lui la guarda e mi fa: “Is her your girlfriend?”
Io a quel punto mi impietrisco, inarco le sopracciglia e gli dico di no, e lui inizia a monologare dicendo cose come: “I don’t mean that there something romantic between you, just, girls have friends, no? Boys have friends too. So I don’t know in the U.S.A. but…” e bla bla bla.
Abbiamo dovuto fare incollate a lui quasi un’ora di coda, dall’immigration fino al ritiro dei bagagli, e lui ha tirato fuori argomenti imbarazzanti, domande improbabili e battute terribili che facevano ridere solo lui. In ogni caso ho chiacchierato per tutto il tragitto e questo è un bene, perché anche se nessuno dei tre era americano riuscivamo a capirci e scherzare, quindi sono soddisfatta.
A un certo punto mentre eravamo in fila all’immigration un ragazzo con occhi azzurri e riccioli biondi si avvicina, ci dice di essere anche lui un exchange student e si unisce a noi. Era preoccupato perché aveva solo un’ora per cambiare aereo e una fila lunghissima davanti, ogni cinque minuti tirava fuori l’orologio, guardava quando mancasse e ripeteva “I can do it, I can do it!”. Credo si chiamasse Jacob o Iakob o qualcosa di simile, mentre la tedesca si chiamava Katha e il tipo strano Thomas.
Siamo stati insieme fino alla fine della fila mentre Jacob continuava a guardarsi intorno ottimista. Quando c’era solo un uomo davanti a lui una hostess gli fa, indicandoli, “Are you a family?” e lui “No, I’m from Poland”. Ovviamente intendeva che venivano da due nazioni diverse ma io sono scoppiata a ridere come un’idiota e faccio “We don’t have families in Poland!”, ricevendo un’occhiataccia e una battuta sugli italiani che non ricordo hahaha
Arrivati al momento di separarci Thomas, che tra l’altro ha 25 anni, inizia a fare complimenti improbabili del tipo “you have nice nails!” e mi chiede se possiamo uscire insieme qualche volta. Considerato che avevo un altro aereo da prendere non so cosa me l’abbia detto a fare, ma okay. Si incontra gente strana in coda.
Dopo io e Katha abbiamo recuperato i bagagli, li abbiamo ridati indietro venti metri più in là e abbiamo dovuto prendere due treni per raggiungere un Alaska Airline desk per farci stampare i biglietti. Ovviamente non c’era nessuno ma io sono riuscita a stamparlo ad una macchinetta, mentre lei è andata a cercare il suo gate e ci siamo separate. Visto che il mio aereo era in ritardo sono andata a prendere un caffè da starbucks per scroccare un po’ di wi-fi, the end. 



Tra poco iniziano ad imbarcare quindi devo spegnere, pubblicherò questo post appena ottengo una connessione ad internet, ciao!